✕

Chiara Rapaccini: “Un finale tragico come per Monicelli. Serve una legge”

Mario Monicelli 

Ascolta l'audio

Intervista alla vedova del regista e sceneggiatore: “Ognuno deve essere libero di valutare se la propria esistenza non è più dignitosa. La politica affronti il tema con rispetto e comprensione”
1 minuti di lettura

Chiara Rapaccini, scrittrice e pittrice, affronta da anni il tema del fine vita, anche alla luce dell’esperienza vissuta accanto a Mario Monicelli.

Cosa ha provato leggendo la notizia della morte di Pippo Di Marca?

“Non lo conoscevo, ma sono notizie che fanno male. È una modalità che conosco bene e assomiglia alla scelta di Monicelli e di Lizzani. Non voglio addentrarmi sul perché l’abbia fatto, non lo sa nessuno con precisione. Ma chi sceglie una morte così drastica, in genere sa bene quello che vuole”.

A proposito di questo, Di Marca ha lasciato scritto: “Non è questa la vita che voglio”.

“Il suo biglietto fa pensare a un concetto preciso e drammatico. Non voglio più vivere una vita che non è dignitosa. Il grado di digni…

Chiara Rapaccini, scrittrice e pittrice, affronta da anni il tema del fine vita, anche alla luce dell’esperienza vissuta accanto a Mario Monicelli.

Cosa ha provato leggendo la notizia della morte di Pippo Di Marca?

“Non lo conoscevo, ma sono notizie che fanno male. È una modalità che conosco bene e assomiglia alla scelta di Monicelli e di Lizzani. Non voglio addentrarmi sul perché l’abbia fatto, non lo sa nessuno con precisione. Ma chi sceglie una morte così drastica, in genere sa bene quello che vuole”.

A proposito di questo, Di Marca ha lasciato scritto: “Non è questa la vita che voglio”.

“Il suo biglietto fa pensare a un concetto preciso e drammatico. Non voglio più vivere una vita che non è dignitosa. Il grado di dignità lo decide ognuno a seguito del proprio vissuto, delle aspettative, dei desideri. La malattia può essere un motivo, ma non è il solo. Credo che sia più consolatorio per l’opinione pubblica pensare alla malattia come prima causa di suicidio. Deriva da una mentalità tipicamente cattolica, ma non solo. “Era un bravo regista, un bravo attore ecc., ma ahimè era malato”. Un po’ semplificativo come ragionamento. Quando invece mille sono le cause di “dignità compromessa” per un essere umano”.

C’è il rischio che parlando pubblicamente di queste morti si finisca per dare un giudizio invece che comprensione? Come si possono raccontare con rispetto, senza trasformarle in un tabù ma nemmeno in un modello?

“In questo momento lei e io stiamo parlando del tema con rispetto e comprensione. Chi non vuole capire quale sia il livello di vivibilità della vita di una persona e parla a vanvera di tabù, di peccato, o ne fa una questione di destra, di sinistra o di voti, non mi interessa. È necessario approfondire i ragionamenti, andare a fondo, provare solidarietà con gli esseri umani”.

Se oggi potesse rivolgersi a chi ha il compito di legiferare sul fine vita, qual è la richiesta più urgente che si sentirebbe di fare?

“Proporrei ai politici di fare una legge. È il compito primario di chi siede sugli scranni. Che si occupino del tema, che è sempre più urgente. Non si può lasciare il compito di decidere a una regione o all’altra. Sono in Toscana e questa regione ha trovato soluzioni. In questo Paese, in altri tempi, si sono trovate le forze e la lucidità per legiferare su temi delicati come aborto e divorzio, senza ipocrisia. Oggi regnano i Ponzio Pilato. L’Associazione Luca Coscioni, alla quale appartengo come testimonial, ha idee chiarissime sul tema del fine vita e usa un linguaggio adatto, chiaro, rispettoso, gentile. Che i legislatori la imitino e l’ascoltino”.

Leggi i commenti