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A lezione di empatia, apertura mentale e mindfulness: la scuola apre alle “competenze non cognitive”

IPA63824326 - Milano - Milano - Primo giorno di scuola al Liceo Classico Tito Livio in via Circo. Una classe con banchi singoli e distanziati 

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Da settembre, in oltre mille istituti italiani, al via la sperimentazione per sviluppare e migliorare la stabilità emotiva degli alunni
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Sviluppare l’empatia e l’apertura mentale per combattere la povertà educativa. Ma non solo. Al via da settembre in oltre mille istituti italiani le attività per sviluppare negli alunni le cosiddette “competenze non cognitive e trasversali”. Non una nuova disciplina ma un approccio che metta al centro l'alunno e le sue problematiche. Ogni anno, gli esiti dei test Invalsi mettono in luce le gravi carenze in lettura e matematica degli alunni italiani, con una dispersione implicita a livelli preoccupanti, anche se in leggero calo. E con livelli di competenze che sono lontanissimi dai livelli pre-Covid. Per questa ragione, in un mondo sempre più interconnesso, ma con i giovani che vivono ampi momenti di isolamento per via dei social network, è necessario provvedere anche a potenziare l’amicalità, la stabilità emotiva e tutte le altre competenze non cognitive.

Le competenze non cognitive

Per comprendere i motivi che hanno spinto il governo attuale a premere il piede sull’acceleratore delle …

Sviluppare l’empatia e l’apertura mentale per combattere la povertà educativa. Ma non solo. Al via da settembre in oltre mille istituti italiani le attività per sviluppare negli alunni le cosiddette “competenze non cognitive e trasversali”. Non una nuova disciplina ma un approccio che metta al centro l'alunno e le sue problematiche. Ogni anno, gli esiti dei test Invalsi mettono in luce le gravi carenze in lettura e matematica degli alunni italiani, con una dispersione implicita a livelli preoccupanti, anche se in leggero calo. E con livelli di competenze che sono lontanissimi dai livelli pre-Covid. Per questa ragione, in un mondo sempre più interconnesso, ma con i giovani che vivono ampi momenti di isolamento per via dei social network, è necessario provvedere anche a potenziare l’amicalità, la stabilità emotiva e tutte le altre competenze non cognitive.

Le competenze non cognitive

Per comprendere i motivi che hanno spinto il governo attuale a premere il piede sull’acceleratore delle soft skill basta leggere la relazione introduttiva al progetto di legge che su iniziativa dei deputati Maurizio Lupi e Alessandro Colucci, entrambi di Noi moderati, ha proposto di introdurre nelle scuole le competenze non cognitive. Il disegno di legge, diventato legge nel 2025, ha “l’obiettivo di introdurre, nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, le competenze non cognitive (come amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale) per contrastare in modo efficace la povertà educativa e la dispersione scolastica”. Competenze che “aiutano – si legge nella relazione dei due deputati – a sviluppare nell’alunno la creatività, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la capacità di giudizio e la capacità di organizzazione e di interazione”. Nel 2026/2027 le attività saranno ancora in forma sperimentale. Ma l’idea è quella di uscire dalla sperimentazione per introdurre le attività in tutte le scuole italiane.

I numeri della sperimentazione

Entro lo scorso 30 aprile, le scuole interessate hanno elaborato e inviato al ministero dell'Istruzione e del merito i progetti per sviluppare delle competenze non cognitive dei propri alunni, che sono stati valutati da una commissione. Secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro dell’Istruzione i progetti presentati dalle scuole sono stati 596, con il coinvolgimento di 1.491 scuole, pari a circa il 20% del totale degli istituti italiani. E dopo la valutazione sono stati approvati 443 progetti che, tra reti e iniziative singole, coinvolgeranno 1.169 istituti del sistema pubblico nazionale.

Le attività: dai dibattiti al mindfulness

Per sviluppare la capacità di stare insieme in gruppo e confrontarsi in maniera da rispettare l’opinione di tutti, i progetti privilegeranno il Circle time (con incontri periodici di confronto e ascolto tra gli studenti), il Cooperative learning (attraverso lavori di gruppo con ruoli assegnati e obiettivi comuni) ma anche il debate (per sviluppare pensiero critico, ascolto e capacità argomentativa). Per evitare l’isolamento, anche emotivo, le scuole attiveranno laboratori per riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni. Puntare sul mindfulness (alla lettera: consapevolezza) e sulle tecniche di autoregolazione, servirà a migliorare attenzione e gestione dello stress. In un mondo sempre più complesso la capacità di problem solving diventa fondamentale. Per questa ragione diversi istituti proporranno la risoluzione di situazioni reali da affrontare in piccoli gruppi. E non mancheranno gli incontri con esperti e rappresentanti dei genitori dedicati all'educazione socio-emotiva e al benessere degli studenti.

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