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Proteste e striscioni, a Venezia contestato l’ambasciatore Usa Fertitta

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È approdato oggi in Laguna con il suo megayacht. Polemica in Parlamento per i costi della scorta a carico dell’Italia. Avs: “Questo è servilismo”
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Uno striscione lungo 117 metri che giura “Venezia non si Usa”. Unicorni, aragoste e tartarughe gonfiabili per proteggersi dagli antisommossa. E poi cartelli che dicono “basta miliardari” e “oligarchi sì, ma in saor”. Non è certo un caloroso benvenuto quello che Venezia ha riservato all’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta, arrivato in Laguna stamattina con il suo Boardwalk. Più che uno yacht, un condominio (di lusso) galleggiante lungo 117 metri, dotato di eliporti, piscine, spa e palestra, che ha bloccato Riva dei Sette Martiri, blindata da un fitto cordone di forze di polizia. Per la città, un doppio smacco: è lì che la maggior parte dei veneziani si piazza per i giochi pirotecnici della festa del Redentore, a cui l’ambasciatore ha deciso di partecipare, “sequestrando” la banchina. “Venezia non è dei miliardari”, protestano i manifestanti.

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Che il rischio di proteste ci fosse, il miliard…

Uno striscione lungo 117 metri che giura “Venezia non si Usa”. Unicorni, aragoste e tartarughe gonfiabili per proteggersi dagli antisommossa. E poi cartelli che dicono “basta miliardari” e “oligarchi sì, ma in saor”. Non è certo un caloroso benvenuto quello che Venezia ha riservato all’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta, arrivato in Laguna stamattina con il suo Boardwalk. Più che uno yacht, un condominio (di lusso) galleggiante lungo 117 metri, dotato di eliporti, piscine, spa e palestra, che ha bloccato Riva dei Sette Martiri, blindata da un fitto cordone di forze di polizia. Per la città, un doppio smacco: è lì che la maggior parte dei veneziani si piazza per i giochi pirotecnici della festa del Redentore, a cui l’ambasciatore ha deciso di partecipare, “sequestrando” la banchina. “Venezia non è dei miliardari”, protestano i manifestanti.

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Che il rischio di proteste ci fosse, il miliardario dei casinò diventato ambasciatore solo grazie alla nomina di Trump, lo sapeva, ma già giorni fa aveva deciso di proseguire con il suo “Freedom 250 Coastal Diplomacy Tour”, una crociera lunga quasi due mesi, che toccando vari porti italiani vorrebbe «celebrare i rapporti fraterni fra Italia e Usa». Al netto di qualche incontro istituzionale e non, il tour dell’ambasciatore ha provocato non pochi malumori fra associazioni, comitati e ambientalisti, per tratti di mare o banchine interdetti. A Venezia sono diventati protesta con tanto di corteo: in circa 500 - attivisti di comitati e centri sociali, ma anche semplici cittadini - sono scesi in piazza per contestarlo.

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Al netto di qualche momento di tensione con le forze dell’ordine, un corteo pacifico e colorato che, come ai tempi del matrimonio Bezos, ha protestato contro «l’arroganza dei super-ricchi che vogliono Venezia come vetrina» e l’amministrazione comunale che lo permette, ma anche contro le politiche di Trump. Si è fatta sentire anche la Cgil: «Una città sostenibile non è una città riservata ai miliardari».

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E quando è saltato fuori che il costo della scorta lungo tutto il tour sarà a carico dell’Italia, la protesta è arrivata fino in Parlamento. «Quello del nostro governo – attacca Angelo Bonelli di Avs- è servilismo, altro che ospitalità”.

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