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Ricina, a Pietracatella arrivano gli specialisti tedeschi per il sopralluogo

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Da Berlino i tecnici del Robert Koch Institute analizzano campioni e alimenti sequestrati nella casa dove morirono madre e figlia. Mentre l’autopsia scagiona i medici del Cardarelli, indagati per omicidio colposo
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Gli specialisti della polizia tedesca sono arrivati da poche ore a Campobasso, in Molise, per una serie di attività preparatorie. Il prossimo passo è un sopralluogo a Pietracatella, quasi certamente nei primi giorni di agosto. Gli esperti tedeschi collaborano con gli investigatori italiani ormai da alcune settimane. Oggi hanno incontrato la polizia molisana e la procura di Larino, titolare dell’indagine sulla morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi. Le due donne, secondo l’accusa, sono state avvelenate con la ricina lo scorso Natale. L’incontro serve a fissare un solo punto: quando e come effettuare il sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita.

Il lavoro dei laboratori tedeschi

A Berlino, intanto, …

Gli specialisti della polizia tedesca sono arrivati da poche ore a Campobasso, in Molise, per una serie di attività preparatorie. Il prossimo passo è un sopralluogo a Pietracatella, quasi certamente nei primi giorni di agosto. Gli esperti tedeschi collaborano con gli investigatori italiani ormai da alcune settimane. Oggi hanno incontrato la polizia molisana e la procura di Larino, titolare dell’indagine sulla morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi. Le due donne, secondo l’accusa, sono state avvelenate con la ricina lo scorso Natale. L’incontro serve a fissare un solo punto: quando e come effettuare il sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita.

Il lavoro dei laboratori tedeschi

A Berlino, intanto, il lavoro non si ferma. Al Robert Koch Institute, centro all’avanguardia sul tema dei veleni e in particolare sulla ricina, proseguono gli accertamenti sui campioni biologici delle vittime prelevati durante le autopsie. A questi si aggiunge il sangue di Gianni e Alice Di Vita, marito e figlio di Antonella, prelevato invece all’inizio di questo mese a Campobasso. Gli stessi esperti cercano tracce di ricina negli alimenti sequestrati in casa Di Vita, a Pietracatella, negli ultimi giorni di dicembre e nei primi di gennaio: alimenti già trasportati dal Molise alla Germania.

Cosa dice l’autopsia

Il quadro si è arricchito, poche settimane fa, di un tassello importante. L’autopsia, depositata a giugno, ha stabilito che nessuna cura diversa avrebbe potuto salvare le due donne. A scriverlo, i quattro medici legali incaricati: Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli, Daniele Merli. La quantità di tossina rilevata era troppo alta, l’antidoto specifico non esiste, il decorso clinico troppo rapido.

Una conclusione che tende a scagionare i cinque medici del Cardarelli di Campobasso, oggi indagati per omicidio colposo. Le indagini chimico-tossicologiche - si legge nelle 838 pagine del referto - hanno confermato quanto già emerso dagli esami del centro antiveleni Maugeri di Pavia. L’esposizione alla ricina, secondo i periti, sarebbe avvenuta per via orale. I primi sintomi, comparsi la mattina del 25 dicembre, indicano una possibile esposizione tra il 23 e il 24 dicembre, cioè nei giorni dei pasti delle feste.

La cronologia

Tutto comincia, con ogni probabilità, tra il 23 e il 24 dicembre. È in quei giorni che, secondo l’autopsia, avviene l’esposizione alla ricina. I primi sintomi arrivano la mattina del 25 dicembre, in casa Di Vita, a Pietracatella. Nel giro di poche ore il quadro clinico precipita: tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio muoiono Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita.

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Nelle stesse settimane scatta il sequestro degli alimenti trovati in casa della famiglia, destinati ad analisi ben più approfondite. Bisogna aspettare giugno per un primo punto fermo: viene depositata l’autopsia, che parla di tossine del ricino in quantità elevata. Cinque medici del Cardarelli di Campobasso restano indagati per omicidio colposo, ma il referto li allontana dalle responsabilità dirette sul decesso. Infine il nuovo passaggio a inizio luglio: il prelievo del sangue ai familiari superstiti, a Campobasso.

Cosa resta da chiarire

La presenza degli specialisti tedeschi non è un dettaglio. La ricina è un veleno raro, difficile da tracciare, e il Robert Koch Institute è tra i pochi centri europei in grado di analizzarlo a fondo. Resta da capire come sia entrata in una cucina di Pietracatella, durante i giorni del Natale. Il sopralluogo di agosto proverà a rispondere. Fino ad allora, il fascicolo della procura di Larino resta aperto, tra i laboratori di Berlino e le strade del Molise.

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