Grand Hotel, ultimo atto. Sigilli al gioiello di Riccione:“Fallito, lavorava in nero”
dalla nostra inviata Stefania ParmeggianiLa facciata del Grand Hotel di Riccione
(ansa)RICCIONE – Turisti arabi invitati a lasciare le camere, un cane addestrato a fiutare contanti nei corridoi consumati dal tempo, i saloni nei quali in passato danzavano nobili e gerarchi attraversati dagli agenti della guardia di finanza. Per il Grand Hotel di Riccione l’estate è finita ieri. E nel modo più brusco, con un sequestro preventivo della procura di Rimini e sei indagati per bancarotta fraudolenta. Tra loro Gianni Andreatta, 75 anni, originario del Trevigiano e formalmente residente a Cuba, per decenni patron ed ex amministratore di Marebello Spa, la società che gestiva l’albergo dall’inizio degli anni Ottanta dichiarata fallita il 13 settembre 2023.
L’inchiesta “Infinity Rent”
Il provvedimento ha congelato immobili e disponibilità finanziarie per 29 milioni di euro, riconducibili …
RICCIONE – Turisti arabi invitati a lasciare le camere, un cane addestrato a fiutare contanti nei corridoi consumati dal tempo, i saloni nei quali in passato danzavano nobili e gerarchi attraversati dagli agenti della guardia di finanza. Per il Grand Hotel di Riccione l’estate è finita ieri. E nel modo più brusco, con un sequestro preventivo della procura di Rimini e sei indagati per bancarotta fraudolenta. Tra loro Gianni Andreatta, 75 anni, originario del Trevigiano e formalmente residente a Cuba, per decenni patron ed ex amministratore di Marebello Spa, la società che gestiva l’albergo dall’inizio degli anni Ottanta dichiarata fallita il 13 settembre 2023.
L’inchiesta “Infinity Rent”
Il provvedimento ha congelato immobili e disponibilità finanziarie per 29 milioni di euro, riconducibili alle gestioni recenti dell’hotel, ufficialmente chiuso ma ancora in attività nelle sue pertinenze. Secondo l’inchiesta “Infinity Rent”, il Grand Hotel ospitava una quindicina di ignari turisti arabi, che ieri mattina sono stati svegliati dai finanzieri. «Intendiamo garantire il massimo supporto, qualora si rendesse necessario, per il loro tempestivo ricollocamento», dice la sindaca Daniela Angelini. Oltre alle camere affittate in nero, era aperto anche un parcheggio e un ristorante, gestito da una società estranea alle indagini, ma che pagava una quota d’affitto a Marebello spa. Di fatto, un mosaico di contratti stipulati con società amministrate da prestanome che, per anni, avrebbero omesso i canoni dovuti alla proprietà, determinandone l’insolvenza e il fallimento. Invece di essere consegnato al curatore fallimentare nominato dal Tribunale, parte del Grand Hotel veniva di fatto gestito o affittato abusivamente.
L’asta del 23 settembre
Ora lo snodo è la data del 23 settembre: all’asta, in un unico lotto per evitare lo smembramento, andranno il Grand Hotel, villa Bianca, villa Bruna, Torre 900, magazzini con ristorante, negozi, appartamenti e piscina. Base d’asta: quasi 25 milioni di euro.
Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna tornare all’inizio. Autunno 1928, il Grand Hotel era un cantiere febbrile, con il committente Gaetano Ceschina deciso ad aprire entro l’estate successiva. Non in cento giorni, come vuole la leggenda, ma comunque a tempo di record: il 20 agosto 1929 il Gran Ballo della Stampa, alla presenza di Edda Mussolini, inaugura una nuova era del turismo. Politici, militari, aristocratici, celebrità e notabili scelgono il “Grande Albergo”, come impone di chiamarlo il lessico del regime, per gestire vacanze e affari privati.
La Torre 900 del 1934
Nel 1934 arriva la Torre 900: sette piani che ospitano anche la segreteria personale di Benito Mussolini, con vista sulla vicina villa estiva del Duce. La guerra spegne le luci e dopo lo sfondamento della prima Linea Gotica, l’hotel viene requisito dagli Alleati per diventare centro di licenza per i militari. Con la pace torna la mondanità. Restano nella memoria il Capodanno 1965 con Mina e quello in cui Giorgio Strehler portò in scena L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello.
Dal rapimento agli Ottanta
Il cambio di tono arriva nel 1976 con il rapimento a Milano di Mario Ceschina, figlio di Gaetano, il “re della garza”: di lui non si saprà più nulla. Dopo una gestione diretta della vedova Nora, il timone del Grand Hotel passa a Marebello spa, controllata dal “ramo romagnolo” dei Ceschina. Con Andreatta, gli anni Ottanta sono abbaglianti: modelle, attori, sportivi, vip e, nell’estate 1988, il Diabolik’a, primo after hour d’Italia alla Torre 900. Ma è un lampo, dalla fine dei Novanta la parabola discende: crepe, gestioni antieconomiche, contenziosi ereditari, una montagna di debiti fino al fallimento del 2023 e ai sigilli apposti ieri al Grand Hotel e ad altri tre locali riccionesi riconducibili agli indagati: Deja Vù, Paco Beach, piadineria Oasi.
Oggi resta l’immagine di un’astronave bianca ferma in rada, a un passo dall’asta che ne deciderà il futuro. Arriverà una cordata immobiliare pronta a investire? Il 23 settembre si apriranno le buste, rilancio minimo 250 mila euro.