Dalla classifica delle Regioni ricavata dal ministero alla Salute, attraverso il Nuovo sistema di garanzia basato sui Lea (livelli essenziali di assistenza) emerge un caso Bolzano. La Provincia è l’unica realtà locale italiana bocciata nell’area della prevenzione, una delle tre valutate nella ricerca insieme a ospedale e territorio. Non raggiunge infatti i 60 punti (si ferma a 59) soprattutto a causa della scarsa adesione alle vaccinazioni, in particolare quelle pediatriche. Troppi No Vax porterebbero a una riduzione delle coperture. Colpisce che la vicinissima provincia di Trento, nella prevenzione arrivi a 98 punti.
Pochi vaccini pediatrici
Bolzano va bene nelle altre due aree e in generale è considerata una zona dove la sanità funziona abbastanza bene (gode di fondi extra grazie alla sua natura di Provincia autonoma). L'Azienda sanitaria dell'Alto Adige non contesta il verdetto dei Lea e dà con chiarezza la sua interpretazione: “Il valore che continua a risultare contenuto nell'am…
Dalla classifica delle Regioni ricavata dal ministero alla Salute, attraverso il Nuovo sistema di garanzia basato sui Lea (livelli essenziali di assistenza) emerge un caso Bolzano. La Provincia è l’unica realtà locale italiana bocciata nell’area della prevenzione, una delle tre valutate nella ricerca insieme a ospedale e territorio. Non raggiunge infatti i 60 punti (si ferma a 59) soprattutto a causa della scarsa adesione alle vaccinazioni, in particolare quelle pediatriche. Troppi No Vax porterebbero a una riduzione delle coperture. Colpisce che la vicinissima provincia di Trento, nella prevenzione arrivi a 98 punti.
Pochi vaccini pediatrici
Bolzano va bene nelle altre due aree e in generale è considerata una zona dove la sanità funziona abbastanza bene (gode di fondi extra grazie alla sua natura di Provincia autonoma). L'Azienda sanitaria dell'Alto Adige non contesta il verdetto dei Lea e dà con chiarezza la sua interpretazione: “Il valore che continua a risultare contenuto nell'ambito della prevenzione sanitaria è riconducibile alla limitata adesione alle vaccinazioni registrata in Alto Adige”. Una criticità che riguarda in particolare le immunizzazioni pediatriche. La copertura con il vaccino esavalente (polio, difterite, tetano, pertosse, haemofilus, epatite B) a 24 mesi si ferma all'87,1%, ben lontana dalla media italiana (che è intorno al 94,5%) e dal 95% indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità come soglia necessaria per garantire un'adeguata protezione della popolazione.
La Asl: “Impegnati a recuperare adesioni”
L'azienda sanitaria ricorda che da anni sono in corso campagne di informazione e sensibilizzazione dedicate sia alle vaccinazioni dell'infanzia sia a quella antinfluenzale, con l'obiettivo di recuperare le adesioni. Sottolinea anche che si sta definendo il nuovo Piano provinciale della prevenzione. "Prevede misure di informazione e sensibilizzazione, nonché interventi volti a rafforzare la consapevolezza della popolazione e la competenza in materia di salute nei diversi ambiti della prevenzione, quali l'attività fisica, l'alimentazione e la salute mentale, oltre che della prevenzione clinica, come gli screening e, non da ultimo, le vaccinazioni”. Le varie iniziative starebbero già producendo “effetti positivi”. Nelle prossime analisi dei Lea i risultati sarebbero quindi destinati a migliorare.
L’esperto: “Va ricostruita la fiducia dei cittadini”
Il caso di Bolzano si inserisce però in un quadro più ampio. Le coperture vaccinali, dopo il recupero registrato negli anni passati, faticano infatti a crescere, restano infatti, anche se di poco, sotto il 95%. Per l'epidemiologo Massimo Ciccozzi il problema è l'espansione dell'esitazione vaccinale, un fenomeno che l'Organizzazione mondiale della sanità considera tra le principali minacce alla salute pubblica perché riduce la protezione collettiva e favorisce il ritorno di malattie prevenibili, come dimostrano anche i recenti episodi di morbillo. "Le ragioni delle difficoltà sono molteplici – dice – oggi pesa una minore percezione del rischio delle malattie infettive, ma anche la paura degli effetti collaterali e la disinformazione che si è diffusa durante la pandemia. Il Covid ha amplificato le fratture nel rapporto tra cittadini e istituzioni, lasciando in eredità uno scetticismo che si è esteso anche alle vaccinazioni di routine”. Per questo “non sarà sufficiente moltiplicare le campagne informative. Ricostruire la fiducia nei vaccini richiede investimenti, trasparenza istituzionale e un coinvolgimento costante delle comunità”.