Il Vaticano replica agli Stati Uniti: “Su guerra e migranti il Papa non parla da politico”
di Iacopo ScaramuzziIl Vaticano risponde implicitamente all’amministrazione statunitense che, per bocca del suo ambasciatore presso la Santa Sede, aveva sminuito le critiche del Papa alle guerre avviate dalla Casa Bianca.
Dopo Lampedusa
La sera stessa della mattinata che ha trascorso a Lampedusa, dove ha ricordato l’importanza di accogliere gli immigrati, Leone XIV ha accettato un invito per una cena privata da parte del diplomatico che rappresenta Donald Trump presso il Palazzo apostolico, Brian Burch, per festeggiare il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti che cadeva proprio quel giorno.
“Due ruoli papali”
Nei giorni successivi il diplomatico ha tracciato una distinzione tra due titoli papali. “Il Santo Padre ha due ruoli”, ha detto l’ambasciatore commentando in un incontro con alcuni giornalisti gli attacchi di Trump a Leone. “È il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, ma è anche il capo della Santa Sede. Quindi è un leader sovrano che si relaziona con il mondo come tale. In qua…
Il Vaticano risponde implicitamente all’amministrazione statunitense che, per bocca del suo ambasciatore presso la Santa Sede, aveva sminuito le critiche del Papa alle guerre avviate dalla Casa Bianca.
Dopo Lampedusa
La sera stessa della mattinata che ha trascorso a Lampedusa, dove ha ricordato l’importanza di accogliere gli immigrati, Leone XIV ha accettato un invito per una cena privata da parte del diplomatico che rappresenta Donald Trump presso il Palazzo apostolico, Brian Burch, per festeggiare il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti che cadeva proprio quel giorno.
“Due ruoli papali”
Nei giorni successivi il diplomatico ha tracciato una distinzione tra due titoli papali. “Il Santo Padre ha due ruoli”, ha detto l’ambasciatore commentando in un incontro con alcuni giornalisti gli attacchi di Trump a Leone. “È il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, ma è anche il capo della Santa Sede. Quindi è un leader sovrano che si relaziona con il mondo come tale. In quanto leader ha opinioni, preferenze e punti di vista su come il mondo dovrebbe funzionare. E penso che sia perfettamente lecito che leader sovrani abbiano disaccordi”. In una intervista al New York Times, Burch, sintetizza il quotidiano, “ha detto che quando il Papa ha criticato la guerra, non lo stava facendo da leader della Chiesa cattolica romana, vicario di Cristo, ma solo come leader politico sovrano dello Stato della Città del Vaticano. “Quando il Papa agisce come leader sovrano della Santa Sede”, la parole di Burch riportate dal New York Times, “è allo stesso livello dei leader mondiali”.
“Sempre pastore”
Su questa distinzione interviene ora il direttore editoriale vaticano, Andrea Tornielli, che, in un corsivo pubblicato sia su Vatican News che sull’Osservatore Romano, precisa, pur senza riferimenti espliciti all’ambasciatore statunitense, che “anche quando parla di pace e di guerra, di accoglienza ai migranti o di come restare umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il Successore di Pietro è e resta sempre un leader spirituale. Il fatto che il Vescovo di Roma, in forza dei Patti Lateranensi del 1929 che hanno risolto la ‘Questione Romana’, sia anche sovrano dello Stato più piccolo del mondo – meno di mezzo chilometro quadrato nel cuore della capitale italiana – non significa infatti che egli agisca o si esprima da politico quando tocca i temi che riguardano le vicende della nostra umanità”.
Vita, guerra, migranti
L’articolo, intitolato “La parola del Papa è sempre quella del Pastore”, precisa, ancora, che “quando chiede che la vita umana sia sempre rispettata e tutelata in ogni fase della sua esistenza, quando parla di pace pensando al bene dei popoli e chiede di porre fine alla folle corsa al riarmo anche superando il concetto di ‘guerra giusta’, quando invita al dialogo e al negoziato richiamando il Magistero della Dottrina sociale, quando chiede di considerare i migranti come persone da accogliere senza mai dimenticare la loro dignità umana, quando ci ricorda che i poveri sono al centro del Vangelo e che dobbiamo costruire società più giuste ed eque, quando difende il diritto alla libertà religiosa, quando sottolinea l’importanza di custodire il Creato per trasmetterlo ai nostri figli e nipoti, il Successore di Pietro non sta parlando da capo di Stato. Sta semplicemente annunciando il Vangelo”.