Nell’Italia al contrario persino le dichiarazioni di allerta si sono invertite. Al sud, che di questi tempi gli scorsi anni solitamente piangeva per siccità e desertificazione, governatori e assessori regionali dalla Sicilia alla Calabria lanciano segnali di riassicurazione: «L’acqua c’è, laghi e invasi sono pieni». Al Nord invece l’esatto opposto: tutto il distretto del Po, come raccontano anche le mappe dell’Ispra, sta entrando nella fase di siccità più severa. Tanto che per cercare di conservare la poca acqua a disposizione, ieri in Veneto sono già scattate le prime “turnazioni di emergenza” dei consorzi di bonifica e in Piemonte si è riunito il tavolo per l’emergenza idrica che chiederà aiuto, per l’irrigazione, a Valle d’Aosta e Canton Ticino.
Nell’Italia al contrario persino le dichiarazioni di allerta si sono invertite. Al sud, che di questi tempi gli scorsi anni solitamente piangeva per siccità e desertificazione, governatori e assessori regionali dalla Sicilia alla Calabria lanciano segnali di riassicurazione: «L’acqua c’è, laghi e invasi sono pieni». Al Nord invece l’esatto opposto: tutto il distretto del Po, come raccontano anche le mappe dell’Ispra, sta entrando nella fase di siccità più severa. Tanto che per cercare di conservare la poca acqua a disposizione, ieri in Veneto sono già scattate le prime “turnazioni di emergenza” dei consorzi di bonifica e in Piemonte si è riunito il tavolo per l’emergenza idrica che chiederà aiuto, per l’irrigazione, a Valle d’Aosta e Canton Ticino.
Il Po è in media a meno 65% di portata, con punte dell’80% e le autorità di bacino parlano di appena una sola settimana di acqua ancora disponibile per l’irrigazione. Poi, dopo il periodo bollente che vivremo a causa della terza ondata di calore, si tireranno le somme: alcuni laghi (come il Maggiore) e corsi di Lombardia e Piemonte sono già allo stremo, in Veneto il Delta teme per la risalita del cuneo salino e gli agricoltori veneziani, sostiene la Confederazione italiana agricoltori (Cia), prevedono già il peggio.
In Pianura Padana, dove tra Piacenza e Cremona il Po preoccupa insieme agli affluenti per i bassi livelli già critici, anche il mondo del Parmigiano Reggiano è timoroso: senz’acqua l’erba non cresce e senza fieno non si ottiene il latte per produrre il formaggio ha detto il presidente del Consorzio, mentre la Coldiretti fa eco parlando di — 50% di mais e cereali e calo di foraggio.
Se l’Italia è oggi rovesciata per risorse idriche disponibili — con Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Sardegna che vivono fasi “verdi” addirittura di sovrabbondanza d’acqua, mentre il Nord dalla Valle d’Aosta al Veneto arranca — in parte lo si deve agli effetti della crisi del clima e alla distribuzione di piogge e neve nei mesi scorsi.
I grafici di Ispra e Fondazione Cima, così come le analisi Anbi, spiegano infatti come nonostante un inverno con precipitazioni generose le alte temperature degli ultimi mesi (solo giugno ha registrato una media di +4 gradi) stiano contribuendo a dissipare le risorse idriche rapidamente.
A Nord, fra marzo e maggio, molte regioni hanno ricevuto poca acqua che oggi, per evaporaspirazione, si sta perdendo.
In zone dell’Emilia Romagna, Val d’Aosta e Piemonte, negli ultimi tre mesi ci sono stati deficit di pioggia con picchi dell’80%. Al contrario al sud dei surplus della stessa percentuale, come per esempio in Puglia e nell’Adriatico meridionale. «Ci troviamo in una Italia capovolta anche per una questione di gestione, di investimenti, e il Sud in questo caso ha fatto meglio» spiega a Repubblica Massimo Gargano, direttore generale Anbi.
«In passato, tranne la Sicilia, molte regioni del Sud hanno realizzato tanti e buoni invasi. Grazie a pioggia abbondante ora hanno raccolto: l’acqua è a disposizione del potabile, l’irriguo, l’ambientale. Il Nord invece finora si è affidato soprattutto alla neve che riempiva i grandi laghi. Un tempo erano le nevi di novembre e dicembre, quelle che stratificavano. Ma quest’anno la neve c’è stata tardi, durante le Olimpiadi: ai primi caldi si è sciolta ed è andata nel Po e poi nel mare perché non ha trovato infrastrutture in grado di contenerla. Ed ecco l’emergenza».
Di fatto, il risultato è oggi uno Stivale dove regioni come la Val d’Aosta hanno visto anche il — 69% di pioggia a fondovalle, il Piemonte secco è stato devastato dalle fiamme (bruciati 700mila alberi), la Lombardia è già a — 36% di risorse idriche. In Sicilia invece si parla di invasi e bacini pieni al 60%, in Sardegna in alcune aree si sfiora l’80%: una situazione che permette speranza ma che non deve fare abbassare la guardia a causa di reti colabrodo e allerta roghi.