Non pensa ad altro: calcio, calcio, calcio. Guarda Fabregas e Kompany. Sogna di vincere la Champions League. Ma è una donna. «Quindi? Niente ma. Non esiste un altro calcio, il pallone è pallone, non ha genere. Al corso tutti, Hernanes, Ciofani, Baldini, mi trattavano da collega». Il corso è quello di Coverciano, Uefa A. Matilde Pompignoli: 110 e lode. La prima a prendere la lode. La lode e le lodi. Tanti i complimenti. Ora i fatti. Non vuole rivoluzionare il calcio, vuole che sia un inizio. Il suo. Guardatemi arrivare. «Perché no?»
Già, perché?
«Non metto barriere, limiti voglio fare il mio lavoro: il pallone per me è vita, passione, cultura. Bisogna aprire gli orizzonti. E le menti».
Ma il calcio maschile non è un mondo chiuso?
«Non è più quello delle “quattro lesbische”. Ho allenato i maschi in Promozione, al Lebowski, qui in Toscana, mi trattavano da mister. Sono fiera di essere donna, per me questo lavoro non ha sesso. So che per noi sarà difficile, andare in controtendenza è semp…
Non pensa ad altro: calcio, calcio, calcio. Guarda Fabregas e Kompany. Sogna di vincere la Champions League. Ma è una donna. «Quindi? Niente ma. Non esiste un altro calcio, il pallone è pallone, non ha genere. Al corso tutti, Hernanes, Ciofani, Baldini, mi trattavano da collega». Il corso è quello di Coverciano, Uefa A. Matilde Pompignoli: 110 e lode. La prima a prendere la lode. La lode e le lodi. Tanti i complimenti. Ora i fatti. Non vuole rivoluzionare il calcio, vuole che sia un inizio. Il suo. Guardatemi arrivare. «Perché no?»
Già, perché?
«Non metto barriere, limiti voglio fare il mio lavoro: il pallone per me è vita, passione, cultura. Bisogna aprire gli orizzonti. E le menti».
Ma il calcio maschile non è un mondo chiuso?
«Non è più quello delle “quattro lesbische”. Ho allenato i maschi in Promozione, al Lebowski, qui in Toscana, mi trattavano da mister. Sono fiera di essere donna, per me questo lavoro non ha sesso. So che per noi sarà difficile, andare in controtendenza è sempre complicato. Ma io voglio essere considerata per quello che faccio. E gli altri giudizi non mi interessano».
A volte non è questione solo di giudizi o pregiudizi, ma opportunità. Arriveranno dagli uomini?
«Che posso dire? Io lo spero. Spero di arrivare nel calcio maschile, come Maire-Louise Eta in Germania, all’Union Berlin,ma amo anche il calcio femminile. Non mi interessa essere la prima donna tra gli uomini, non voglio aprire cancelli, io lo voglio fare perché è il mio lavoro, perché so chi sono, spero prima o poi arrivi. E non voglio occasioni per la lode o perché sono donna. So che quando si lavora sodo arrivano. E io sono concentrata sul pallone 22 ore su 24».
Dove una donna trova una passione per uno sport quasi solo maschile?
«Le uniche differenze vere sono economiche e di visibilità. Ma a me non interessano attenzioni e soldi».
Davvero? I soldi interessano a tutti.
«Nel calcio femminile si guadagna poco, ma io lo faccio per passione, è stata una scelta, non ho piani B. Non ho mai pensato: cosa faccio tra dieci anni? Voglio fare l’allenatore».
Allenatore o allenatrice?
«Allenatrice».
Quando ha scelto?
«Giocavo e volevo diventare la calciatrice più forte del mondo. Ho smesso per infortunio, è stato difficile da accettare. Ma mi sono detta: allora voglio essere l’allenatrice più forte del mondo».
Lavora tanto per riuscirci?
«Non esistono feste, serate, estati, vacanze, ho scelto una vita complicata, ho fatto rinunce, ho solo 28 anni e per il calcio non ho potuto fare quello che fanno tutte le ragazze giovani. Ma non rimpianti. E cerco un equilibrio tra calcio e vita»
Lo trova?
«Ho le amicizie di sempre, le mie valvole di sfogo. E quando sto con loro non penso. E poi leggo, tanto, corro, vado in montagna, guardo tutti gli sport, basket, tennis. Sa perché?
Perché?
«Perché è vero che chi sa tutto di calcio non sa nulla di calcio. Non bisogna mai chiudersi. Chi vive solo di lavoro, chiude la mente. E i pensieri devono sempre essere aperti».
Vive da sola?
«Ora ancora con mamma, perché sto cercando casa».
Resterà a Firenze?
«Sì. Sono ambiziosa, competitiva, ma leale. La Fiorentina ha creduto in me, il direttore Mazzoncini mi ha cresciuta e dato fiducia, ho un progetto con la Primavera femminile e mantengo la parola, sono corretta».
Poi?
«Poi voglio viaggiare, vedere metodi di altri allenatori, Fabregas e Kompany ora sono i miei modelli, mi piacerebbe fare un tirocinio di un mese ora. Ho l’età per farlo. Ora o mai più. Mai perdere tempo. E poi ho un sogno nel cassetto».
Quale?
«Voglio essere una persona migliore per tirare fuori il meglio dagli altri, dai miei giocatori. Voglio realizzare i loro sogni. Quelli che io non potuto vedere da calciatrice per colpa delle ginocchia. E poi guardo oltre».
Dove?
«Voglio arrivare il più in alto possibile. Vincere la Champions. Con le donne o con gli uomini ».
Non alto, altissimo.
«Ho studiamente duramente e adesso sono pronta per raggiungere i miei obiettivi».