Lavatrici, cellulari e tv: il diritto alla seconda vita che arriva dall’Europa
di Giulia D'AleoNella società dei consumi il paradigma appare naturale: è rotto, dunque va sostituito. D’altronde saper mettere mano a un tostapane è ormai un’attività per pochi, far aggiustare la lavatrice costa spesso quanto comprarne una nuova e che lo smartphone risulti superato in un paio d’anni viene messo in conto al momento dell’acquisto. Ma la logica “usa e getta” rischia di cedere il passo di fronte a una rivoluzione, come la definiscono, senza mezzi termini, consumatori e operatori del settore: il diritto alla riparazione.
La direttiva del 2023
L’Unione europea lo ha sancito due anni fa con una direttiva, gli Stati membri devono recepirla entro domani. Il principio è semplice: se un bene rotto è tecnicamente riparabile, i produttori sono obbligati ad aggiustarlo sempre, anche al di fuori della garanzia. Così si riducono gli sprechi prematuri e si dichiara battaglia all’obsolescenza programmata: basta limitare di proposito la durata dei prodotti per far sì che la gente ne compri di nuovi. I…
Nella società dei consumi il paradigma appare naturale: è rotto, dunque va sostituito. D’altronde saper mettere mano a un tostapane è ormai un’attività per pochi, far aggiustare la lavatrice costa spesso quanto comprarne una nuova e che lo smartphone risulti superato in un paio d’anni viene messo in conto al momento dell’acquisto. Ma la logica “usa e getta” rischia di cedere il passo di fronte a una rivoluzione, come la definiscono, senza mezzi termini, consumatori e operatori del settore: il diritto alla riparazione.
La direttiva del 2023
L’Unione europea lo ha sancito due anni fa con una direttiva, gli Stati membri devono recepirla entro domani. Il principio è semplice: se un bene rotto è tecnicamente riparabile, i produttori sono obbligati ad aggiustarlo sempre, anche al di fuori della garanzia. Così si riducono gli sprechi prematuri e si dichiara battaglia all’obsolescenza programmata: basta limitare di proposito la durata dei prodotti per far sì che la gente ne compri di nuovi. In fase di progettazione, la prassi dovrà essere opposta: oggetti durevoli, smontabili, facilmente riparabili.
Le tonnellate di rifiuti
La posta in gioco è alta, perché lo smaltimento precoce di beni recuperabili, stima la Commissione europea, genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti e costa alle famiglie 12 miliardi di euro.“Le persone vorrebbero riparare – assicura Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale, presente sui social come “Eco narratrice” – ma mi dicono: non sono capace, mi costa più che comprarlo nuovo, non so a chi rivolgermi”. Per far sì che la sostituzione risulti meno appetibile, la direttiva stabilisce che la riparazione possa essere offerta gratuitamente o al più a un prezzo “ragionevole”, così come ragionevoli devono essere anche le tempistiche. “Sono definizioni molto vaghe ed estremamente relative”, mette in guardia Nicoli. E nel caso in cui la riparazione non fosse possibile, il produttore potrà offrire al consumatore un bene ricondizionato.
Lavatrici e smartphone
L’elenco dei prodotti è già lungo e verrà ampliato nei prossimi anni, seppur le tempistiche siano al momento vaghe: grandi elettrodomestici come lavatrici, ma anche aspirapolveri, biciclette elettriche e dispositivi personali come gli smartphone. E in quest’ultima categoria che si segna il cambio di marcia più epocale, perché la prassi di bloccare il software per impedire le riparazioni in laboratori terzi o di usare ricambi compatibili viene esplicitamente vietata. Non solo: i produttori saranno tenuti a mettere a disposizione dei clienti e dei riparatori indipendenti i pezzi di ricambio originali. “Prima eravamo ai margini del processo, adesso siamo messi finalmente al centro dell’assistenza” festeggia il presidente Cna riparatori elettrodomestici, Mattia Borghi. Che sottolinea un altro cambio di passo: “I produttori sono ora obbligati a rendere disponibili i manuali al di fuori della propria rete di service. Le informazioni diventano finalmente condivise”.
E, nel caso in cui il prodotto risulti difettoso durante il periodo di garanzia, il consumatore potrà scegliere se sostituirlo o ripararlo: in caso di riparazione, la garanzia si allunga di un anno. “In questo i produttori, soprattutto le multinazionali, giocano ancora un ruolo importante rispetto alle piccole aziende come le nostre”, fa presente Borghi: “sapendo quando il prodotto andrà fuori garanzia, cercheranno di vendere dei pacchetti di estensione prima della scadenza”.
La piattaforma europea
Entro il 31 luglio del 2027, inoltre, dovrà essere realizzata una piattaforma online europea per consentire ai consumatori di trovare riparatori, venditori di beni ricondizionati o iniziative partecipative di riparazione come i Repair Café. “Una buona notizia che apre alla concorrenza in un mercato in cui non ce n’è molta”, continua Borghi. I consumatori italiani, però, dovranno contenere l’entusiasmo per un po’: la misura non ancora è in vigore, perché il termine per il decreto legislativo, che modificherà il Codice del Consumo, è stato prorogato di altri 3 mesi. “Ora è fondamentale che il recepimento della direttiva sia accompagnato da un’efficace attività di informazione e controllo", rileva il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, “affinché questi nuovi diritti non rimangano solo sulla carta ma diventino uno strumento concreto di tutela per milioni di consumatori italiani”.