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Caso Delmastro, Nello Rossi: “Un pasticcio giuridico. Può arrivare alla Consulta”

Il magistrato, già avvocato generale in Cassazione, componente del Csm e segretario dell’Anm: “Di certo c’è un’esigenza difensiva forte ma, come dice la Costituzione, la garanzia del parlamentare va tutelata. È un guazzabuglio”
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«Dramma o più probabilmente tragicommedia in più atti». Nello Rossi, già avvocato generale in Cassazione, componente del Csm e segretario dell’Anm, sintetizza così quanto sta avvenendo alla Camera sul caso Delmastro, che vede l’ex sottosegretario alla Giustizia, non indagato, ma coinvolto nell’ambito dell’indagine sul caso Bisteccheria d’Italia.

È giusto che i commissari della giunta possano visionare le conversazioni Whatsapp contenute nel telefono sequestrato a Mauro Caroccia, socio in affari di Delmastro?

«La procura di Roma ritiene che queste chat siano utili per capire meglio la natura dei rapporti interni tra la società 5 Forchette, che gestisce la Bisteccheria d’Italia, e soggetti esterni, in particolare i membri del clan Senese di cui Caroccia sarebbe prestanome. Per questo la procura aveva chiesto di poterle acquisire. Francamente il diniego di autorizzazione, da parte della giunta, mi è sembrato molto causidico».

«Dramma o più probabilmente tragicommedia in più atti». Nello Rossi, già avvocato generale in Cassazione, componente del Csm e segretario dell’Anm, sintetizza così quanto sta avvenendo alla Camera sul caso Delmastro, che vede l’ex sottosegretario alla Giustizia, non indagato, ma coinvolto nell’ambito dell’indagine sul caso Bisteccheria d’Italia.

È giusto che i commissari della giunta possano visionare le conversazioni Whatsapp contenute nel telefono sequestrato a Mauro Caroccia, socio in affari di Delmastro?

«La procura di Roma ritiene che queste chat siano utili per capire meglio la natura dei rapporti interni tra la società 5 Forchette, che gestisce la Bisteccheria d’Italia, e soggetti esterni, in particolare i membri del clan Senese di cui Caroccia sarebbe prestanome. Per questo la procura aveva chiesto di poterle acquisire. Francamente il diniego di autorizzazione, da parte della giunta, mi è sembrato molto causidico».

Perché?

«Dalla giunta è arrivata una motivazione molto formale. È normale che la procura le abbia chieste in termini generali perché nel momento in cui ha avanzato la richiesta di autorizzazione stava lavorando al buio».

Come si possono conciliare però le prerogative di un deputato non indagato con il diritto di difesa di un indagato che ritiene che quel materiale possa scaglionarlo?

«Bisogna stare attenti su questo terreno, i parlamentari non devono abusare delle loro prerogative. Per esempio, l’immunità parlamentare è stata cancellata perché c’era stato un abuso mentre in altri paesi europei continua a vivere».

Intanto il presidente Dori ha deciso, nonostante la frenata del presidente della Camera Lorenzo Fontana, si far comunque visionare le chat ai componenti della giunta per le autorizzazioni.

«Colpo di scena su colpo di scena. La difesa ha ampi diritti. Oggi noi non sappiamo cosa ci sia scritto nelle chat, né se si tratti di testi liberamente trascritti, di screenshot o di copie forensi. Non siamo perciò in grado di verificare fino in fondo la genuinità della fonte. Sarà la giunta a stabilirlo. Di certo c’è un’esigenza difensiva molto forte ma anche la garanzia del parlamentare va tutelata perché è una garanzia intensa prevista dalla Costituzione. Si è arrivati a un guazzabuglio giuridico».

Cosa bisogna fare adesso?

«La speranza è che la giunta adesso prenda una decisione che non sia formalistica perché non si può invocare un’astratta riservatezza del parlamentare su interessi meramente economici e su questioni gestionali del tutto al di fuori dal suo lavoro politico».

Delmastro però ha fatto un’altra mossa. Ha inoltrato lui le chat alla procura ma anche in questo caso serve l’autorizzazione del Parlamento affinché possano essere visionate.

«I colpi di scena potrebbero non essere finiti. Se la Camera continua a ritenere precluso l’accesso alle chat, la procura di Roma può sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Oppure invocare la vecchia regola secondo cui, se le chat sono di corrispondenza, tanto il mittente quanto il destinatario di una lettera sono liberi di divulgarne il contenuto. Utilizzando così sia le chat messe a disposizione dalla difesa sia quelle depositate dal parlamentare».

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