“Il mio forno partigiano per il Comune non esiste ma non abbasso la testa”
dal nostro inviato Corrado ZuninoASCOLI PICENO – È la panettiera antifascista, Lorenza Roiati. Per la festa di Liberazione del 2025 il negozio di famiglia - “L’assalto ai forni” - fu perquisito due volte da una pattuglia della polizia municipale, e si ribellò facendolo sapere all’Italia. È coinvolta nella pastasciutta del 26 luglio prossimo, dovunque si farà ad Ascoli.
In che modo?
“Preparerò gli antipasti e i dolci”.
Ha seguito la storia del divieto all’evento da parte della parrocchia e dei parrocchiani?
“Dall’esterno. Non mi sono stupita, ad Ascoli succedono spesso cose brutte”.
Perché non si è stupita?
“Perché, si sa, la chiesa, istituzione secolare, non ama polveroni. Non avrebbero mai lasciato organizzare un evento contro la volontà dei parrocchiani, fossero anche pochi”.
Ritiene fossero pochi?
“No. Come cantavano “Gli affluente”, band del punk hardcore locale, il fascismo è qui e ci resta”.
Cosa pensa dei parrocchiani del quartiere Luciani?
“Suprematisti cattolici. Pensano di avere la verità in tasca e arrivan…
ASCOLI PICENO – È la panettiera antifascista, Lorenza Roiati. Per la festa di Liberazione del 2025 il negozio di famiglia - “L’assalto ai forni” - fu perquisito due volte da una pattuglia della polizia municipale, e si ribellò facendolo sapere all’Italia. È coinvolta nella pastasciutta del 26 luglio prossimo, dovunque si farà ad Ascoli.
In che modo?
“Preparerò gli antipasti e i dolci”.
Ha seguito la storia del divieto all’evento da parte della parrocchia e dei parrocchiani?
“Dall’esterno. Non mi sono stupita, ad Ascoli succedono spesso cose brutte”.
Perché non si è stupita?
“Perché, si sa, la chiesa, istituzione secolare, non ama polveroni. Non avrebbero mai lasciato organizzare un evento contro la volontà dei parrocchiani, fossero anche pochi”.
Ritiene fossero pochi?
“No. Come cantavano “Gli affluente”, band del punk hardcore locale, il fascismo è qui e ci resta”.
Cosa pensa dei parrocchiani del quartiere Luciani?
“Suprematisti cattolici. Pensano di avere la verità in tasca e arrivano a discriminare un prete congolese”.
Cosa è successo negli ultimi quindici mesi ad Ascoli, dopo la sua ribellione del 25 aprile?
“Vivo sulla mia pelle il perbenismo della città. L’amministrazione di Ascoli Piceno è legata a una politica di carattere clientelare, inserita in un tessuto economico con un perimetro preciso. Se non fai parte di questo tessuto collettivo, sei fuori”.
Per esempio?
“Il nostro forno è una riconosciuta eccellenza nazionale. Da sei anni siamo nelle classifiche del Gambero rosso, le nostre farine, i metodi di lievitazione, eppure non siamo mai stati coinvolti in un evento istituzionale. Per il Comune di Ascoli non esistiamo”.
Trova un parallelismo con gli ultimi fatti?
“Tra un prete che la pensa diversamente, che ha lasciato la madre per venire a portare il Vangelo nella provincia italiana, che crede che Cristo sia aprirsi agli altri e oggi subisce ricatti e la nostra azienda familiare messa ai margini da chi guida una città non c’è una grande differenza. Questo condizionamento ad Ascoli esiste, è palese”.
Lei, la sua famiglia, il collettivo che frequenta come rispondete?
"Non abbassiamo la testa, pane e coraggio servono ancora”.
Siete tornati a ricordare il 25 aprile a modo vostro anche nel 2026?
“Sì. Abbiamo esposto questo striscione davanti al negozio: ‘Considerate se questo è un uomo che lotta per mezzo pane, 25 Aprile per chi resiste’”.