✕

Invalsi 2026: allarme matematica alle elementari, bene inglese, calano le competenze in italiano

Ascolta l'audio

La dispersione scolastica diminuisce. I risultati nelle competenze digitali sono ottimi. E a trainare i miglioramenti non è più il Nord ma il Mezzogiorno
4 minuti di lettura

C’è un numero che dovrebbe pesare più di tutti gli altri, nel Rapporto Nazionale Invalsi 2026 presentato oggi alla Camera. Quasi il 40% dei bambini delle elementari non possiede le conoscenze di base in matematica. Non un dettaglio tecnico ma una soglia che, se non superata, condizionerà ogni apprendimento successivo. La quota di chi raggiunge almeno il livello base scende di tre punti percentuali, sia in seconda che in quinta primaria. Rispetto al 2019 il calo è dell’8-10%: allora si superava il 70%, ora si resta poco sopra il 60.

Il presidente Invalsi Roberto Ricci lo dice senza giri di parole: serve «concentrare maggiori sforzi» e sfruttare «tutte le opportunità fornite dalle Indicazioni Nazionali». È un’ammissione, prima ancora che una raccomandazione. Sei anni dopo l’inizio della pandemia, la scuola primaria non ha ancora recuperato terreno. Anzi, lo perde.

C’è un numero che dovrebbe pesare più di tutti gli altri, nel Rapporto Nazionale Invalsi 2026 presentato oggi alla Camera. Quasi il 40% dei bambini delle elementari non possiede le conoscenze di base in matematica. Non un dettaglio tecnico ma una soglia che, se non superata, condizionerà ogni apprendimento successivo. La quota di chi raggiunge almeno il livello base scende di tre punti percentuali, sia in seconda che in quinta primaria. Rispetto al 2019 il calo è dell’8-10%: allora si superava il 70%, ora si resta poco sopra il 60.

Il presidente Invalsi Roberto Ricci lo dice senza giri di parole: serve «concentrare maggiori sforzi» e sfruttare «tutte le opportunità fornite dalle Indicazioni Nazionali». È un’ammissione, prima ancora che una raccomandazione. Sei anni dopo l’inizio della pandemia, la scuola primaria non ha ancora recuperato terreno. Anzi, lo perde.

Problemi in italiano per le gli studenti delle scuole medie

Il secondo fronte è l’italiano, e qui il problema cambia forma ma non intensità. Non riguarda i più piccoli, ma i ragazzi delle medie. Nella terza secondaria di primo grado la quota di chi raggiunge il livello obiettivo scende dal 59% al 57%. Sono gli stessi studenti che hanno vissuto una parte importante della primaria dentro la pandemia. Studenti che, come si legge nel rapporto, faticano ancora a raggiungere una comprensione della lettura adeguata. Non è un ritardo che si sta colmando ma una forbice che si sta strutturando. Colpisce che i due segnali più negativi del rapporto riguardino proprio le due fasce d’età che hanno attraversato il Covid nei momenti più delicati della loro formazione: chi era alle elementari con la Dad, e chi oggi è alle medie e allora muoveva i primi passi nella scuola. Il conto, a distanza di anni, arriva ugualmente.

Lo stesso Invalsi invita a leggere questi numeri con una lente in più. Il calo dei risultati medi nei primi cicli, spiega il Rapporto, non racconta solo un problema didattico: è in parte un “effetto popolazione”. Con meno abbandoni, restano tra i banchi anche i ragazzi che partivano più indietro, e questo abbassa le medie senza che i singoli percorsi stiano necessariamente peggiorando. Una chiave che non cancella l’allarme sulla matematica primaria, ma lo colloca dentro un quadro più complesso. Eppure il rapporto non è a tinta unica, e proprio per questo il quadro merita una lettura più articolata.

