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“Vorrei ma non posso”: sei italiani su dieci rinunciano a fare figli per motivi economici

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Fondazione per la natalità e Istat hanno provato a misurare la distanza tra il desiderio di diventare genitori e la realtà: nel 2025 è nata la metà dei bambini che le persone avevano dichiarato di volere
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Ci sono le scelte, la sfiducia, l’ansia di un mondo in fiamme climatiche e militari. Più di tutto c’è la mancanza di sostegni, le difficoltà economiche e strutturali a pesare sulla distanza tra volere e potere quando si parla di figli.

L’ultimo “dossier natalità”, realizzato dalla Fondazione per la natalità in collaborazione con Istat, racconta che se in Italia nel 2025 sono nati appena 355mila bambini (il minimo storico dal secondo dopoguerra), e il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, per più di 6 persone su 10 la ragione della rinuncia sta negli ostacoli lavorativi e sociali sulla strada della genitorialità e solo nel 5,5% dei casi si deve al fatto che diventare madri o padri non fa parte del proprio progetto di vita.

Quel che il dossier ha prov…

Ci sono le scelte, la sfiducia, l’ansia di un mondo in fiamme climatiche e militari. Più di tutto c’è la mancanza di sostegni, le difficoltà economiche e strutturali a pesare sulla distanza tra volere e potere quando si parla di figli.

L’ultimo “dossier natalità”, realizzato dalla Fondazione per la natalità in collaborazione con Istat, racconta che se in Italia nel 2025 sono nati appena 355mila bambini (il minimo storico dal secondo dopoguerra), e il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, per più di 6 persone su 10 la ragione della rinuncia sta negli ostacoli lavorativi e sociali sulla strada della genitorialità e solo nel 5,5% dei casi si deve al fatto che diventare madri o padri non fa parte del proprio progetto di vita.

Quel che il dossier ha provato allora a misurare è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, racconta il report: più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce. Tra il desiderio e la realtà si è alzato un muro fatto di paura e precarietà.

Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare. Quando i servizi familiari non ci sono, sono le donne a colmare il vuoto: si fermano, rinunciano al lavoro, spariscono dal mercato occupazionale per necessità: oltre 3 milioni di donne sono risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini. E 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

La precarietà e la povertà non mettono in condizioni di fare figli e diventare genitori costa. Il 22,3% delle famiglie con tre figli o più minori vive in povertà assoluta. E così anche più di un milione di bambini (1,28 milioni, pari al 13,8% del totale). Il 36,3% delle famiglie genitorialità sono a rischio povertà.

Se si nasce poco, si muore molto di più. Il saldo naturale negativo è di 297 mila persone. Significa che ogni anno l'Italia perde tante persone quante ne abitano in una grande città come Catania.

Che fare? Ridurre la distanza tra il volere e il potere significa stringere un patto sociale e immaginare, secondo la Fondazione natalità, «interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro».

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