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Malta, quindicenne italiano detenuto da settanta giorni. La Farnesina: “Seguiamo il caso da vicino”

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Flavio Santoiemma è stato arrestato oltre due mesi fa con l’accusa di procurato allarme bomba nella scuola che frequenta. La denuncia dei genitori: “Vive in condizioni disumane”
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Flavio Santoiemma ha quindici anni, è italiano e da oltre settanta giorni è detenuto a Malta. L’accusa delle autorità della Valletta è di procurato allarme bomba nella scuola che frequenta. Ma a preoccupare i genitori, Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso, residenti sull’isola da diverso tempo, non è il procedimento giudiziario. Quanto le condizioni in cui, sostengono, il figlio sarebbe costretto a vivere. “Se ha commesso un reato è giusto che se ne assuma la responsabilità, ma contestiamo una detenzione che viola i trattati internazionali di cui Malta fa parte”, denunciano.

Dal loro racconto emerge un quadro che definiscono “allarmante”. Tutto comincia circa due mesi fa, quando Flavio, dopo l’arresto, “viene detenuto per quattro giorni i…

Flavio Santoiemma ha quindici anni, è italiano e da oltre settanta giorni è detenuto a Malta. L’accusa delle autorità della Valletta è di procurato allarme bomba nella scuola che frequenta. Ma a preoccupare i genitori, Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso, residenti sull’isola da diverso tempo, non è il procedimento giudiziario. Quanto le condizioni in cui, sostengono, il figlio sarebbe costretto a vivere. “Se ha commesso un reato è giusto che se ne assuma la responsabilità, ma contestiamo una detenzione che viola i trattati internazionali di cui Malta fa parte”, denunciano.

Dal loro racconto emerge un quadro che definiscono “allarmante”. Tutto comincia circa due mesi fa, quando Flavio, dopo l’arresto, “viene detenuto per quattro giorni in isolamento nella sesta divisione del carcere per adulti di Corradino”. Qui, racconta il padre, “per il forte stress si è autolesionato”. Poi il trasferimento nel carcere minorile di Coors, dove “ha trascorso 35 giorni chiuso per 22 ore su 24, costretto a mangiare in piedi e, per tre giorni, a nutrirsi con le mani perché nessuno si è preoccupato di fornirgli delle posate”.

Le condizioni, aggiungono i genitori, non sono migliorate. Da circa un mese il quindicenne non trascorre più quasi tutta la giornata in cella: può guardare la televisione in un’altra stanza e passare due ore in una sala con alcuni svaghi. Ma resta comunque in isolamento. Nessun contatto con gli altri detenuti, “un’unica doccia alle 12, quando gli altri riposano”, e una cella “da 41 bis”, con un letto, un lavandino “che non funziona” e un water. Tutto sotto l’occhio delle telecamere di sorveglianza.

“Fino a che punto può affrontare questo tipo di detenzione?”, si chiede la madre. “È illegale e viola i principi umanitari”. Per il padre, l’unico elemento positivo è rappresentato dagli agenti del carcere minorile, “persone abbastanza umane che non si spiegano perché questo ragazzino sia detenuto in questo modo”. Per il resto, quella che era iniziata come una detenzione legittima si sarebbe trasformata, secondo la famiglia, in una situazione “allarmante”.

La Farnesina fa sapere che l’Ambasciata d’Italia alla Valletta ha sollevato più volte il caso con le autorità maltesi, ha visitato il ragazzo lo scorso 26 giugno e tornerà a incontrarlo domani. La prossima udienza è fissata per il 19 agosto.

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