Il disagio dei giovani che esplode nella violenza. Nel 2025 vittima un ragazzo su quattro
di Maria Novella De LucaBaby criminali o figli di un malessere che porta alla devianza? Ragazzi e ragazze che delinquono come se fossero adulti – e dunque imputabili sempre – o giovanissimi che nella violenza vedono l’unico modo di esprimere la loro rabbia non compresa, non capita, anzi “non intercettata prima che esploda”, come suggerisce lo psicoterapeuta Damiano Rizzi nel libro “Adolescenza, parliamone”.
Che il mondo giovanile fosse drammaticamente cambiato negli anni della clausura imposta dal Covid, dando luogo a quella che anche l’Oms ha definito una “pandemia psichiatrica”, è un fenomeno ben noto a chi della salute mentale degli adolescenti si prende cura, a partire dalla frontiera dei pronto soccorso.
Ma il dato ormai certificato è che da tutto quel disagio è scaturita un’esplosione di violenza.…
Baby criminali o figli di un malessere che porta alla devianza? Ragazzi e ragazze che delinquono come se fossero adulti – e dunque imputabili sempre – o giovanissimi che nella violenza vedono l’unico modo di esprimere la loro rabbia non compresa, non capita, anzi “non intercettata prima che esploda”, come suggerisce lo psicoterapeuta Damiano Rizzi nel libro “Adolescenza, parliamone”.
Che il mondo giovanile fosse drammaticamente cambiato negli anni della clausura imposta dal Covid, dando luogo a quella che anche l’Oms ha definito una “pandemia psichiatrica”, è un fenomeno ben noto a chi della salute mentale degli adolescenti si prende cura, a partire dalla frontiera dei pronto soccorso.
Ma il dato ormai certificato è che da tutto quel disagio è scaturita un’esplosione di violenza. Rispetto alla quale, oggi, la risposta istituzionale è repressiva, a cominciare dal disegno di legge sulla revisione della imputabilità dei minorenni approvato da Consiglio dei ministri. Disegno di legge che dovrà adesso passare il vaglio di Camera e Senato, ma il cui centro ideologico è molto chiaro: non importa quale sia l’età di chi compie un reato, la sua imputabilità è sempre possibile a partire dai 14 anni. Un rovesciamento totale della giurisprudenza attuale. Ma servirà la “repressione” a fermare la violenza sempre più diffusa tra gli adolescenti e da parte degli adolescenti?
Coltelli, risse, aggressioni
I numeri sono allarmanti: negli ultimi dieci anni ad esempio (dunque già prima del Covid) i sequestri di armi bianche tra i giovanissimi sono aumentati del 455% soltanto a Milano, come rivelava il report sulla violenza giovanile di Save the Children del marzo scorso. Ma è la fotografia del rapporto Espad Italia 2025 (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) su circa 17mila teenager a raccontare in modo ancora più capillare quanto tra gli adolescenti “la violenza non sia un’eccezione, ma un’esperienza diffusa”.
Nel 2025, il 43,4% degli studenti e delle studentesse tra i 15 e i 19 anni (più di un milione) riferisce, infatti, di aver agito o subito almeno una azione violenta, ma il 14,2% dei ragazzi intervistati (oltre 350 mila) segnala due o più episodi di aggressività ricevuta o messa in atto. Il divario di genere è netto: 49,8% tra i ragazzi, 37,2% tra le ragazze. Il comportamento più diffuso resta la partecipazione a risse, riferita dal 38,3% degli studenti (43,9% tra i maschi, 33,1% tra le femmine). Seguono le risse di gruppo, che coinvolgono l’11,9% degli studenti, pari a quasi 300mila ragazzi e ragazze, il danneggiamento di beni nel 5,9% dei casi e le ferite bisognose di cure mediche il 5,0%.
Colpire i prof, minacciare con le armi
Triplicano dal 2018 al 2025 alcuni indicatori ad alta criticità, come l’aver colpito un insegnante (dall’1,2% al 3,6%) e la minaccia di un’arma per ottenere qualcosa che sale dall’1,4% del 2018 al 3,5% del 2025. In entrambi i casi, la prevalenza maschile risulta più che doppia rispetto a quella tra le femmine: rispettivamente 5,1% contro 2,1%.
Accanto ai comportamenti agiti c’è la violenza esibita. Nel 2025, 332 mila studenti hanno assistito a una scena ripresa con il cellulare o l’hanno filmata personalmente: il 11,8% come spettatore, il 3,8% dietro l’obiettivo. È il valore più elevato mai registrato dalla serie Espad Italia, oltre il doppio rispetto al 6,0% del 2018.
Vite difficili dietro la devianza
La quota di adolescenti coinvolti in episodi di violenza raggiunge il 48,1% tra quanti segnalano difficoltà nel rapporto con gli insegnanti, a fronte del 19,5% tra chi non le riporta. In presenza di problemi con i genitori il numero di giovani aggressivi è del 43,1% contro il 21,2%. di chi vive situazioni serene in famiglia. Infine la prevalenza di chi mette in atto comportamenti violenti tocca il 58,3%tra chi afferma di subire atti di bullismo online.
Dunque il punto è questo: compie atti devianti chi arriva, spesso, da una situazione di disagio. “La violenza tra pari non è un fatto episodico, attraversa la quotidianità di una quota ampia di adolescenti”, ha spiegato Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca Cnr e responsabile di Espad Italia. “Preoccupano gli indicatori più gravi in crescita come l’uso di armi, le aggressioni agli insegnanti, ben sopra i livelli pre-pandemici, e la progressiva normalizzazione della violenza come contenuto da guardare e condividere. I dati dicono anche dove intervenire: la violenza si concentra dove le relazioni si incrinano, a scuola come in famiglia. La risposta deve essere strutturale: competenze emotive, educazione digitale e un lavoro costante sulle dinamiche di gruppo, mettendo in rete scuola, famiglie e servizi territoriali”.
Psicoterapia soltanto per pochi
Appunto. Ma di fronte a questa – preoccupante – classifica - c’è però un altro dato che bisogna citare: in Italia nemmeno il 20% degli adolescenti riesce ad accedere alla psicoterapia gratuita. E la famosa educazione alle relazioni e all’affettività - che nelle scuole potrebbe costituire il luogo dove affrontare le pulsioni violente prima che esplodano, resta in Italia un drammatico tabù.