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Il padre di Gabriele, morto a Suio: “Bisogna includere gli impianti termali mio figlio morì lì”

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Parla così Antonello Petrucci: “Mi batto perché la sua scomparsa non sia stata vana. La Commissione ci ha dato segnali incoraggianti per l’estensione della norma”
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“Non si può pensare di andare in piscina e tornare a casa senza un figlio. È una morte beffarda, uno strazio. Soprattutto per un bambino che sapeva nuotare benissimo. Non riesci a darti una risposta. La natura è primordiale, un fiume può inghiottirti. Ma come può una piscina, costruita dall’uomo in uno Stato come il nostro, trasformarsi in una trappola?”. Antonello Petrucci ha perso suo figlio nelle terme di Suio, in provincia di Latina. Il piccolo Gabriele Ubaldo, 7 anni, è morto lo scorso aprile dopo essere rimasto intrappolato in un bocchettone. Da allora si batte perché una tragedia simile non si ripeta più e ha fondato l’associazione “Gli Angeli delle Piscine” per sostenere le famiglie delle vittime e promuovere la sicurezza negli impianti.

Che…

“Non si può pensare di andare in piscina e tornare a casa senza un figlio. È una morte beffarda, uno strazio. Soprattutto per un bambino che sapeva nuotare benissimo. Non riesci a darti una risposta. La natura è primordiale, un fiume può inghiottirti. Ma come può una piscina, costruita dall’uomo in uno Stato come il nostro, trasformarsi in una trappola?”. Antonello Petrucci ha perso suo figlio nelle terme di Suio, in provincia di Latina. Il piccolo Gabriele Ubaldo, 7 anni, è morto lo scorso aprile dopo essere rimasto intrappolato in un bocchettone. Da allora si batte perché una tragedia simile non si ripeta più e ha fondato l’associazione “Gli Angeli delle Piscine” per sostenere le famiglie delle vittime e promuovere la sicurezza negli impianti.

Che giudizio dà dell’emendamento?

“È un passo avanti, soprattutto perché entrerà in vigore dal primo agosto, quando gli accessi alle piscine aumentano. La norma, però, non basta. Serve il ddl Piscine e deve comprendere anche le terme, che oggi non rientrano nel decreto”.

È una delle battaglie che porta avanti da mesi.

“Non si possono considerare le piscine termali in modo diverso. Insieme al professor Massimo Guarascio della Facoltà di Ingegneria della Sicurezza della Sapienza abbiamo proposto questa modifica. Dalla Commissione sono arrivati segnali incoraggianti: ci è stato detto che si lavorerà per estendere la norma anche alle terme”.

Una legge del genere avrebbe potuto salvare Gabriele?

“Ne sono convinto. Ed è proprio questo a rendere la sua morte ancora più dolorosa. Ma non deve essere stata vana. Mi chiedo come sia possibile che l’Italia non si sia mossa prima. Quando l’ho tirato fuori dall’acqua, rannicchiato, pensavo avesse avuto un malore. Nessuno immaginava che il suo braccio fosse rimasto intrappolato. Neppure gli addetti alla sicurezza conoscevano questo rischio. Ed è un altro aspetto su cui bisogna intervenire”.

Che cosa manca ancora?

“Serve una disciplina più rigorosa sui soccorsi. Nel caso di mio figlio non sono arrivati in tempo: chi dovrebbe vigilare sulla struttura non può essere distratto mentre una vita si sta consumando sott’acqua”.

Ha fondato anche un’associazione.

“Gli Angeli delle Piscine nasce per dare sostegno alle famiglie che hanno vissuto il nostro stesso dramma. Dopo lo strazio iniziale, quando l’unica domanda è perché una tragedia del genere sia capitata proprio a noi, ho scoperto che molte delle morti erano state causate proprio dall’intrappolamento nei bocchettoni. E ho capito che la morte di mio figlio non poteva, e non doveva, essere vana”.

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