Tresigallo, la Disneyland metafisica che sembra uscita da un quadro di De Chirico
dal nostro inviato Emilio MarreseTresigallo (Ferrara) – Chi volesse provare l’emozione di passeggiare in un quadro di Giorgio De Chirico, dovrebbe andare a Tresigallo, il borgo che fu disegnato e costruito ispirandosi ai paesaggi urbani del pittore che visse sì a Ferrara, ma non risulta mise mai piede in questa “città metafisica” — così annunciata anche dalla segnaletica stradale — della Bassa Ferrarese.
Tresigallo è una delle città di fondazione, anzi di “ri-fondazione” perché a differenza di Latina-Littoria, Sabaudia o Carbonia, esisteva anche prima di essere realizzata, tra il 1936 e il 1939, così com’è ancora oggi (95% di edifici originali). Le prime tracce risalgono al 1044. Le bonifiche qui le avevano già fatte gli inglesi a fine Ottocento per esportare una torba migliore di quella irlandese. Ma da frazione misera con 700 abitanti ne arrivò ad avere oltre diecimila, incarnando un modello virtuoso di emancipazione della plebe rurale a classe operaia specializzata. In una delle zone più povere d’Italia — flagell…
Tresigallo (Ferrara) – Chi volesse provare l’emozione di passeggiare in un quadro di Giorgio De Chirico, dovrebbe andare a Tresigallo, il borgo che fu disegnato e costruito ispirandosi ai paesaggi urbani del pittore che visse sì a Ferrara, ma non risulta mise mai piede in questa “città metafisica” — così annunciata anche dalla segnaletica stradale — della Bassa Ferrarese.
Tresigallo è una delle città di fondazione, anzi di “ri-fondazione” perché a differenza di Latina-Littoria, Sabaudia o Carbonia, esisteva anche prima di essere realizzata, tra il 1936 e il 1939, così com’è ancora oggi (95% di edifici originali). Le prime tracce risalgono al 1044. Le bonifiche qui le avevano già fatte gli inglesi a fine Ottocento per esportare una torba migliore di quella irlandese. Ma da frazione misera con 700 abitanti ne arrivò ad avere oltre diecimila, incarnando un modello virtuoso di emancipazione della plebe rurale a classe operaia specializzata. In una delle zone più povere d’Italia — flagellata da ignoranza, fame e disoccupazione — nella nuova Tresigallo tutti ebbero il bagno in casa e dai salari veniva trattenuta una lira al mese per il teatro lirico del paese, dove approdavano stelle, come il soprano Lina Pagliughi, dal Metropolitan, dalla Royal Opera House e dalla Scala al Teatrino del 900. Costruito con una piscina sotto il palcoscenico come cassa di risonanza per avere la stessa acustica di quei grandi templi lirici. A Tresigallo. «Fu pensata perché rispondesse a ogni bisogno di chi la abitava, anche a quelli che non sapevano di avere» dice la docente Federica Gelli, una delle appassionatissime guide dell’Associazione Tresigallo Città Metafisica. Ma soprattutto, nessuno degli scariolanti o sbadilanti fu costretto a emigrare verso l’Agro Pontino o la Sardegna.
Nell’atmosfera precisa, sospesa ed estraniante di Tresigallo, c’è anche qualcosa di mistico: l’armonia delle linee, delle forme e delle prospettive è data anche dal principio della cosiddetta sezione aurea — ben nota in arte, urbanistica e design — su cui Tresigallo è stata tutta progettata, ovvero la proporzione geometrica “divina” che corrisponde al valore approssimativo di 1,618.
Nessuno avrebbe conosciuto questa incredibile storia se non fosse stata riportata alla luce, una dozzina di anni fa, dall’attore e autore Stefano Muroni, nativo di Tresigallo, che raccolse in un libro i racconti degli abitanti dell’epoca che nessun documento testimonia negli archivi di Stato e che il Regime non ebbe interesse ad esaltare. L’artefice fu il sindacalista tresigallese Edmondo Rossoni, ministro fascista di Agricoltura e Foreste, che usò tutto il suo potere per realizzare l’ideale massone di una città utopica, mettendo in pietra il percorso dell’Illuminazione verso la libertà dell’individuo. Irrispettoso delle direttive romane in materia, affidò il progetto all’ingegner Carlo Frighi, suo amico, e a un gruppo di giovani neo-laureati locali. Il Duce ne riconosceva l’ascendente, ma sempre lo ebbe in antipatia: su ogni carteggio che lo riguardava, Mussolini appuntava di suo pugno a margine “cornuto”.
I portici, le torri, i cilindri, i coni, i chiaroscuri e le fughe sono di De Chirico. La grafica è quella del tempo e ancora oggi le insegne della Casa della Cultura o dei bagni pubblici (Sogni, è diventata la scritta sulla palazzina azzurra) sono le stesse. I colori sono quelli pastello freddo (verde felce, giallo paglierino, azzurro polvere…) che non attraggono le zanzare. Sembra di girare in un set o dentro un incubo, in questa specie di Disneyland del Razionalismo o Funzionalismo, che non va confuso con l’arte di regime e l’architettura fascista.
Qui, tranne che nel caso dell’ex asilo, non ci sono decorazioni, affreschi, simboli littori, aquile ed imponenti elementi propagandistici che debbano incutere timore al popolo.
Il socialista Rossoni, capopopolo del contado, era il leader della Camera dei lavoratori di Ferrara nel 1921 e marciò convinto su Roma nel 1922, chiamato dal Duce nella Conferenza Nazionale delle Corporazioni, il sindacato unico fascista. A Tresigallo, fondata sul patto sociale tra padroni e lavoratori, realizzò il sogno del consociativismo, la contrattazione collettiva delle due parti sedute idealmente allo stesso tavolo, cioè nella stessa piazza centrale dove si affacciavano sia le case borghesi che quelle proletarie, la piazza allora della Rivoluzione Fascista (a forma di D) e oggi della Repubblica, con una fontana al centro in cui si abbeverano quattro antilopi a simboleggiare le colonie Eritrea, Libia, Somalia ed Etiopia.
A dispetto delle direttive romane, Rossoni diede impulso alla trasformazione industriale attirando gli imprenditori più liberi a sperimentare, lontani dall’occhio del regime, soluzioni all’avanguardia (come la prima stalla con mungitura meccanica per produrre burro): qui si inventò il Lanital, filato tessile anallergico perché generato dal caglio del latte, ma il brevetto fu ceduto ai tedeschi.
L’Associazione che è riuscita a fare di Tresigallo una meta turistica da diecimila visite all’anno (le Giornate Metafisiche quest’anno saranno dal 18 al 20 settembre con visite, convegni e mostre) respinge qualsiasi tentazione nostalgica o revisionista, preoccupata che venga appetita come un’altra Predappio o esempio di «hanno fatto anche cose buone». «Abbiamo solo raccolto la memoria storica di un esperimento riuscito, una sorta di rivoluzione antropologica — dice Muroni — all’interno di una storia molto più complessa. Rossoni era un fascista convinto e antisemita che firmò le leggi razziali e questa è una piccola parentesi nella sua biografia. Fin da ragazzi io e mio fratello Giuseppe, storico, ci rendemmo conto di vivere in un posto molto diverso da tutti gli altri della zona e di sentire al bar storie degli anziani diverse. Tresigallo, che fu costruita quasi contro il governo fascista, è un corto circuito della storia».