Sull’Appennino 41 gradi, l’afa non dà tregua. Allerta fino a Ferragosto
di Giacomo TalignaniIl gruppo montuoso della Marmolada sulle Alpi orientali con il ghiacciaio ritirato per il caldo
Siamo solo a metà dell’estate astronomica e in Italia il profondo rosso domina già ovunque. Per la prima volta nella storia oggi tutte e 27 le città monitorate dal sistema del Ministero della Salute saranno da bollino rosso, la massima allerta possibile. Domani scenderanno a 26, con Bolzano che torna al colore giallo. Molte realtà non raggiungeranno i 40 gradi — punte di trentanove sono previste a Bologna e Firenze — afa e umidità rappresenteranno un serio rischio per la salute della popolazione. Dopo 48 notti tropicali di fila, a Imperia nelle ultime ore i tassi di umidità hanno superato il 90%, cifre da Amazzonia. Anche parti del Veneto e del Friuli si sono risvegliate in scenari tipici delle zone umide tropicali: case e campi avvolti dalla nebbia causata dal mix di forte umidità, cambiamento d’aria e condensazione del vapore acqueo. Nel forlivese, sulle colline intorno a 600 metri come nella zona delle cascate di Acquacheta, sull’Appennino dove aumentano le zanzare, si sono registr…
Siamo solo a metà dell’estate astronomica e in Italia il profondo rosso domina già ovunque. Per la prima volta nella storia oggi tutte e 27 le città monitorate dal sistema del Ministero della Salute saranno da bollino rosso, la massima allerta possibile. Domani scenderanno a 26, con Bolzano che torna al colore giallo. Molte realtà non raggiungeranno i 40 gradi — punte di trentanove sono previste a Bologna e Firenze — afa e umidità rappresenteranno un serio rischio per la salute della popolazione. Dopo 48 notti tropicali di fila, a Imperia nelle ultime ore i tassi di umidità hanno superato il 90%, cifre da Amazzonia. Anche parti del Veneto e del Friuli si sono risvegliate in scenari tipici delle zone umide tropicali: case e campi avvolti dalla nebbia causata dal mix di forte umidità, cambiamento d’aria e condensazione del vapore acqueo. Nel forlivese, sulle colline intorno a 600 metri come nella zona delle cascate di Acquacheta, sull’Appennino dove aumentano le zanzare, si sono registrati fino a 41 gradi.
I vigili del fuoco della Marina di Marsiglia spengono l'incendio nella pineta in Gironda
Nell’Italia ormai tropicale, che muta per gli impatti della crisi del clima — tra vendemmie già iniziate e agricoltori in ginocchio pronti nel vicentino a chiedere lo stato di calamità — i mari diventano caraibici: in Liguria le boe al largo di La Spezia hanno registrato la temperatura record di 31 gradi, un altro allarme rosso «dato che il Mediterraneo bollente, carico di energia, potrebbe portare eventi estremi epocali e distruttivi quest’autunno, un vero campanello d’allerta», spiega Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr. La quarta ondata di calore dalla fine della prossima settimana dovrebbe iniziare a sgonfiarsi, in mezzo «nubifragi e temporali potrebbero colpire nelle prossime 48 ore il Nord. Ma a preoccupare sono soprattutto gli impatti prolungati della siccità», dice Pasini.
Il Po, a Cremona, ha appena raggiunto il minimo storico: è sotto allo zero idrometrico di 8,59 metri. In Piemonte le risorse idriche sono in calo del 62%. In Lombardia il livello del Lago Maggiore continua a scendere, così come l’Adige in Trentino. Dal mais agli ulivi, diverse colture sono dunque già in crisi estrema. «In primavera pensavamo che con le piogge invernali avremmo avuto acqua a sufficienza. Un errore: nel nuovo clima con le alte temperature le riserve di ghiaccio acqua e neve scompaiono quasi subito e il fattore fondamentale a cui fare attenzione diventa l’evaporazione dei suoli e l’evapotraspirazione dalle piante. Oggi, nei suoli italiani, gli strati fino a 50 centimetri dove ci sono le radici delle coltivazioni agricole sono completamente secchi. Col tempo, si andrà ancora più in profondità», avverte il fisico del clima. Non solo i terreni, in questi giorni consecutivi di fuoco anche l’asfalto è rovente: in un esperimento Legambiente ha registrato picchi di temperature fino a 63 gradi lungo le carreggiate. Il Wwf invece ha calcolato l’aumento degli incendi in Italia nel 2026: +133% di casi rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Solo ieri continuavano a bruciare il Monte Moregallo (Lecco) e parte della Marsica in Abruzzo. «Questa non è un’emergenza, ma una crisi di lungo periodo — chiosa Pasini — . Oggi si aprono ancora i telegiornali parlando di allenatori di calcio, omettendo quanto sta accadendo. Lo trovo assurdo: questa crisi è un problema che investirà il nostro futuro e quello delle generazioni a venire».