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Per il contenimento quasi due morti ogni anno. L'esperto: "È ultima ratio, il sistema va rivisto"

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Cristiano Curti Giardina da anni forma operatori di polizia in Italia e all’estero. E avverte: “Bisogna formare gli operatori a valutare lo stato di salute”
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“L’impiego di strumenti che limitano la libertà di una persona o i movimenti sono condizionati da una valutazione e rivalutazione costante e continua del suo stato di salute. Questo è l'elemento fondamentale, che rientra nelle necessità e capacità dell'operatore di polizia”. Direttore didattico dell'Associazione Professionale IPTS, che forma operatori di polizia in Italia e all’estero, Cristiano Curti Giardina è un esperto anche delle cosiddette tecniche di contenimento. “Che devono essere sempre l’estrema ratio”, dice mentre sulla morte di Abderrahim Fakir monta la protesta e da più parti arrivano richieste di spiegazioni, chiarimenti, giustizia. Del caso specifico non può parlare: “Non ero lì”. Ma indicazioni precise su tecniche e protocolli sì, anche perché recenti studi dimostrano che di contenimento muoiono quasi due persone l’anno.

Quando è necessario il contenimento e come si procede? “Tecnicamente è uno strumento per poter limitare i movimenti di un soggetto per evitare che po…

“L’impiego di strumenti che limitano la libertà di una persona o i movimenti sono condizionati da una valutazione e rivalutazione costante e continua del suo stato di salute. Questo è l'elemento fondamentale, che rientra nelle necessità e capacità dell'operatore di polizia”. Direttore didattico dell'Associazione Professionale IPTS, che forma operatori di polizia in Italia e all’estero, Cristiano Curti Giardina è un esperto anche delle cosiddette tecniche di contenimento. “Che devono essere sempre l’estrema ratio”, dice mentre sulla morte di Abderrahim Fakir monta la protesta e da più parti arrivano richieste di spiegazioni, chiarimenti, giustizia. Del caso specifico non può parlare: “Non ero lì”. Ma indicazioni precise su tecniche e protocolli sì, anche perché recenti studi dimostrano che di contenimento muoiono quasi due persone l’anno.

Quando è necessario il contenimento e come si procede? “Tecnicamente è uno strumento per poter limitare i movimenti di un soggetto per evitare che possa mettere in alto atteggiamenti eterolesionisti o autolesionisti. Se parliamo di contenzione fisica, oggi più che mai è tecnica e necessita di aggiornamento, studio e che parta da un presupposto che riguarda l'analisi di contesto, come hanno dimostrato studi recentissimi”.

Cosa dicono questi studi?

“Tra i contributi più significativi vi è uno studio condotto in Svezia che ha ricostruito 52 decessi verificatisi nell'arco di 32 anni durante interventi di contenzione. Emerge anzitutto che è sempre necessario assumere una serie di informazioni prima dell'intervento. Nella maggior parte dei casi, la storia clinica non è immediatamente disponibile. Proprio per questo gli operatori devono saper riconoscere precocemente indicatori clinici e comportamentali di rischi: un tono di voce particolare, un'alterazione anche del suo linguaggio del corpo, una diffusa sudorazione, sono tutti elementi che presuppongono che in qualche modo l'attività di contenzione dovrà essere assolutamente attenta, più del solito”.

Cosa ne deriva?

“Il contenimento (tecnicamente contenzione) deve avvenire per il tempo strettamente necessario al controllo della situazione e deve essere progressivamente ridotta non appena le condizioni di sicurezza lo consentono”.

Quella a cui si assiste nel video sembra una “manovra George Floyd”?

“No. Parlare oggi di 'manovra George Floyd' non è tecnicamente corretto, perché quel caso aveva caratteristiche ben precise: una compressione prolungata del collo con il ginocchio per oltre 9 minuti, mantenuta anche dopo la perdita di coscienza. Nel caso di Bologna non spetta a noi fare assimilazioni: saranno gli accertamenti medico-legali e le indagini dell'autorità giudiziaria a ricostruire la dinamica e ad accertare le cause del decesso

Si possono utilizzare le fascette? È standard che anche le caviglie vengano legate?

“Sono sicuramente uno strumento che può essere utilizzato, ma l’impiego di tutti gli strumenti che limitano la libertà di una persona, è condizionato da una valutazione, una rivalutazione costante e continua dello stato di salute del soggetto. Anche la contenzione ai piedi va valutata caso per caso. Ma quella più pericolosa è la terza fase, quella della cosiddetta resa improvvisa, un po’ quello che è successo a Bologna”.

Per quale motivo?

“L'ipotetica resa improvvisa è qualcosa che viene spesso valutata dagli operatori di polizia come un arrendersi alla contenzione fisica, che favorisce l'operazione di trasporto nell'auto di servizio e così via. Ma quando ci sono delle interruzioni improvvise, un cambio di colorito del volto, la respirazione si fa affannosa, il cosiddetto gasping, siamo di fronte a un campanello d'allarme che nessuno di noi, come operatore di polizia, può assolutamente non considerare. Questi studi ci consentono oggi di poter avere un supporto medico-legale a una serie di linee guida che da sempre hanno portato a un indirizzo molto chiaro: la contenzione deve avvenire nel tempo strettamente necessario e la posizione prona deve essere utilizzata il minor tempo possibile”.

Stando ai protocolli, la contenzione è sempre necessaria?

“Deve essere l’ultima ratio, prima devono essere messe in atto ed espletate tutte le azioni possibili che vanno da una comunicazione efficace, quindi da tecniche di de- escalation, fino ad arrivare al blando di contatto fisico. Se si arriva alla contenzione fisica significa che tutto ciò che è previsto prima è fallito”.

Qual è il ruolo dei sanitari?

“Sono tenuti a fornire le indicazioni di natura medica anche perché il personale di polizia non ha studi specifici in questo ambito. A maggior ragione perché ci si trova, come nel caso del video, in una prospettiva tale da poter osservare e non essere coinvolto, al contrario degli agenti che in quel momento si trovavano in una fase di contenzione fisica. Se ci sono condizioni di stress nel soggetto contenuto, i sanitari hanno l'obbligo di intervenire, anche solo per dire “giratelo, fatemi vedere se respira”.

I casi di decessi o lesioni però si ripetono

“Dal mio punto di vista, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto delle procedure, delle tecniche di contenzione fisica, la formazione andrebbe in qualche modo rivista e rimodulata nel tempo. Per essere efficace, deve essere continuativa, deve prevedere dei cicli continui, periodici e soprattutto un'esatta valutazione della risposta che viene data agli agenti. Non deve essere una prassi. La formazione si fa, ma è un ambito che va implementato e reso più continuo più attento”.

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