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Bari Sardo e quei ragazzi con il coltello in tasca: due omicidi in un anno e mezzo

(ansa)

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Dal delitto di Marco Mameli alla morte di Simone Concas: in una località simbolo del turismo dell'Ogliastra lo shock di una comunità dove tutti si conoscono e dove la lama è ancora considerata un oggetto quotidiano
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BARI SARDO (Ogliastra) – “Sto morendo”, ha detto spaventato Simone a Luigi, l’imprenditore bolognese innamorato da anni di questo mare. Ma no, dai, che dici, stai tranquillo, non hai niente… Luigi non mentiva, gli ha fatto togliere la camicia, ha visto un taglietto sul petto, non sembrava terribile. Lo ha coperto col suo telo da mare. Poi Simone Concas è sbiancato, quando sono arrivati tempestivamente i paramedici lo hanno girato, la ferita alla schiena perdeva molto sangue. Pochi minuti dopo è spirato.

La corsa di Simone e gli ultimi soccorsi

Simone stava correndo per strada chiedendo aiuto, sulla provinciale proprio davanti al campo sportivo sulle cui pareti i murales parlano di rispetto e inclusione. Ed è svenuto davanti all’auto in transito di…

BARI SARDO (Ogliastra) – “Sto morendo”, ha detto spaventato Simone a Luigi, l’imprenditore bolognese innamorato da anni di questo mare. Ma no, dai, che dici, stai tranquillo, non hai niente… Luigi non mentiva, gli ha fatto togliere la camicia, ha visto un taglietto sul petto, non sembrava terribile. Lo ha coperto col suo telo da mare. Poi Simone Concas è sbiancato, quando sono arrivati tempestivamente i paramedici lo hanno girato, la ferita alla schiena perdeva molto sangue. Pochi minuti dopo è spirato.

La corsa di Simone e gli ultimi soccorsi

Simone stava correndo per strada chiedendo aiuto, sulla provinciale proprio davanti al campo sportivo sulle cui pareti i murales parlano di rispetto e inclusione. Ed è svenuto davanti all’auto in transito di Luigi e della sua collaboratrice Marcella, con cui sta organizzando il festival estivo del paese (ora sospeso). “C’è una ragazza dentro ferita”, ha detto Simone a loro, primi soccorritori. Non ha detto che l’aveva investita lui, con la sua Clio, contro un muretto. È rimasta la borchia del cofano, nell’aiuola. Era inseguito da altri due ragazzi, che gli inveivano contro, continuavano a insultarlo. “È stato lui, questo…”.

Il legame con il delitto di Marco Mameli

Il minorenne fermato nella notte tra mercoledì e giovedì e sua sorella Erika - coincidenza da brividi - sono parenti di Marco Mameli, l’operaio ventiduenne ucciso con tre coltellate sempre a Bari Sardo durante il Carnevale di piazza, l’1 marzo 2025. Vengono da Ilbono, borgo di neanche duemila anime dell’entroterra a 400 metri sul mare, ricco di nuraghi.

Due omicidi in un anno e mezzo

Ancora una storia di lame e sangue, due ragazzi uccisi nel giro di un anno e mezzo a Bari Sardo, 3700 abitanti, il terzo comune nella classifica regionale dell’incremento turistico l’anno scorso. Un paese fin troppo tranquillo - da villeggiatura per famiglie e anziani, sedie pieghevoli, burraco in pineta e panini da casa - che invece ora rischia di passare per il Far West che non è, aggiungendo nei suoi cittadini smarrimento al dolore e al lutto.

«Sono tutti bravi figlioli»

Ripetono tutti che i ragazzi coinvolti in questa vicenda drammatica quanto assurda sono tutti bravi figlioli, tutti dello stesso giro di amici e conoscenti, della stessa compagnia qui dove tutti conoscono tutti, ed è questo che angoscia e sconcerta ancora di più. Il sottilissimo confine tra il normale e il mostruoso, nel videogioco della vita. La vittima aveva due zii carabinieri, la madre lavora all’Ausl, il papà alla concessionaria Renault e anche lui, perito elettrotecnico, si divideva tra le pulizie in ospedale e l’impiego estivo da cameriere al Sa Tracca nella pineta sulla spiaggia. La ragazza 22enne è studentessa universitaria e si prende cura di alcuni appartamenti nella zona a ridosso del campo sportivo, sua madre lavora alla mensa dei carabinieri. Il fratellino, ora nel carcere minorile, studiava da geometra. Poi c’è l’attuale fidanzato di Erika, Dennis Loi, 21 anni, impiegato nell’impresa di manutenzione del verde dei genitori che si occupa anche del giardino dell’Hotel La Torre, uno dei principali della zona.

Il coltello come compagno di vita

Tutti ragazzi educati, silenziosi, lavoratori, perbene insomma. Ma col coltello in tasca. Come tanti coetanei in tutta Italia e qui forse ancor di più, ammettono gli adulti, perché è usanza antica quella di regalarli, i coltelli, ai maschi come gesto di benvenuto nel mondo dei grandi. La “pattada”, lunga 10-12 centimetri, può anche valere, come pezzo di artigianato, varie centinaia di euro. Ma serve “per gli spuntini”, dicono qua: per tagliare il formaggio, il pane, il salame, secondo tradizione pastorizia ereditata. Chi vive in campagna o in montagna lo usa per tagliare arbusti all’occorrenza, il coltello è uno strumento compagno di vita da sempre. Ma anche di morte. “Portafoglio, cellulare e coltello: troppi ragazzi li hanno sempre in tasca, come se fosse una cosa normale”, dicono.

Il senso perduto del limite

In Sardegna c’è uno dei più alti indici di dispersione scolastica d’Italia, il 17,3% tra i 18 e i 24 anni molto superiore alla media italiana del 10,5%. Ma non è il caso di questi ragazzi. Qui non si parla di ignoranza e arretratezza, non si parla di degrado sociale, di maranza o di paranza, di ragazzi cresciuti in zone storicamente occupate dalla criminalità organizzata, di periferie urbane selvagge né di rampolli annoiati della malaborghesia, qui non c’entra nemmeno la balentia sarda, il retaggio della fierezza virile e il mito della vendetta e del banditismo, qui c’entra solo il senso perduto della realtà, del limite e del futuro, qui come in mille altri posti in Italia dove la sera c’è solo un bar per spendere le ore. E un coltello da sentire in tasca, perché non si sa mai.

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