Monopattini, Verona segue Firenze: stop allo sharing dopo il caos delle nuove regole
di Giulia BoeroPrima la sostenibilità, poi il caos. Il monopattino elettrico doveva essere la soluzione ecologica alle nostre città, ma è diventato in pochi anni - almeno secondo alcune amministrazioni comunali - il problema da eliminare.
Verona ha annunciato lo stop ai monopattini in sharing nel prossimo bando, potenziando al contrario il servizio biciclette. Firenze aveva fatto la stessa scelta mesi prima, dopo tremila multe in un anno.
Le norme che hanno acceso la miccia arrivano da lontano. La legge che le ha introdotte è del dicembre 2024, ma il casco obbligatorio per tutti (e non più solo per i minorenni) è la parte più semplice della storia. Il resto ha richiesto due anni di decreti, proroghe e silenzi ministeriali. L’ultimo tassello il 16 luglio scorso, quando è entrata in vigore l’assicurazione Rca, dopo un posticipo di due mesi chiesto dalle compagnie assicurative, che non erano pronte.
Prima la sostenibilità, poi il caos. Il monopattino elettrico doveva essere la soluzione ecologica alle nostre città, ma è diventato in pochi anni - almeno secondo alcune amministrazioni comunali - il problema da eliminare.
Verona ha annunciato lo stop ai monopattini in sharing nel prossimo bando, potenziando al contrario il servizio biciclette. Firenze aveva fatto la stessa scelta mesi prima, dopo tremila multe in un anno.
Le norme che hanno acceso la miccia arrivano da lontano. La legge che le ha introdotte è del dicembre 2024, ma il casco obbligatorio per tutti (e non più solo per i minorenni) è la parte più semplice della storia. Il resto ha richiesto due anni di decreti, proroghe e silenzi ministeriali. L’ultimo tassello il 16 luglio scorso, quando è entrata in vigore l’assicurazione Rca, dopo un posticipo di due mesi chiesto dalle compagnie assicurative, che non erano pronte.
C’è poi chi ha scelto di intestarsi personalmente la battaglia sui monopattini, salvo approvare le stesse norme che ora sembrerebbero aver messo in ginocchio un’intera categoria -l’aumento dei costi assicurativi, prima ancora di qualunque stop comunale. Era aprile quando il ministro dei Trasporti Matteo Salvini andò di persona a Foggia, alla stamperia del Poligrafico, a ritirare la prima targa uscita dalla catena di montaggio: una foto che racconta quanto la partita sia diventata politica oltre che burocratica.
Firenze e Verona a parte, nel resto d’Italia però nessuno per ora ha replicato lo stop integrale. A Milano, dove i mezzi disponibili sono circa 4mila (contro i 6mila originariamente previsti dal bando), il Comune ha revocato la licenza all’azienda Bird dopo che, tra maggio e giugno, i controlli avevano rilevato oltre metà della flotta ancora priva della targa obbligatoria, nonostante una diffida formale. A Roma - la città con più monopattini elettrici (13.500, a cui si uniscono più di 6mila biciclette) - Lime ha scontato un mese di sospensione per il mancato rispetto delle soglie di densità dei mezzi in strada. Mentre a Torino, dopo l’addio di Voi anche Bird ha lasciato la città il 16 luglio: millecinquecento mezzi in meno, che Lime e Dott si sono offerte di compensare ampliando i propri mezzi, in attesa del nuovo bando della Città Metropolitana atteso per settembre.
Lo sguardo è dritto verso un pezzo d’Europa. Parigi ha vietato lo sharing dopo un referendum consultivo votato da appena il 7% degli aventi diritto. Madrid e Praga hanno fatto lo stesso. Mentre Londra fa la bastian contraria: la capitale inglese ha infatti tolto di mezzo il sistema privato, lasciando in strada solo il servizio di sharing.
Le scelte amministrative, però, raccontano solo una parte della storia. Dietro le singole decisioni comunali c’è una partita più ampia, su cui aziende e associazioni di categoria chiedono da mesi un confronto con il governo. La necessità è quella di distinguere, all’interno della normativa, tra il monopattino privato – comprato, non tracciato, spesso senza targa né assicurazione – e quello in sharing, gestito da società che rispondono direttamente ai Comuni e devono garantire la conformità all’intero servizio.
I dati parlano di zero morti nello sharing in cinque anni. Diverso dai casi di incidente con mezzi privati: l’ultimo nella notte tra martedì e mercoledì, a Bosnasco, in provincia di Pavia, dove un ragazzo di sedici anni è morto travolto da un’auto mentre percorreva la statale su un monopattino privato. Niente luci, niente casco, niente assicurazione.
Anche i numeri del governo raccontano questa sproporzione. Circa 135mila monopattini risultano oggi in regola con la targa. Di questi, 60mila appartengono allo sharing, regolarizzato in una notte perché gestito da poche aziende strutturate. Gli altri sono privati: una minoranza, su un totale stimato di un milione di mezzi in circolazione.
Intanto, a Verona la notizia è arrivata senza preavviso anche per chi il servizio lo gestisce dal 2019. «L’abbiamo scoperto da una conferenza stampa» dice Michele Francione, responsabile dello sviluppo operativo di Bit Mobility, l’azienda nata proprio a Verona e operativa in 15 città italiane. «Sapevamo che l’amministrazione stava valutando di ridimensionare il servizio, ma pensavamo fosse una decisione ancora lontana. Avevamo chiesto un incontro per discutere delle criticità - casco e parcheggi, sempre le stesse - e proporre soluzioni già testate in altre città. Poi è arrivata un’improvvisa accelerata».
Il 16 luglio Bit Mobility ha fermato l’intera flotta nazionale per due giorni. «Abbiamo ricevuto un’unica offerta assicurativa praticabile, arrivata due giorni prima della scadenza, a 100 euro per veicolo contro i 16 pagati abitualmente per una polizza decennale» spiega Francione. L’azienda ha presentato ricorso al Tar del Lazio, respinto in sede cautelare.
Anche l’associazione di categoria Assosharing è stata coinvolta nella partita. Dopo settimane di richieste, è stata ricevuta in questi giorni al tavolo tecnico convocato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla revisione del Codice della Strada. «Non chiediamo meno regole» ha detto il presidente Luigi Licchelli. «Ma regole chiare, proporzionate e applicabili. Lo sharing non è un’eccezione da gestire, ma una risorsa da integrare nel sistema nazionale dei trasporti».