Insegnanti di sostegno: troppi posti al sud, ma al nord ne mancano 13mila
di Salvo IntravaiaGli atenei del meridione fanno cassa sui docenti di sostegno. E contribuiscono a ingrossare le fila di un precariato che si allunga giorno dopo giorno. Lo scorso mese di aprile, in vista dell’XI ciclo di corsi di specializzazione per il sostegno (il Tfa, Tirocinio formativo attivo), il ministero dell’Università e della ricerca ha pubblicato una nota con il fabbisogno di posti da attivare per soddisfare le esigenze delle scuole italiane. Per ogni singola regione, la necessità di insegnanti specializzati è stata declinata anche per grado d’istruzione. Ma lo scorso 26 giugno, il decreto emanato dallo stesso ministero con i posti assegnati ad ogni singolo ateneo riserva più di qualche sorpresa. Al punto che la Fisi (La Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali) esprime "forte preoccupazione per la distribuzione dei posti autorizzati". E parla di "ennesimo scandalo Tfa".
Il fabbisogno di insegnanti di sostegno
Anche su questo tema, l’Italia è divisa a metà: nel settentrione, sarebbe …
Gli atenei del meridione fanno cassa sui docenti di sostegno. E contribuiscono a ingrossare le fila di un precariato che si allunga giorno dopo giorno. Lo scorso mese di aprile, in vista dell’XI ciclo di corsi di specializzazione per il sostegno (il Tfa, Tirocinio formativo attivo), il ministero dell’Università e della ricerca ha pubblicato una nota con il fabbisogno di posti da attivare per soddisfare le esigenze delle scuole italiane. Per ogni singola regione, la necessità di insegnanti specializzati è stata declinata anche per grado d’istruzione. Ma lo scorso 26 giugno, il decreto emanato dallo stesso ministero con i posti assegnati ad ogni singolo ateneo riserva più di qualche sorpresa. Al punto che la Fisi (La Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali) esprime "forte preoccupazione per la distribuzione dei posti autorizzati". E parla di "ennesimo scandalo Tfa".
Il fabbisogno di insegnanti di sostegno
Anche su questo tema, l’Italia è divisa a metà: nel settentrione, sarebbe necessario specializzare più docenti di sostegno; nel meridione siamo già in over booking. I numeri confermano un trend difficile da spiegare. Al nord, dove la necessità di coprire i posti di sostegno con docenti titolati è alta, i posti assegnati sono di parecchio al di sotto di quanto auspicato.
Al sud, si registra il fenomeno inverso: più posti rispetto al necessario. I corsi vengono attivati esclusivamente dalle università e sono a numero chiuso. Per essere ammessi occorre sostenere un esame e il costo successivo è abbastanza salato, una opportunità non indifferente per gli atenei meridionali di fare cassa. Nelle otto regioni meridionali, a fronte di un fabbisogno stimato di poco superiore alle 6mila e 700 unità, il decreto ministeriale ne autorizza quasi il doppio: 11mila e 200. E limitando i numeri a cinque regioni – Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia – il fabbisogno di 2mila e 300 specializzati su sostegno è stato soddisfatto con oltre 7mila posti autorizzati: il triplo del necessario. Al Nord, viceversa, mancano all’appello quasi 13mila posti: il fabbisogno di 20mila docenti specializzati stimato dal ministero è stato coperto parzialmente con 7mila posti. Quasi un terzo.
Il business del Tfa
Per Giuseppe D’Aprile, a capo della Uil scuola nazionale, “non vi è alcuna correlazione tra l’attivazione dei corsi e il reale fabbisogno”. “Le università – spiega il sindacalista – devono attivare i corsi nelle regioni dove mancano gli specializzati e per le classi di concorso o gli ordini di scuola dove mancano i docenti con il titolo, favorendo al contempo l'utilizzo dei docenti specializzati già presenti nelle graduatorie sature verso gli ordini di scuola in cui vi è carenza di personale. Diversamente si rischia di alimentare sia un precariato che non ha eguali nel panorama scolastico europeo che un vero e proprio business di cui le università non hanno assolutamente bisogno”.
“Abbiamo bisogno – dichiara Marcello Pacifico, dell’Anief – di docenti specializzati, perché molti continuano a insegnare senza specializzazione e questo perché abbiamo quasi 10 mila iscrizioni in più all’anno di alunni con handicap certificato”. Ma poi spiega lo squilibrio nord-sud: “gli atenei del meridione ci tengono agli introiti delle iscrizioni ai corsi Tfa, quelli del Nord invece no”. Tutto qui. E per comprendere meglio la situazione, basta dare un’occhiata ai bandi delle singole università appena pubblicati e scaduti. A Catania, per partecipare al test di ammissione occorre sborsare 150 euro e per iscriversi, una volta superata la selezione, se ne devono preventivare 3mila e 700. A Salerno e Cagliari siamo sull’ordine di 3mila euro e all’università non statale Suor Orsola Benincasa di Napoli si tocca quota 4mila e 100 euro. I mille e 300 posti autorizzati a quest’ultimo ateneo potrebbero fruttare più di 5 milioni di euro. Si inizia martedì 14 luglio con la selezione per la scuola dell'infanzia. E i giorni successivi con gli altri gradi d'istruzione.
Il precariato di lusso
I nuovi specializzati, prima di essere chiamati in cattedra, si inseriscono nelle Gps: le Graduatorie provinciali dei supplenti. Dalle quali è possibile essere immessi in ruolo. Nelle otto regioni del meridione italiano, le prime fasce delle Gps di sostegno, quelle dove sono inseriti i docenti che hanno già conseguito la specializzazione universitaria, sono zeppe di aspiranti: ben 182mila, secondo i dati forniti dal ministero dell’Istruzione. In Campania e in Sicilia si superano le 53mila unità. Una parte viene assorbita dai posti in deroga all’organico di diritto assegnati annualmente a livello regionale. Ma in Sicilia, a titolo di esempio, i posti in deroga nel 2025/2026 sono stati 17mila: un terzo dei 53mila aspiranti a una cattedra. Mentre al nord i precari specializzati non bastano a coprire tutti i posti autorizzati. Nelle Gps sono inseriti 60mila specializzati. E le scuole, per coprire le cattedre, sono costrette a ricorrere a docenti non specializzati.