L’Odissea scritta da Virgilio e Ulisse che diventa esploratore: bocciati 7 italiani su 10
di Giulia BoeroUlisse grida il proprio nome a Polifemo accecato, un attimo dopo essersi salvato con l’inganno di “Nessuno”. Nel racconto di Omero è il gesto che scatena la maledizione di Poseidone. Per il 58% degli italiani, invece, è il punto in cui la storia finisce bene.
È uno dei dati che emergono dall’indagine di Libreriamo, la comunità italiana dedicata a libri e cultura, condotta analizzando circa 1.500 conversazioni spontanee pubblicate su social network, forum e blog. Secondo lo studio, oltre 7 italiani su 10 non sarebbe in grado di ricostruire correttamente trama, personaggi e paternità dell’Odissea. Quella originale, si intende. Non quella di Nolan.
Le rilevazioni Invalsi
Non è una sorpresa isolata. Da anni le rilevazioni Invalsi segnalano difficoltà diffuse tra gli studenti italiani nella comprensione dei testi narrativi, proprio quelli su cui si misura la capacità di ricostruire trama, personaggi e nessi logici di un'opera. L’Odissea, letta e commentata nei primi anni delle superiori da…
Ulisse grida il proprio nome a Polifemo accecato, un attimo dopo essersi salvato con l’inganno di “Nessuno”. Nel racconto di Omero è il gesto che scatena la maledizione di Poseidone. Per il 58% degli italiani, invece, è il punto in cui la storia finisce bene.
È uno dei dati che emergono dall’indagine di Libreriamo, la comunità italiana dedicata a libri e cultura, condotta analizzando circa 1.500 conversazioni spontanee pubblicate su social network, forum e blog. Secondo lo studio, oltre 7 italiani su 10 non sarebbe in grado di ricostruire correttamente trama, personaggi e paternità dell’Odissea. Quella originale, si intende. Non quella di Nolan.
Le rilevazioni Invalsi
Non è una sorpresa isolata. Da anni le rilevazioni Invalsi segnalano difficoltà diffuse tra gli studenti italiani nella comprensione dei testi narrativi, proprio quelli su cui si misura la capacità di ricostruire trama, personaggi e nessi logici di un'opera. L’Odissea, letta e commentata nei primi anni delle superiori da generazioni di studenti, sembra confermare la tendenza anche a distanza di anni dai banchi di scuola. A vacillare per prima è la firma in calce al poema. Il 52% attribuisce l’opera a Virgilio, sovrapponendo epoche e tradizioni poetiche distinte: il testo è datato all’VIII secolo a.C. ed è attribuito ad Omero, mentre Virgilio nasce e scrive sette secoli più tardi, in un’altra lingua e per un’altra Roma.
La Notte Nazionale del Liceo Classico
Non stupisce allora che iniziative come la Notte Nazionale del Liceo Classico, che ogni anno porta studenti e docenti a mettere in scena e recitare pagine dei classici nei licei di tutta Italia, nascano proprio per colmare questa distanza tra la notorietà di un nome come Ulisse e la conoscenza effettiva del testo che lo ha reso tale. Una distanza che riguarda non solo le trame, ma anche l'aspetto stesso dei protagonisti del poema. Ancora più netta la distanza quando si passa dal testo alle immagini. Il 91% descrive le Sirene come figure femminili con la coda di pesce, mentre nei poemi omerici sono creature ibride, metà donna e metà uccello. Un’apparizione ammaliatrice quanto la fiabesca Sirenetta, ma dalle sembianze opposte: è l'effetto, spiega l'indagine, di una sovrapposizione con l’immaginario disneyano e con la cultura pop di Hollywood, che negli anni ha finito per riscrivere l’iconografia del mito più della lettura del testo.
La cultura pop
«Il nostro bagaglio omerico è stato cannibalizzato dalla cultura pop», commenta Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. Secondo Trovato la classicità resta un patrimonio identitario che ha contribuito a definire il modo in cui ancora oggi si raccontano le storie, e i dati dell’indagine segnalano l’utilità di un ritorno diretto ai testi, senza affidarsi ai ricordi mediati da cinema e cartoni animati. Un problema che, secondo diversi insegnanti di lettere, non riguarda solo la lettura in sé ma il modo in cui i classici arrivano oggi in aula: spesso attraverso riassunti, sintesi online o adattamenti, più che attraverso il testo integrale.
Anche la cronologia del viaggio ne esce riscritta. Il 72% descrive il peregrinare di Ulisse come un ventennio ininterrotto di battaglie contro mostri marini e naufragi, ignorando che il computo si divide tra i dieci anni di guerra a Troia e otto trascorsi fermo, non in mare aperto ma sulle isole di Circe e Calipso. Le due maghe, va detto, finiscono spesso confuse tra loro: il 68% le scambia, attribuendo indifferentemente all’una o all'altra la trasformazione dell’equipaggio in maiali e la prigionia di sette anni, quando in realtà è Circe a compiere la metamorfosi ed è Calipso a trattenere l’eroe.
Il vagare di Ulisse
Sulle ragioni di tanto vagare, poi, il 79% immagina un Ulisse mosso dal desiderio di esplorare nuovi mondi (un tratto che appartiene a Dante, non a Omero) più che dal bisogno di tornare a Itaca dalla moglie. È una lettura che finisce per travolgere anche lei: Penelope diventa per il 64% una lavoratrice a maglia o all’uncinetto, tecniche assenti nella Grecia antica, al posto della tessitrice al telaio che inganna i Proci lavorando al sudario di Laerte. Non se la passano meglio i mostri dello Stretto di Messina: Scilla e Cariddi si trasformano per il 63% in isole o in maghe rivali, anziché nei due giganteschi mostri marini della tradizione omerica. E lo stesso vale per Telemaco, che il 71% immagina ancora bambino e indifeso, quando nel poema è un ventenne che affronta da solo il viaggio a Pilo e Sparta in cerca di notizie del padre, per poi combattere al suo fianco contro i Proci al ritorno.
Ulisse, alla fine, un errore lo paga sempre: il suo fu gridare il nome vero a Polifemo. Il nostro, forse, è aver dimenticato quale fosse.