ROMA – Non uscire nelle ore centrali. Non fare attività fisica con l’afa. Stare lontani da sole. Tenere chiusi vetri e persiane. Un passo indietro dopo l’altro, le regole contro il caldo hanno riportato di nuovo bambini e adolescenti per buona parte del tempo in casa. Al netto dei periodi di mare o montagna, l’estate con le temperature che lambiscono i 40 gradi ripropone alle famiglie alcuni dei problemi che credevamo superati con lo sfumare del Covid.
«Più piccoli sono, più i bambini faticano ad adattarsi al caldo. Le regole di non stare al sole nelle ore centrali e bere sono quindi molto importanti. La tradizione di trascorrere tutte le vacanze al mare o in campagna dai nonni è andata pressoché perduta e i tre lunghi mesi di chiusura delle scuole possono diventare ancora più lunghi, se accompagnati dal disagio per il caldo. Bisogna quindi usare un po’ di inventiva e buona volontà» spiega Teresa Mazzone, pediatra e psicoterapeuta della Società Italiana di Pediatria.
La chiave che può…
ROMA – Non uscire nelle ore centrali. Non fare attività fisica con l’afa. Stare lontani da sole. Tenere chiusi vetri e persiane. Un passo indietro dopo l’altro, le regole contro il caldo hanno riportato di nuovo bambini e adolescenti per buona parte del tempo in casa. Al netto dei periodi di mare o montagna, l’estate con le temperature che lambiscono i 40 gradi ripropone alle famiglie alcuni dei problemi che credevamo superati con lo sfumare del Covid.
«Più piccoli sono, più i bambini faticano ad adattarsi al caldo. Le regole di non stare al sole nelle ore centrali e bere sono quindi molto importanti. La tradizione di trascorrere tutte le vacanze al mare o in campagna dai nonni è andata pressoché perduta e i tre lunghi mesi di chiusura delle scuole possono diventare ancora più lunghi, se accompagnati dal disagio per il caldo. Bisogna quindi usare un po’ di inventiva e buona volontà» spiega Teresa Mazzone, pediatra e psicoterapeuta della Società Italiana di Pediatria.
La chiave che può disinnescare qualunque grado di afa è la piscina. «Rinfresca e allo stesso tempo permette di fare attività fisica» spiega Ugo Giordano, responsabile della Medicina Sportiva all’ospedale pediatrico romano Bambin Gesù.
«Anche facendo il bagno resta la regola di idratarsi sempre e tanto, con acqua e non bevande zuccherate. La risposta classica sarà “non ho sete”, allora va spiegato che la sete è un segnale di allarme. Bisognerebbe evitare di arrivarci».
La piscina, come il mare o la montagna, può riempire però solo parte delle vacanze. Il rischio è che le giornate torride trascorse in casa si trasformino in un vuoto fin troppo facile da invadere per telefoni e videogiochi.
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«Al mattino si può stilare un’agenda delle attività, con un orario per i compiti, uno per la lettura, uno per l’attività sportiva. Anche il cellulare può avere il suo spazio. Va bene usarlo per restare in contatto con gli amici, purché le relazioni online non soppiantino quelle reali» suggerisce Stefano Vicari, primario di neuropsichiatria infantile al Bambin Gesù.
Al ventaglio delle attività ordinarie (e a prescindere dal caldo), Vicari propone di affiancare un’esperienza meno comune come il volontariato. L’estate, con la sua abbondanza di giornate libere, è il periodo migliore per alzare lo sguardo verso gli altri. «Il senso è donare parte del proprio tempo a chi è in situazione di bisogno. Spesso ci lamentiamo che i nostri ragazzi sono maleducati e non si accorgono del prossimo. Fare volontariato può aiutarli in questo senso. Si può iniziare attorno ai 14 anni. Nel nostro paese abbondano le associazioni religiose, ma non mancano gruppi ambientalisti o di aiuto agli anziani. Di recente ho presentato un mio libro a un festival organizzato quasi solo da ragazzi».
L’estate, a differenza dell’epoca del Covid, ha poi un vantaggio. Basta aspettare il tramonto per veder sparire i divieti delle ore calde.
«Una bella passeggiata dopo cena permette di fare l’attività fisica che è mancata durante il giorno» dice Giordano. «Teatri e cinema all’aperto offrono spesso spettacoli per bambini” aggiunge Mazzone. «Si può poi chiudere la giornata con un gelato».
Colonizzare le ore notturne è la soluzione dei paesi abituati ai 40 gradi da più tempo di noi. E il sogno di bambini e ragazzi che il giorno dopo non hanno scuola.
Trasferire la propria vita oltre la mezzanotte è però una deriva che andrebbe frenata, soprattutto fra i più piccoli. «I ritmi normali saltano sempre con la fine della scuola, ma bisognerebbe cercare di restarvi il più possibile vicini» consiglia Vicari. «La sveglia andrebbe mantenuta attorno alle 8, seguita dalla colazione e dalla compilazione dell’agenda per la giornata».
Dormire, d’estate, è già abbastanza difficile di per sé. «Se aggiungiamo al disagio e alla stanchezza per il caldo l’irritabilità per la mancanza di sonno e magari il mal di testa per le troppe ore passate davanti agli schermi, l’estate rischia di diventare sgradevole» aggiunge Mazzone. «Se al contrario organizziamo tornei di giochi da tavolo, seguiamo il rito dei pasti consumati insieme e senza cellulari, genitori in primis, anche il caldo torrido diventerà più tollerabile».