Miglioramenti maggiori al Mezzogiorno

Perché mentre la base del sistema arretra, il vertice migliora. All’ultimo anno delle superiori la matematica cresce dal 49% al 52%, l’italiano dal 52% al 54%. È un segnale che qualcosa, lungo il percorso scolastico, riesce ancora a correggere la rotta. Il dato più interessante è però territoriale, e ribalta una narrazione consolidata. Non è più il Nord a trainare i miglioramenti: è il Mezzogiorno. In matematica il Sud passa dal 40% al 45%, il Sud e Isole dal 38% al 41%. In italiano il Sud cresce dal 44% al 47%. Sono le aree che partivano più indietro a muoversi più velocemente, avvicinandosi ai livelli pre-pandemia. Il Nord resta avanti, oltre il 60%, ma la sua distanza si accorcia.

Non tutti i territori del Sud però rispondono allo stesso modo. I dati sugli effetti di Agenda Sud, il programma di sostegno alle scuole più fragili, mostrano una geografia nella geografia in cui Campania, Basilicata e Calabria traggono i benefici maggiori, mentre Sicilia e Sardegna faticano a intercettarne gli effetti positivi. C’è poi una notizia che rischia di restare in ombra, e che invece merita rilievo: la dispersione scolastica cala all’8,2% nel 2025, con una stima al 7,3% per il 2026. L’obiettivo europeo del 9%, fissato per il 2030, è già superato. Con quattro anni di anticipo.

Il numero, tradotto in persone, dà la misura del fenomeno: dal 2019 al 2026 la quota di studenti che arriva al diploma o alla qualifica professionale passa dall’86,5% al 92,7%. «Dal 2022 abbiamo recuperato 520mila ragazzi che non andavano più a scuola, un risultato straordinario – spiega il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara –Ragazzi tolti dalla strada e dal divano, sottratti al lavoro nero e, in alcuni casi, anche alla criminalità».

È il segnale più netto di un sistema che, pur arrancando sugli apprendimenti di base, riesce a trattenere dentro le aule chi rischiava di uscirne. Tenere i ragazzi a scuola, in altre parole, non basta a garantire che imparino. Ma resta la condizione senza la quale nessun recupero è possibile.

Il dato colloca l’Italia tra i Paesi più virtuosi d’Europa su questo fronte: la stima del 7,3% per il 2026 è migliore di quella di Germania, Spagna, Finlandia, Danimarca, Austria e diversi altri Stati membri. Un capovolgimento silenzioso di un’immagine consolidata, quella dell’Italia sempre in coda alle classifiche europee sulla dispersione scolastica.

Risultati incoraggianti per inglese e competenze digitali

Un quadro diverso, e più incoraggiante, arriva dall’inglese e dalle competenze digitali. Qui la crescita, ripresa dopo gli anni difficili della pandemia, non conosce le stesse fratture registrate in matematica e italiano. All’ultimo anno delle superiori il 63% degli studenti raggiunge il livello B2/B1+ in Reading, il 48% in Listening. In quinta elementare il 91% raggiunge il prescritto A1 in Reading, l’85% in Listening. In terza media l’83% raggiunge l'A2 in Reading, il 70% in Listening: un risultato che il rapporto definisce “molto positivo” rispetto all’inizio della rilevazione, nel 2018.

Anche qui è il Mezzogiorno a crescere più delle altre aree, riducendo divari storici. Le competenze digitali migliorano in tutti i cicli scolastici, con quote crescenti di studenti che raggiungono il livello avanzato, soprattutto tra i più grandi. È come se il sistema scolastico italiano sapesse insegnare bene ciò che è arrivato dopo la pandemia, e faticasse a insegnare ciò che c’era già prima.

Il quadro complessivo che ne esce è quello di un sistema a due velocità opposte: cede alla base, tiene al vertice, e nel mezzo prova a colmare (con qualche successo) i divari territoriali che per decenni lo hanno definito. Restano circa 10-15 punti percentuali tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Non sono spariti. Ma per la prima volta da anni, la distanza si sta accorciando dal lato giusto: quello di chi recupera, non di chi arretra.

Il nodo resta la matematica delle elementari. È lì che si gioca la partita più delicata, perché è lì che si costruiscono - o non si costruiscono - le fondamenta di tutto il resto.

Leggi i commenti