LONDRA - “Meredith era una ragazza molto intelligente e raffinata, ma era anche divertente e giocherellona. Ascoltavamo musica insieme e uscivamo a ballare. Le piaceva divertirsi. Credo che apprezzerebbe questo mio spettacolo comico, perché affronta il significato dell'essere una giovane donna ed è sincero. Credo che Meredith lo troverebbe proprio divertente!”.
A parlare è Amanda Knox, la 39 enne americana accusata e inizialmente condannata per aver partecipato all’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia nel 2007, con la quale condivideva un appartamento, per poi essere finalmente assolta nel 2015 dalla Corte di Cassazione. Ora, Knox sta promuovendo il suo nuovo show, una stand-up comedy di nome Cartwheel, che andrà in scena al celebre Fringe Festival di Edimburgo dal 7 al 17 agosto. E per l’occasione ha rilasciato una lunga intervista al Telegraph in cui parla ampiamente dell’assassinio di Meredith e di quello che prova ancora oggi.
Le capriole in questura
Il ti…
LONDRA - “Meredith era una ragazza molto intelligente e raffinata, ma era anche divertente e giocherellona. Ascoltavamo musica insieme e uscivamo a ballare. Le piaceva divertirsi. Credo che apprezzerebbe questo mio spettacolo comico, perché affronta il significato dell'essere una giovane donna ed è sincero. Credo che Meredith lo troverebbe proprio divertente!”.
A parlare è Amanda Knox, la 39 enne americana accusata e inizialmente condannata per aver partecipato all’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia nel 2007, con la quale condivideva un appartamento, per poi essere finalmente assolta nel 2015 dalla Corte di Cassazione. Ora, Knox sta promuovendo il suo nuovo show, una stand-up comedy di nome Cartwheel, che andrà in scena al celebre Fringe Festival di Edimburgo dal 7 al 17 agosto. E per l’occasione ha rilasciato una lunga intervista al Telegraph in cui parla ampiamente dell’assassinio di Meredith e di quello che prova ancora oggi.
Le capriole in questura
Il titolo del suo spettacolo, Cartwheel ("Capriola"), richiama indiscrezioni di stampa secondo cui Knox avrebbe fatto delle capriole nella questura dopo la morte della sua amica - a un giornalista avrebbe poi dichiarato: “Non ho mai fatto una capriola. Ho fatto la spaccata”. Un comportamento insolito insieme ad altre due reazioni anomale, che molti considerarono all’epoca come un segno della sua colpevolezza nell’omicidio della sua amica e coinquilina. Lo spettacolo di stand-up comedy in questione verge proprio su come Knox possa spiegare ai propri figli la sua ingiusta detenzione.
Con la figlia in Italia
Come racconta il quotidiano britannico, sua figlia Eureka Muse ha accompagnato Knox quando è tornata in Italia per cercare una riconciliazione con Giuliano Mignini, il pubblico ministero che l'aveva accusata di aver ucciso Kercher nell'ambito di una sorta di gioco sessuale demoniaco. Il documentario di Knox sul loro incontro è uscito a gennaio. Tuttavia, Knox afferma di aver fatto tutto il possibile per proteggere sua figlia e il figlio di due anni Echo dal suo passato oscuro: “Ma porto sempre con me una certa tristezza”.
La stand up comedy
Oggi Knox vive sull'isola di Vashon-Maury, nello stato di Washington, e ha inaugurato il suo nuovo spettacolo in alcuni piccoli locali della zona. Secondo un giornale locale, l'esibizione è andata molto bene in un cabaret, davanti a un pubblico di circa 30 persone. “Sono partita per l'Italia a vent'anni, prima di avere l'occasione di andare a vedere spettacoli di stand-up nei bar. Così, proprio nel periodo in cui avrei dovuto avvicinarmi a questo tipo di comicità dal vivo, ero in prigione”, ricorda Knox, che inizialmente voleva realizzare uno spettacolo sulla maternità, non su un omicidio. Tuttavia, alcuni suoi amici comici l’hanno convinta ad affrontare fin da subito il tema della sua ingiusta condanna: “Mi hanno detto: ‘Ehi, è una regola fondamentale della comicità. Devi affrontare subito l'elefante nella stanza’”.
La linea invalicabile
Knox, però, tiene a precisare che c'è una cosa sulla quale non scherzerà mai: “Sulla morte di Meredith”, sottolinea al Telegraph, “faccio molte battute sul modo in cui sono stata demonizzata, ma non scherzo sul suo omicidio. Per me quella è una linea invalicabile”. Ma i familiari di Meredith Kercher, secondo il loro avvocato Francesco Maresca, non sono d’accordo e hanno bollato la stessa idea di uno spettacolo di stand-up di Knox come “offensiva e deplorevole”. Maresca ha aggiunto che la famiglia Kercher è “senza parole” e ha accusato Knox di realizzare “libri e programmi televisivi che non parlano mai della vita di Meredith, ma solo della sua morte”.
“La ferita ancora aperta”
Secondo l’americana si tratta di un'accusa “assolutamente ingiusta”. Knox sostiene di non aver avuto alcun contatto con la famiglia della ragazza inglese uccisa: “Se dovessero raggiungermi direttamente per parlare dello spettacolo, vorrei assolutamente confrontarmi con loro”, dichiara, “una ferita ancora aperta per me è il fatto di non aver mai avuto la possibilità di parlare con loro. Presumo che credano ancora che io sia colpevole. Mi piacerebbe davvero instaurare un dialogo, ma non permetterò che la mia vita sia dettata da ciò che loro desiderano per me. Condividiamo un dolore, ed entrambe abbiamo conosciuto una persona reale che è morta e che, prima di tutto, appartiene ai suoi familiari. Ma anch'io sono una persona. Ho vissuto la mia vita e ho il diritto di raccontare la mia storia. Meredith è una parte importante di quella storia e credo di renderle onore”.
La vicenda di Rudy Guede
Infine, Knox ha parlato anche di Rudy Guede, l'assassino di Meredith Kercher, scarcerato nel 2021. L'anno scorso è tornato in tribunale, imputato in un processo per un presunto stupro commesso dopo la sua liberazione (lui nega le accuse): “Sinceramente, alla notizia ho provato rabbia”, risponde Amanda al Telegraph, “Guede è mai stato nemmeno incriminato per gran parte dei reati che ha commesso contro Meredith e contro di me... È stato rimesso in libertà prima del dovuto, prima di aver completato un vero percorso di riabilitazione. Mi esaspera il fatto che il mondo sia stato così pronto a trovare attenuanti con lui e così determinato nel voler dimostrare che fossi io la colpevole. Meredith non avrebbe mai dovuto essere uccisa. Guede era stato arrestato cinque giorni prima di commettere quel delitto. Era stato trovato in possesso di refurtiva e di un'arma, ma non fu mai incriminato. Ancora oggi non riesco a capire perché Rudy Guede non sia mai stato chiamato pienamente a rispondere delle proprie azioni”.