Incendi: cosa sono i pirocumulonembi, i temporali di braci e fulmini generati dal fuoco
di Elena DusiQuando dal cielo iniziano a piovere scintille di fuoco, c’è poco che si possa fare se non arretrare. “In Francia non avevamo mai visto niente del genere” ammette Marc Vermeulen, il direttore dei vigili del fuoco della Gironda, la regione francese attorno a Bordeaux che in questi giorni è devastata dalle fiamme.
Lui e i suoi colleghi sono abituati ad affrontare un incendio che avvolge un bosco. Non si aspettano un’enorme nuvola nera che scarica fulmini sulle loro teste, scatena venti che fanno cambiare direzione alle fiamme e sparge scintille dal cielo, appiccando sempre nuovi focolai.
Eppure a volte i giganteschi incendi favoriti dal riscaldamento climatico appaiono così, molto simili a quel che immaginiamo quando pensiamo all’inferno. Sono i pirocumulonem…
Quando dal cielo iniziano a piovere scintille di fuoco, c’è poco che si possa fare se non arretrare. “In Francia non avevamo mai visto niente del genere” ammette Marc Vermeulen, il direttore dei vigili del fuoco della Gironda, la regione francese attorno a Bordeaux che in questi giorni è devastata dalle fiamme.
Lui e i suoi colleghi sono abituati ad affrontare un incendio che avvolge un bosco. Non si aspettano un’enorme nuvola nera che scarica fulmini sulle loro teste, scatena venti che fanno cambiare direzione alle fiamme e sparge scintille dal cielo, appiccando sempre nuovi focolai.
Eppure a volte i giganteschi incendi favoriti dal riscaldamento climatico appaiono così, molto simili a quel che immaginiamo quando pensiamo all’inferno. Sono i pirocumulonembi, enormi nubi convolute generate dallo stesso incendio, che arrivano a 15 chilometri di altezza, creano e autoalimentano i propri temporali.
In genere sono i giganteschi incendi che si estendono per migliaia di ettari in Australia o in America del Nord a creare il proprio meteo. In Francia è una novità che non offre buoni presagi per il futuro.
Quando un incendio raggiunge le centinaia di gradi, fa salire l’aria calda rapidamente e tumultuosamente fino a 10 o 15 chilometri. Raggiunta una certa altitudine, quest’aria incontra strati più freddi e si condensa. Nella colonna di fumo generata dal fuoco si scatena un temporale, ma il caldo fa evaporare l’acqua prima che raggiunga il suolo.
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In basso nel frattempo l’aria calda che è salita ha lasciato un vuoto. A colmarlo arrivano subito dei venti che soffiano dalla periferia dell’incendio verso il centro fino a 150 chilometri all’ora. L’ossigeno fresco arrivato dall’esterno attizza ancora di più il fuoco.
Scosse da queste raffiche, le fiamme diventano fruste che si muovono in ogni direzione, rischiando di investire i pompieri e spargendo scintille che innescano nuovi fuochi. L’intensità e la rapidità delle correnti rendono troppo turbolenta l’aria anche per i piloti di aerei ed elicotteri. Tutto quel che dal cielo si può fare, a questo punto, è solo gettare acqua o ritardante attorno al perimetro dell’incendio, cercando di difendere un fronte più arretrato.
“Questo fenomeno, cui la Francia non è certo abituata, è un’altra conseguenza del cambiamento climatico” fa notare alla France Presse Jean-Baptiste Filippi, ricercatore specializzato in incendi. L’energia che si accumula nei pirocumulonembi scatena anche una tempesta di fulmini, che a loro volta possono accendere nuovi fuochi nelle vicinanze.
L’incendio a quel punto non trae beneficio dalle condizioni meteo locali. Crea le proprie condizioni meteo. Così si è arrivati all’incendio monstre in Gironda che è scoppiato il 22 luglio, ha già incenerito 420 chilometri quadri di foreste e arbusti, ha distrutto 240 abitazioni e ha costretto all’evacuazione 220mila persone.