Ricina, gli specialisti tedeschi sono entrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella
di Ettore SaladiniInizia il sopralluogo degli specialisti tedeschi nella palazzina celeste di via Risorgimento, a Pietracatella, in Molise, dove fino allo scorso dicembre vivevano Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi, avvelenate con la ricina prima di Natale. È stato diffuso un video in cui vengono rimossi i sigilli sulla porta della casa. Sulle tracce del veleno, direttamente dalla Germania, ci sono gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino e della polizia federale tedesca (Bka) insieme agli agenti della squadra mobile di Campobasso e della Scientifica di Roma. L’obiettivo è trovare tracce della potente tossina che ha ucciso le due donne di 16 e 50 anni. Un’operazione senza precedenti in Italia, con apparecchiature hi-tech per passare al setaccio la casa. Si cerca ovunque: mobili, abiti, oggetti presenti nell’abitazione e persino nei sifoni.
Avvelenate dalla ricina, i tecnici di Berlino entrano nella casa di Pietraca…
Inizia il sopralluogo degli specialisti tedeschi nella palazzina celeste di via Risorgimento, a Pietracatella, in Molise, dove fino allo scorso dicembre vivevano Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi, avvelenate con la ricina prima di Natale. È stato diffuso un video in cui vengono rimossi i sigilli sulla porta della casa. Sulle tracce del veleno, direttamente dalla Germania, ci sono gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino e della polizia federale tedesca (Bka) insieme agli agenti della squadra mobile di Campobasso e della Scientifica di Roma. L’obiettivo è trovare tracce della potente tossina che ha ucciso le due donne di 16 e 50 anni. Un’operazione senza precedenti in Italia, con apparecchiature hi-tech per passare al setaccio la casa. Si cerca ovunque: mobili, abiti, oggetti presenti nell’abitazione e persino nei sifoni.
Avvelenate dalla ricina, i tecnici di Berlino entrano nella casa di Pietracatella
Le analisi del pool tedesco
“L’attività congiunta di specialisti dell’RKI, Polizia italiana e Polizia tedesca non darà risultati immediati”, dice la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, presente sul posto. “I tamponi che saranno acquisiti dovranno essere processati in Germania”.
La procura – dopo aver coinvolto il professor Carlo Locatelli del Centro antiveleni di Pavia, la struttura che ha scoperto la ricina nel sangue delle vittime – ha scelto di includere anche gli esperti tedeschi perché sono specialisti all’avanguardia nello studio dei veleni, in grado di individuare tracce di ricina anche a distanza di mesi.
Le operazioni, al contrario delle prime indiscrezioni, non saranno seguite da remoto da avvocati e consulenti. Solo uno di loro, un consulente dell’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, il marito di Antonella e padre delle due figlie, è entrato nella casa per seguire direttamente il sopralluogo. A tutti sarà consegnato il video completo al termine del lavoro.
Gli inviati del Robert Koch Institute, il dottor Christian Herzog e la dottoressa Silvia Worbs, sono in Italia da alcune settimane: i laboratori di Berlino hanno già analizzato i campioni biologici raccolti durante le autopsie delle vittime e il sangue di Alice Di Vita, sorella di Sara, e Gianni Di Vita, prelevato a inizio luglio.
Gli stessi esperti cercano tracce della ricina anche negli alimenti sequestrati a casa dei Di Vita negli ultimi giorni di dicembre e nei primi giorni di gennaio. Alimenti che, sempre a inizio luglio, sono stati trasportati dal Molise alla Germania.
Le indagini della procura di Larino
Accelerano le indagini dei magistrati di Larino. Al momento si procede contro ignoti per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo venefico. La procuratrice Elvira Antonelli ha condotto personalmente nuovi interrogatori. Sono stati sentiti una professoressa che conosceva la famiglia e il marito. Martedì, invece, è stata ascoltata la donna di Pietracatella denunciata nelle scorse settimane per favoreggiamento. La signora avrebbe mentito, negando tensioni tra Gianni Di Vita e la moglie Antonella, circostanza che sarebbe poi emersa dalle chat WhatsApp tra i due coniugi.
L’autopsia che scagiona i medici
Il secondo fronte è quello medico. L’autopsia depositata a giugno tende a scagionare i cinque dottori dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, indagati per omicidio colposo. Per i consulenti — Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli — nessuna terapia alternativa avrebbe potuto salvare le due donne. Tre le ragioni: la quantità di tossina era troppo elevata, non esiste un antidoto specifico e il decorso clinico è stato troppo rapido. Le analisi chimico-tossicologiche hanno inoltre confermato gli accertamenti del Centro antiveleni Maugeri di Pavia: l’esposizione alla ricina sarebbe avvenuta per via orale. I primi sintomi, comparsi la mattina di Natale, fanno risalire la possibile assunzione del veleno tra il 23 e il 24 dicembre.
Gli interrogativi
Sono tanti gli interrogativi che avvolgono la vicenda. Per ora la certezza è una: madre e figlia hanno ingerito della ricina. Un veleno inodore, incolore, insapore e privo di antidoto. Forse il 23 o il 24 dicembre dell’anno scorso. Forse non una sola volta. In ogni caso, il 26 dicembre le condizioni sono precipitate fino alla morte nei giorni successivi.
Ma com’è stata somministrata? Era destinata a loro? Oppure anche al padre, che si è salvato? Le analisi iniziali hanno confermato la negatività di Gianni Di Vita al veleno, senza però escludere che possa averne ingerito. L’esito negativo, infatti, potrebbe dipendere dalla degradazione della tossina dovuta al tempo trascorso. In altre parole, anche se l’avesse assunta, oggi sarebbe impossibile dimostrarlo. L’uomo, dal canto suo, sostiene di essersi sentito male in quei giorni.
E ancora:il veleno era destinato all’intera famiglia, compresa Alice?La figlia maggiore partecipò a pranzi e cene durante le festività, tranne la sera del 23 dicembre, quando si trovava in un pub con alcuni amici. Infine, come è entrata la ricina in casa Di Vita? Dove era nascosta?
Tutte domande a cui le analisi del pool tedesco e le indagini della procura proveranno a dare una risposta.