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Che cosa è la limerenza, quando i social trasformano l’amore in ossessione

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Una condizione sentimentale che spopola online tra ricerche, forum e contenuti su Instagram e TikTok. Il neuropsichiatra Matteo Villanova: “Un surrogato di una relazione. Il bisogno emotivo viene apparentemente gratificato, ma si disperde in un susseguirsi di illusioni”
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L’amore idealizzato visto attraverso uno smartphone. Quello che porta a interpretare un “mi piace”, una visualizzazione delle storie o a controllare ogni dettaglio del profilo della persona da cui si è attratti. Uno stato emotivo che può cadere in una realtà già nota in psicologia.

Il termine coniato negli anni Settanta

Si tratta della limerenza, termine coniato negli anni Settanta dalla psicologa statunitense Dorothy Tennov per descrivere una situazione di infatuazione romantica intensa che si nutre di proiezioni. Un attaccamento ossessivo alimentato dal bisogno costante di conferme. Un fenomeno nato lontano dal mondo online, ma che – secondo un’analisi del Washington Post – sta vivendo una nuova stagione grazie ai social. Negli ultimi cinque anni, riporta la testata americana, le ricerche della parola “limerence” sono aumentate del 500% su Google, si sono moltiplicati forum e gruppi online per discuterne, mentre su TikTok e Instagram sono comparsi migliaia di contenuti dedicati.

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L’amore idealizzato visto attraverso uno smartphone. Quello che porta a interpretare un “mi piace”, una visualizzazione delle storie o a controllare ogni dettaglio del profilo della persona da cui si è attratti. Uno stato emotivo che può cadere in una realtà già nota in psicologia.

Il termine coniato negli anni Settanta

Si tratta della limerenza, termine coniato negli anni Settanta dalla psicologa statunitense Dorothy Tennov per descrivere una situazione di infatuazione romantica intensa che si nutre di proiezioni. Un attaccamento ossessivo alimentato dal bisogno costante di conferme. Un fenomeno nato lontano dal mondo online, ma che – secondo un’analisi del Washington Post – sta vivendo una nuova stagione grazie ai social. Negli ultimi cinque anni, riporta la testata americana, le ricerche della parola “limerence” sono aumentate del 500% su Google, si sono moltiplicati forum e gruppi online per discuterne, mentre su TikTok e Instagram sono comparsi migliaia di contenuti dedicati.

La “patologia dei sentimenti”

“Potrebbe essere definita una patologia dei sentimenti. È una condizione vissuta da persone che hanno difficoltà a costruire relazioni affettive sane e reali. Vivono di illusioni, di qualcosa che inganna e permette loro di nascondersi. È una sorta di surrogato della relazione”, spiega il professor Matteo Villanova, neuropsichiatra, sessuologo clinico e forense, direttore del master in Educazione sessuo-affettiva e sentimentale, clinica, forense e criminologica dell’Università Roma Tre. “Non è un fenomeno nuovo, ma sembra cucito su misura per una generazione sofferente che subisce l’impatto dei social media, un ambiente emozionale al quale la specie umana si sta ancora adattando”.

Le fantasie e il controllo

Le piattaforme come Instagram mettono a disposizione una quantità enorme di informazioni sulla persona su cui si proietta il desiderio: foto, storie, amici, luoghi frequentati e attività quotidiane. Tutto diventa materia per alimentare la fantasia. Ogni controllo del profilo, ogni storia visualizzata e ogni nuovo aggiornamento rappresentano una piccola ricompensa per il cervello.

Così può nascere un rituale di controlli continui che rafforza ulteriormente un attaccamento emotivo basato su fantasie. Da ultimo, le nuove funzioni premium di Instagram che consentono, a pagamento, di sapere quante volte e in quale momento una persona ha visualizzato una storia.

“Si tratta spesso di costruzioni fantasiose che soddisfano il bisogno di un’affettività percepita come irraggiungibile”, continua Villanova. “Molte persone oggi adulte sono cresciute tra archetipi romantici, miti e modelli narrativi che hanno influenzato il loro modo di vivere i sentimenti, lasciandole spesso impreparate sul piano di un’efficace educazione affettiva. Così il bisogno emotivo viene gratificato, ma si disperde in un susseguirsi di illusioni: tra un reel, una fotografia e un messaggio una persona può rimanere sospesa per anni”.

L’incertezza

Accanto all’abbondanza di informazioni c’è però un secondo elemento decisivo: l’incertezza. Per chi vive una situazione di limerenza online ogni piccolo gesto diventa un segnale da decifrare. C’è chi passa ore a chiedersi perché una persona abbia visto una storia, messo un “mi piace”, ignorato un messaggio o interagito con qualcun altro. Una continua ricerca di significati che finisce per rafforzare il meccanismo ossessivo.

Il rifiuto

E quando dall’altra parte arriva un rifiuto, la situazione può degenerare. “Poiché rappresenta il surrogato di una relazione affettiva, la sua interruzione può provocare un’angoscia di abbandono difficile da gestire”, aggiunge il professore. “Se quella persona non risponde più, smette di mettere “mi piace” o blocca il contatto, tutto questo viene vissuto come un tradimento. Nelle personalità più fragili può trasformarsi in comportamenti ossessivi, fino allo stalking. Si continua a inviare messaggi nel tentativo di ottenere una risposta. Anche se solo virtuale, quella presenza rappresenta comunque una gratificazione e, quando viene meno, il senso di vuoto aumenta”.

L’educazione sentimentale

Una carenza sentimentale che può diventare una sorta di dipendenza e da cui si può uscire solamente attraverso un percorso di educazione sentimentale o di terapia: “Non può essere classificata come una malattia, ma potrebbe rientrare comunque in una ‘patologia della normalità’”, conclude Villanova. “L’unica risposta possibile è insegnare a costruire relazioni sane, educando ai sentimenti e all’incontro con l’altro anche nella diversità”.

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