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“Poveretti, frustrati, corrotti” sul web la fabbrica degli insulti

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In soli 5 giorni più di 200 milioni di post e commenti sul caso dell’orefice. L’ombra di uno schema che vive di polarizzazione
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Se mai riusciremo a fare i conti con i nemici degli italiani per bene, questi saranno i primi», promette uno. «Ma questi giudici comunisti, la legge del contrappasso mai?», chiede un’altra. In tanti evocano il karma, altri augurano rapine, pistole in faccia, non mancano i misogini — «le donne con troppo potere fanno danni» — e chi distribuisce insulti: frustrati, casi umani, corrotti. Contro i magistrati chiamati a decidere sul caso Roggero, sono centinaia i messaggi d’odio. Ma l’origine dell’incendio va cercata altrove.

Tra il 17 e il 18 luglio, quando Mario Roggero entra in carcere, sui social compare un messaggio, postato da una serie di account diversi, che rapidamente diventa virale. Rivela i nomi dei giudici Alberto Giannone e Cristina Domaneschi, che in primo e secondo grado hanno condannato il gioielliere, con a corredo la foto dei due magistrati. Uno schema già visto contro i pm che hanno chiesto la condanna del ministro Salvini nel processo Open Arms o contro i giudici chia…

Se mai riusciremo a fare i conti con i nemici degli italiani per bene, questi saranno i primi», promette uno. «Ma questi giudici comunisti, la legge del contrappasso mai?», chiede un’altra. In tanti evocano il karma, altri augurano rapine, pistole in faccia, non mancano i misogini — «le donne con troppo potere fanno danni» — e chi distribuisce insulti: frustrati, casi umani, corrotti. Contro i magistrati chiamati a decidere sul caso Roggero, sono centinaia i messaggi d’odio. Ma l’origine dell’incendio va cercata altrove.

Tra il 17 e il 18 luglio, quando Mario Roggero entra in carcere, sui social compare un messaggio, postato da una serie di account diversi, che rapidamente diventa virale. Rivela i nomi dei giudici Alberto Giannone e Cristina Domaneschi, che in primo e secondo grado hanno condannato il gioielliere, con a corredo la foto dei due magistrati. Uno schema già visto contro i pm che hanno chiesto la condanna del ministro Salvini nel processo Open Arms o contro i giudici chiamati a decidere sui trattenimenti in Albania o sui bambini del bosco. E che si ripete identico.

Nella maggior parte dei casi, il messaggio non viene ricondiviso, ma copiato e ripostato. «Altrimenti con l’eliminazione dell’account originario, si interromperebbe la catena», fa notare Paolo Dal Checco, esperto di cybersicurezza e informatica forense, consulente di diversi tribunali. Ma qualcuno l’errore lo fa e andando a ritroso si finisce per imbattersi in profili che non esistono più. Oppure anomali, riconducibili a indirizzi e-mail che non sono altro che una stringa di caratteri casuali, spesso recenti, attivissimi (con post del tutto simili) su pagine di sostegno a Roggero. E quanto meno strana è la rete di contatti o contenuti, mai personali, però sempre virali. «A volte gli account sembrano e sono veri, magari — osserva Dal Checco — qualcuno ne ha preso il controllo con un malware».

Si può risalire alle origini, ricostruire la rete, individuare i pattern, gli schemi, ma non è semplice. «Basta un computer, se non una macchina virtuale che poggia su un server remoto comprato in cripto, quindi in totale anonimato, e il sistema vive in autonomia. Con i comandi corretti — aggiunge l’esperto — l’Ia è persino in grado di formulare commenti che sembrano autentici, prima bisognava fare a mano». Adesso invece ci sono anche agenzie che sia sul web, sia nel suo sottobosco dark, vendono pacchetti di commenti per una manciata di euro. «Sono attività — spiega Dal Checco — che vediamo spesso in momenti specifici legati alla politica».

Ma é miccia che necessita di materiale infiammabile e il caso Roggero, rivela un’indagine di Sensemakers su dati raccolti da Comscore, lo è stato. Dal 14 al 19 luglio oltre 3.600 contenuti, 195 milioni di video views e 12 milioni di interazioni su Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube, per il 61% favorevoli a Roggero. «Sui social l’interazione risponde anche a bisogni di appartenenza e identità di gruppo, alimentando la logica di “noi contro loro” — spiega Chiara Bacilieri, psicologa e docente alla Cattolica — Il caso Roggero ha generato un forte coinvolgimento online perché è divisivo — vittima o assassino? — e può favorire processi di identificazione». È un’onda, difficilmente governabile, ma semplice da cavalcare. E stando al report di Sensemaker, quello favorevole a Roggero «emerge soprattutto nei contenuti riconducibili ad alcuni esponent idi centrodestra, tra i più visti ed ingaggiati ci sono quelli di Vannacci e Salvini». E questo prima che contro i giudici italiani, per la seconda in pochi mesi, intervenisse Elon Musk.

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