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Cos’è l’identità alias e come funziona

Uno strumento per prevenire discriminazioni, favorire l’inclusione e tutelare il benessere psicologico delle persone non binarie e transgender
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L’identità alias è una realtà sempre più diffusa. Uno strumento pensato per tutelare i diritti delle persone transgender e non binarie. L’ultima novità arriva da Genova: la giunta della sindaca Silvia Salis ha approvato il riconoscimento dell’identità alias per i dipendenti del Comune, consentendo l’utilizzo del nome di elezione su badge e indirizzi e-mail. Il prossimo passo sarà estendere la misura anche agli utenti dei servizi comunali. In futuro, quindi, le persone transgender potranno utilizzare il nome in cui si identificano anche su tessere delle biblioteche, abbonamenti ai mezzi pubblici e altri documenti interni.

Cos’è l’identità alias

Identità alias, profilo alias e carriera alias. Tre espressioni che indicano lo stesso princip…

L’identità alias è una realtà sempre più diffusa. Uno strumento pensato per tutelare i diritti delle persone transgender e non binarie. L’ultima novità arriva da Genova: la giunta della sindaca Silvia Salis ha approvato il riconoscimento dell’identità alias per i dipendenti del Comune, consentendo l’utilizzo del nome di elezione su badge e indirizzi e-mail. Il prossimo passo sarà estendere la misura anche agli utenti dei servizi comunali. In futuro, quindi, le persone transgender potranno utilizzare il nome in cui si identificano anche su tessere delle biblioteche, abbonamenti ai mezzi pubblici e altri documenti interni.

Cos’è l’identità alias

Identità alias, profilo alias e carriera alias. Tre espressioni che indicano lo stesso principio: permettere alle persone di utilizzare, nei rapporti con una determinata organizzazione, il nome con cui si identificano anche se non è ancora stato rettificato all’anagrafe. Si tratta di uno strumento per prevenire discriminazioni, favorire l’inclusione e tutelare il benessere delle persone durante il percorso di affermazione di genere.

In concreto, è possibile chiedere che sui documenti interni dell’organizzazione – come badge, libretti universitari, elenchi, indirizzi e-mail o tessere di servizio – compaia il proprio nome di elezione e non quello sulla carta di identità.

L’identità alias non modifica i dati anagrafici ufficiali e non produce effetti giuridici su documenti, certificati, contratti o altri atti con valore legale. Vale esclusivamente nei rapporti con l’ente che decide di adottarla.

Nelle scuole e nelle università consente agli studenti di sostenere esami, comparire negli elenchi e interagire con docenti e colleghi utilizzando il nome e i pronomi corrispondenti alla propria identità di genere, evitando situazioni di disagio o di esposizione involontaria.

Quando si può attivare

Per richiedere l’identità alias non è necessario aver concluso il percorso di affermazione di genere né aver ottenuto la rettifica anagrafica del nome e del sesso. Proprio perché l’iter sanitario e giuridico può richiedere anni, questo strumento permette di vivere la quotidianità con un’identità coerente con quella percepita anche prima del completamento del percorso.

L’iter comprende una fase di valutazione psicologica, l’eventuale terapia ormonale, possibili interventi chirurgici e, infine, il procedimento giudiziario e amministrativo per ottenere la rettifica anagrafica. Durante questo periodo dover utilizzare continuamente un nome che non corrisponde alla propria identità può provocare disagio, stress e costringere a rivelare ripetutamente la propria condizione. L’identità alias nasce proprio per ridurre queste situazioni.

Gli esempi in Italia

Tra i primi Comuni ad adottare l’identità alias per dipendenti e collaboratori c’è Milano, che ha esteso il nome di elezione anche agli abbonamenti del trasporto pubblico gestito da Atm. A Torino è prevista, tra gli altri servizi, per il trasporto pubblico e le biblioteche civiche. Iniziative analoghe sono state introdotte anche da Roma, Bologna, Firenze, Cosenza, Cagliari, Genova e altre città.

La carriera alias è ormai presente nella maggior parte delle università italiane, comprese numerose statali, non statali, telematiche e a ordinamento speciale. Le prime a introdurla sono state l’Università di Torino e la Federico II di Napoli, aprendo la strada a una pratica che negli anni si è progressivamente diffusa fino a interessare gran parte del sistema universitario italiano. Tra queste ci sono la Sapienza di Roma, l’Università di Bologna, gli atenei di Milano, Firenze, Padova e Palermo.

Non sono escluse le scuole superiori. Gli istituti che hanno adottato la carriera alias sono 536, per la maggior parte pubblici e in alcuni casi paritari.

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