Ai nostri ragazzi fragili serve empatia non punizione
di di Ignazio ArdizzoneAttualmente ci sono due proposte di legge che riguardano la giustizia minorile: una che ha l’obiettivo di modificare l’età imputabile dai quattordici ai tredici anni che è da approvare e quella approvata il 23 luglio scorso che si occupa dell’imputabilità per modificarne i modi dell’accertamento giudiziale. La condizione di non imputabilità deve divenire oggetto di prova da parte del minorenne come accade di regola con i maggiorenni.
Il punto più alto del fallimento
Come afferma l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia è probabile che le due proposte possano incontrarsi sia per cancellare la specificità della giustizia minorile che per preparare il terreno all’abbassamento dell’età imputabile. Entrambe le prop…
Attualmente ci sono due proposte di legge che riguardano la giustizia minorile: una che ha l’obiettivo di modificare l’età imputabile dai quattordici ai tredici anni che è da approvare e quella approvata il 23 luglio scorso che si occupa dell’imputabilità per modificarne i modi dell’accertamento giudiziale. La condizione di non imputabilità deve divenire oggetto di prova da parte del minorenne come accade di regola con i maggiorenni.
Il punto più alto del fallimento
Come afferma l’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia è probabile che le due proposte possano incontrarsi sia per cancellare la specificità della giustizia minorile che per preparare il terreno all’abbassamento dell’età imputabile. Entrambe le proposte rappresentano a mio parere il punto di arrivo più alto del fallimento della società e della politica italiana nel leggere e comprendere cosa sta succedendo nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e quali siano le nostre responsabilità nell’aver creato le condizioni per scenari e situazioni che, come conseguenza, suscitano reazioni irrazionali e scomposte da parte del mondo adulto. Tutto quello che si sta ipotizzando in termini di controllo e sanzioni nei confronti del mondo giovanile e penso anche alla regolazione dell’uso dei social che presto arriverà anche da noi, è caratterizzato da impulsività, da una completa ignoranza del funzionamento biopsicosociale del bambino e dell’adolescente e soprattutto da una completa deresponsabilizzazione degli adulti in tutte le loro declinazioni, sulle cause sociali, economiche e psicologiche alla base di comportamenti violenti e di dipendenza.
I comportamenti contro la società
Come neuropsichiatri infantili siamo sempre più spesso chiamati nei pronto soccorso, spesso accanto alle forze dell’ordine, a decidere se ragazze e ragazzi, è vero sempre più giovani, soffrono psichicamente o sono dei delinquenti. È il grande tema dell’antisocialità, dei comportamenti contro la società. Un tema che ci pone ormai quotidianamente di fronte al rischio di cancellare i diritti fondamentali relativi alla salute mentale dei bambini e degli adolescenti. È vero, invece, che quando nella confusione di un pronto soccorso, di fronte ad atteggiamenti violenti, accanto a colleghi che devono intervenire su patologie organiche gravi, riusciamo a ricostruire storie, vite, famiglie, ci rendiamo conto di quanto la società e l’ambiente siano stati e siano psichicamente traumatici e che l’intreccio tra sofferenza psichica e comportamento violento esiste in modo incontestabile.
La crescita di sentimenti di invidia, vergogna e rabbia
In molti di queste ragazze e ragazzi il nesso si è però perso, oppure è più semplice non riconoscerlo, e così, tristemente e volte inconsapevolmente, si perde la strada di una possibile cura e riabilitazione e si apre quella di strutture che consolideranno l’identità delinquenziale e “cattiva” di molti di questi soggetti. Se potessi inviterei politici, ministri dell’istruzione e della salute, forze dell’ordine, giuristi, il mondo della stampa e della cultura a riflettere su come la società abbia nutrito e faccia crescere sentimenti di invidia, vergogna e rabbia che portano alla creazione di circoli vergogna/furia che sono alla base di gran parte di quei comportamenti violenti che proliferano in situazioni di indigenza, emarginazione, scarsa scolarizzazione, in situazioni di sofferenza, vergogna e rabbia che si trasmette attraverso le generazioni.
Donld Winnicott e Axel Honneth
Li inviterei a leggere, tra gli altri, Donald Winnicott uno psicoanalista dell’infanzia e dell’adolescenza e il sociologo e filosofo Axel Honneth. Il primo ci ha insegnato che per il ragazzo antisociale l’ambiente è tutto e che la distruttività nasce dal non essere riconosciuti. Il secondo ci ha spiegato come dal non riconoscimento nasca la reificazione. Queste ragazze e questi ragazzi dimenticano che la relazione si fonda su empatia e partecipazione emotiva e considerano gli altri uno strumento, una cosa e a una cosa si può fare di tutto. È su questo che dobbiamo ragionare e sul perché mancanza di riconoscimento e reificazione compaiano sempre più precocemente.
Seminare salute mentale
Bisogna iniziare a seminare salute mentale e a consolidare il fascino per la relazione con l’altro in una alleanza istituzioni, famiglie e sanitari, che inizi dalle scuole dell’infanzia, prosegua fino alle elementari per arrivare alle scuole medie che attualmente rappresentano il buco nero della scuola italiana. Il luogo in cui sopraffatti da una marea ansiosa ragazze e ragazzi iniziano a manifestare i primi segni di sofferenza psichica e comportamenti disfunzionali. Proponiamo leggi che sostengano il riconoscimento del bambino e dell’adolescente e non la sua reificazione.