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Mestre, la scuola senza italiani: alle medie solo dieci iscritti su oltre cento ragazzi

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All’istituto “Giulio Cesare” il fenomeno che l’anno scorso aveva acceso la polemica sulla prima elementare si estende anche all’infanzia e alla secondaria di primo grado. E anche la preside va via: “Difficile gestire classi ad alta composizione multiculturale”
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L’anno scorso erano bastati due nomi italiani su 61 iscritti alla prima elementare per far parlare di caso nazionale. Quest’anno il fenomeno raddoppia: all’istituto comprensivo “Giulio Cesare” di Mestre, la stessa dinamica si allarga alla scuola dell’infanzia e alla scuola media.

Sono 102 i bambini iscritti a settembre alle sezioni di infanzia dell’istituto. Cento non sono italofoni. Alle medie la proporzione non cambia di molto: su 118 alunni, solo dieci portano un cognome italiano. Delle sei nuove sezioni della media, quattro sono composte interamente da ragazzini che i documenti scolastici definiscono con “background migratorio”.

La maggioranza è di origine bengalese, rari i cognomi cinesi

Anche le future prime elementari, in vista di settembre, confermano la tendenza. Nelle sei sezioni, dalla A alla F, gli alunni italiani si contano solo nelle prime due classi: cinque nella sezione A, altrettanti nella B. Le altre quattro sezioni sono composte in prevalenza da cognomi di origine a…

L’anno scorso erano bastati due nomi italiani su 61 iscritti alla prima elementare per far parlare di caso nazionale. Quest’anno il fenomeno raddoppia: all’istituto comprensivo “Giulio Cesare” di Mestre, la stessa dinamica si allarga alla scuola dell’infanzia e alla scuola media.

Sono 102 i bambini iscritti a settembre alle sezioni di infanzia dell’istituto. Cento non sono italofoni. Alle medie la proporzione non cambia di molto: su 118 alunni, solo dieci portano un cognome italiano. Delle sei nuove sezioni della media, quattro sono composte interamente da ragazzini che i documenti scolastici definiscono con “background migratorio”.

La maggioranza è di origine bengalese, rari i cognomi cinesi

Anche le future prime elementari, in vista di settembre, confermano la tendenza. Nelle sei sezioni, dalla A alla F, gli alunni italiani si contano solo nelle prime due classi: cinque nella sezione A, altrettanti nella B. Le altre quattro sezioni sono composte in prevalenza da cognomi di origine asiatica (con una forte presenza bengalese). Una sezione, la 1.F, risulterebbe composta soltanto da alunni di origine bengalese. Mentre i cognomi cinesi, un tempo frequenti, sono diventati rari. E ancora, nelle due scuole dell’infanzia collegate all’istituto (la “Giulio Cesare” e la “Cesare Battisti”), i bambini nati tra il 2021 e il 2023 e iscritti quest’anno sono per oltre il 98 per cento di origine non italiana.

Alla situazione si somma un altro elemento. Da settembre cambierà la dirigenza della scuola: la preside Michela Manente sarà trasferita a San Donà di Piave, e non è ancora noto chi la sostituirà dal primo del mese. Manente avrebbe chiesto il trasferimento già l’anno scorso. Nell’ultimo anno scolastico, si racconta all’interno della scuola, i rapporti tra dirigenza e parte del corpo docente si sarebbero fatti tesi, complice la difficoltà quotidiana di gestire classi ad alta composizione multiculturale nel rispetto dei programmi didattici. E un gruppo di genitori starebbe già organizzando una richiesta di incontro con l’Ufficio scolastico regionale.

Il caso della primaria alla Cesare Battisti

Il caso non è nuovo. Nel settembre 2025 la situazione della primaria Cesare Battisti - storicamente scuola dell’integrazione fin dagli anni Novanta - aveva già acceso le polemiche. Su 61 iscritti alla prima elementare, un solo bambino risultava italiano, una decina contando anche gli italiani di seconda generazione. Diversi genitori avevano ritirato i figli per iscriverli altrove, parlando di una “scuola-ghetto” pur riconoscendo l’impegno del personale scolastico. Il consiglio d’istituto aveva coinvolto il Comune di Venezia. L’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini aveva chiesto un intervento del ministero e degli uffici scolastici, sostenendo che con quei numeri non si potesse parlare di reale integrazione.

Il primo corso di lingua bengalese attivati in una scuola statale

Sempre l’anno scorso l’istituto era finito al centro delle cronache per un’altra ragione ancora: il primo corso di lingua bengalese attivato in una scuola statale, pensato per mantenere viva la madrelingua tra gli alunni di origine straniera nati in Italia. L’iniziativa, sostenuta dalla preside Manente e dalla vicepreside Giuliana Filipetto con l’appoggio del Consolato, prevedeva 21 lezioni il sabato mattina su due livelli, senza costi per scuola e famiglie. Aveva raccolto il plauso del console onorario di Venezia Fabrizio Ippolito D’Avino e le critiche della destra: l’eurodeputata leghista Anna Cisint aveva definito la scelta un errore, sostenendo che il primo passo per i bambini stranieri dovesse essere l’apprendimento dell’italiano.

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