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Caso Mario Roggero, tra diritto alla difesa e far west

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Qualche elemento per chi voglia farsi un’idea più precisa sul caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere reagito a una rapina uccidendo a colpi di pistola due rapinatori, in fuga con la refurtiva, ferendone un terzo. La scena è stata ripresa in tutta la sua crudezza dalle telecamere e il video, per stomaci forti, è facilmente reperibile online. A rapina conclusa, il gioielliere prende una calibro 38 che non poteva portare per strada (sarà condannato anche per questo reato) e insegue i tre rapinatori, intenti a salire in macchina per darsi alla fuga con i gioielli sottratti. Uno sopravvive, due muoiono. La scena mostra uno dei rapinatori colpito al cuore scappare, accasciarsi per terra a distanza mentre il gioielliere gli sferra tre violenti calci in faccia. Guardando il video è chiaro, già a uno studente di giurisprudenza, che si tratta di una reazione sproporzionata, di un farsi giustizia da sé dopo avere subito un evento indubbiamente traumatico, come un…

Qualche elemento per chi voglia farsi un’idea più precisa sul caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere reagito a una rapina uccidendo a colpi di pistola due rapinatori, in fuga con la refurtiva, ferendone un terzo. La scena è stata ripresa in tutta la sua crudezza dalle telecamere e il video, per stomaci forti, è facilmente reperibile online. A rapina conclusa, il gioielliere prende una calibro 38 che non poteva portare per strada (sarà condannato anche per questo reato) e insegue i tre rapinatori, intenti a salire in macchina per darsi alla fuga con i gioielli sottratti. Uno sopravvive, due muoiono. La scena mostra uno dei rapinatori colpito al cuore scappare, accasciarsi per terra a distanza mentre il gioielliere gli sferra tre violenti calci in faccia. Guardando il video è chiaro, già a uno studente di giurisprudenza, che si tratta di una reazione sproporzionata, di un farsi giustizia da sé dopo avere subito un evento indubbiamente traumatico, come una rapina, per la quale il rapinatore sopravvissuto risulta peraltro essere stato condannato.

Nei tre gradi di giudizio è stata esclusa la legittima difesa: l’uccisione del rapinatore è giustificata per legge — già nel codice del 1930 firmato da Mussolini — solo se è l’unica, necessitata, via di salvezza a fronte di un pericolo attuale per la propria o l’altrui vita o integrità fisica. Quando il pericolo per questi beni fondamentali è cessato, perché la rapina è finita e i rapinatori hanno voltato le spalle e sono in fuga, ucciderli, per recuperare i gioielli, rappresenta una reazione sproporzionata: una giustizia fai da te, da far west, una forma di vendetta.

Se ne sono convinti i giudici nei tre gradi di giudizio: non solo magistrati, ma anche cittadini chiamati come giudici popolari a comporre le corti d’assise ad Asti e a Torino. Nel complesso, il caso è stato giudicato da 21 giudici: 9 magistrati togati e 12 comuni cittadini.

La condanna è stata al minimo della pena, con concessione di due attenuanti: lo stato d’ira per il fatto ingiusto altrui e le generiche, anche per il parziale risarcimento del danno.

È un caso di scuola di assenza di legittima difesa, che non giustifica le polemiche politiche. “Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”, ha postato la Presidente Meloni, aggiungendo che “è una regola di buon senso” che “chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque”. Senonché in casi come questo, la vittima di una rapina diventa l’autore di un plurimo omicidio, e gli autori della rapina diventano vittime di omicidio. Quelle vittime che ora si vorrebbero menzionare nella Costituzione, con una legge già approvata in Parlamento. Lo Stato non sta mai con “i criminali”, è vero, ma non sta nemmeno con chi, reagendo a una rapina, commette omicidi non giustificati. I giudici popolari hanno convenuto.

Quanto al risarcimento dei danni, il Codice civile dal 1942 prevede che sia escluso solo se ricorre la legittima difesa. Si vogliono cambiare le cose con il nuovo pacchetto sicurezza? Il Parlamento lo potrà fare, ma nei limiti segnati dai principi costituzionali; principi che il Presidente Mattarella, non si dimentichi, aveva opportunamente richiamato nel 2019 con una lettera accompagnando la promulgazione dell’ultima, controversa, riforma della legittima difesa.

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