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Il paradosso del clima. La “goccia” fredda che fa soffocare l’Europa

La goccia fredda in un'immagine della Nasa 

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Il contrasto termico provocato da un’area gelida nell’Atlantico crea una bassa pressione, che a sua volta risucchia aria calda dal Nord Africa
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Le cartine con le temperature degli oceani sono tutte colorate di rosso intenso. Solo una zona, a sud della Groenlandia, si ostina a restare blu. È un’area dell’Atlantico del Nord che resiste al cambiamento climatico come l’ultimo soldato di una guerra ormai persa, mantenendo 2-3 gradi sotto alla media laddove il Mediterraneo è 5-6 gradi sopra. Le cause di questa bolla o goccia fredda (cold blob in inglese) non sono del tutto chiare. Ma chiaro è ormai che le ondate di caldo in Europa sono figlie in qualche modo anche della sua esistenza.

«Vari studi scientifici dimostrano la correlazione fra il cold blob e le ondate di calore dirette verso l’Europa occidentale» spiega Giulio Betti, il meteorologo e climatologo del Cnr e del consorzio Lamma di Firenze che ha studiato la goccia fredda. È vero che l’area fredda a sud della Groenlandia è studiata da almeno 15 anni. «Ma la sua temperatura si sta abbassando sempre di più. E quest’anno è circondata da mari ancora più caldi del solito». L’Atl…

Le cartine con le temperature degli oceani sono tutte colorate di rosso intenso. Solo una zona, a sud della Groenlandia, si ostina a restare blu. È un’area dell’Atlantico del Nord che resiste al cambiamento climatico come l’ultimo soldato di una guerra ormai persa, mantenendo 2-3 gradi sotto alla media laddove il Mediterraneo è 5-6 gradi sopra. Le cause di questa bolla o goccia fredda (cold blob in inglese) non sono del tutto chiare. Ma chiaro è ormai che le ondate di caldo in Europa sono figlie in qualche modo anche della sua esistenza.

«Vari studi scientifici dimostrano la correlazione fra il cold blob e le ondate di calore dirette verso l’Europa occidentale» spiega Giulio Betti, il meteorologo e climatologo del Cnr e del consorzio Lamma di Firenze che ha studiato la goccia fredda. È vero che l’area fredda a sud della Groenlandia è studiata da almeno 15 anni. «Ma la sua temperatura si sta abbassando sempre di più. E quest’anno è circondata da mari ancora più caldi del solito». L’Atlantico orientale, secondo il servizio europeo di osservazione della Terra Copernicus, ha 3-4 gradi più della media. Il Baltico, come il Mediterraneo, è oltre 5 gradi sopra. Lo scalino di temperatura fra goccia fredda e mari circostanti è quest’anno più ripido del solito.

«Nell’atmosfera sopra al cold blob si crea un’area di bassa pressione capace di risucchiare le correnti d’aria dal Nord Africa, che sono normalmente calde ma vengono rese ancora più torride dal riscaldamento climatico» spiega Betti. «Queste correnti partono dal Marocco, attraversano la penisola iberica, l’ovest della Francia e l’Italia settentrionale». È il percorso degli anticicloni che hanno reso lo scorso giugno il più caldo della storia nell’Europa occidentale, sempre secondo Copernicus, con 3 gradi in più rispetto alla media.

Uno studio del 2016 aveva notato per la prima volta che l’intensificarsi della goccia fredda precede le ondate di calore in Europa. Una seconda ricerca del 2023 ha confermato con delle simulazioni via computer che le temperature del Nordatlantico e gli anticicloni africani sono strettamente legati. Se due indizi non sono ancora una prova, la presenza quest’anno di una goccia fredda molto pronunciata e una sequenza di ondate di calore senza soluzione di continuità su penisola iberica, Francia e Italia settentrionale potrebbe essere la conferma del legame fra i due fenomeni climatici, nonostante i 4mila chilometri di distanza.

A proposito dell’ondata di calore in corso, la fine non è ancora in vista. «Le nostre previsioni arrivano fino al 18-20 luglio» spiega Betti. «Non ci aspettiamo un allentamento dell’anticiclone. Al massimo notiamo qualche temporanea instabilità, con temporali sulle Alpi. Anche l’ultima decade di luglio comunque resterà probabilmente calda».

I punti interrogativi sulla goccia fredda dell’Atlantico non finiscono però qui. La sua origine potrebbe infatti essere duplice. Da un lato c’è la fusione dei ghiacci della Groenlandia, che riversa in mare acqua a bassa temperatura. Dall’altro c’è un fenomeno più preoccupante: l’indebolimento della Corrente del Golfo. Battezzata il “nastro trasportatore” dell’Atlantico, fa fluire il calore del Golfo del Messico fino alle coste britanniche. Il motivo per cui la Gran Bretagna e il Canada si trovano entrambe attorno al 55esimo parallelo ma d’inverno hanno quasi 20 gradi di differenza sta proprio nell’effetto mitigatore della Corrente del Golfo.

Fra le conseguenze più subdole e pericolose del riscaldamento climatico c’è proprio il rallentamento del “nastro trasportatore”. Al momento, si è calcolato, la sua forza è al livello minimo degli ultimi mille anni. L’Ipcc (l’agenzia dell’Onu che studia il riscaldamento climatico) giudica un suo completo stallo “poco probabile” ma eventualmente foriero di “conseguenze drammatiche”. E la goccia fredda potrebbe essere un precursore poco rassicurante. La sua temperatura è più bassa della media, infatti, fino a 2,5 chilometri di profondità. Non si tratta quindi di un fenomeno superficiale, e questo vuol dire che dipende più dall’indebolimento del Corrente del Golfo che dalla fusione dei ghiacci. Nel film “L’alba del giorno dopo” questa corrente collassa nel giro di pochi giorni, provocando una sorta di nuova era glaciale. Si tratta di uno scenario irrealistico, a differenza delle ondate di caldo, che sono fin troppo reali.

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