Il Serenissimo Contin ai servizi sociali: “Indipendenza veneta tradita dalla Lega, serve un leader”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiCASALE DI SCODOSIA (PADOVA) – “Siamo stati traditi: dai lombardi della Lega e da Calderoli prima, dai veneti di Zaia, sottomesso a Bossi e Salvini, poi. Dal mito della Padania e del Nord, siamo precipitati nella farsa dell’autonomia del Veneto: otto anni di promesse elettorali, risultati zero. Io sono l’ultimo dei rivoluzionari di San Marco, pacifista e indipendentista: per due volte ho cercato invano di dare una scossa, ma Roma ha schiacciato la storia della Repubblica di Venezia. Così pago per tutti: a 83 anni sconterò ai servizi sociali la condanna per un reato che anche per i giudici ho solo avuto intenzione di commettere”. Il Serenissimo Flavio Contin, arrestato la prima volta 29 anni fa per eversione e per una lista di reati contro la stabilità dello Stato, nel frattempo cancellati dal codice postfascista, parla seduto sul mitico “tanko” Marcantonio Bragadin, che il 9 maggio 1997 guidò all’assalto del Campanile di piazza San Marco.
“Volevamo impedire – dice – di festeggiare i 20…
CASALE DI SCODOSIA (PADOVA) – “Siamo stati traditi: dai lombardi della Lega e da Calderoli prima, dai veneti di Zaia, sottomesso a Bossi e Salvini, poi. Dal mito della Padania e del Nord, siamo precipitati nella farsa dell’autonomia del Veneto: otto anni di promesse elettorali, risultati zero. Io sono l’ultimo dei rivoluzionari di San Marco, pacifista e indipendentista: per due volte ho cercato invano di dare una scossa, ma Roma ha schiacciato la storia della Repubblica di Venezia. Così pago per tutti: a 83 anni sconterò ai servizi sociali la condanna per un reato che anche per i giudici ho solo avuto intenzione di commettere”. Il Serenissimo Flavio Contin, arrestato la prima volta 29 anni fa per eversione e per una lista di reati contro la stabilità dello Stato, nel frattempo cancellati dal codice postfascista, parla seduto sul mitico “tanko” Marcantonio Bragadin, che il 9 maggio 1997 guidò all’assalto del Campanile di piazza San Marco.
“Volevamo impedire – dice – di festeggiare i 200 anni dalla caduta dei dogi: una tragica sconfitta, l’opposto di una vittoria da celebrare”. L’auto-costruito blindato è nascosto in un capannone dietro la casa di Casale di Scodosia, nel Padovano: accanto c’è anche il carrarmato Sebastiano Venier, bloccato da un’irruzione delle teste di cuoio il 2 aprile 2014, poco prima della partenza per abbattere la statua di Vittorio Emanuele II sulla Riva degli Schiavoni. “L’Italia – dice Contin – resta la nazione dell’assurdo. Il Bragadin l’ho ricomprato per 6600 euro a un’asta dell’Aci, che dopo il sequestro non pagava il deposito. Il Venier mi è stato restituito dall’esercito, accertata l’inoffensività dei cannoncini che avrei installato. Da condannato, sono stato costretto a risarcire i ladri che mi avevano derubato”. Sempre sospeso tra goliardia e terrorismo, retorica eroica, politica e poesia, l’ex elettricista dell’originaria Liga è stato condannato a 2 anni e 8 mesi dal tribunale di Rovigo per la fabbricazione del doppio lanciafiamme, testato ad acqua, di dodici anni fa. Sentenza dimezzata, rispetto alla richiesta della procura, oggi però definitiva: nei prossimi giorni, vista l’età, il giudice di sorveglianza di Padova concorderà con il Municipio l’accordata pena alternativa ai domiciliari. “Nessuno si sogni – avverte il sindaco leghista Marcello Marchioro – di costringermi a umiliare un vecchio, mettendolo a pulire le strade, o a fare il nonno vigile. L’accanimento dei giudici mi preoccupa: meglio se gli davano i domiciliari, lasciandolo a lavorare nelle sue vigne, invece di punirlo come un adolescente al volante che ha esagerato con lo spritz. Io farò una proposta, ma se il tribunale pretende di ridicolizzare un eroe, si arrangi a scovare da solo un lavoro di pubblica utilità: ammesso che Contin accetti”. Trattativa a ostacoli. L’ex Serenissimo giura di essere “pronto a finire in carcere, piuttosto di perdere la dignità”. L’amico sindaco è al lavoro per “inventare un progetto ad hoc”.
“Nella sede storica dell’asilo – dice Marchioro – da settembre troveranno posto le associazioni del paese, compreso il coro Tre Cime, fondato proprio da Contin. Quattro ore a settimana potrebbe aiutare nell’archivio, o in biblioteca. Lo tratterò come fosse mio padre”. Una grana imbarazzante anche per i vertici della Lega, gestita per ora con il silenzio. Nel 1997 e nel 2014, le incursioni Rai e gli assalti veneziani dei Serenissimi veneti sorpresero e irritarono sia Bossi che Zaia, al contrario convinti che “l’indipendenza” dovesse passare dall’ingresso nel governo italiano. “Così il Sole nascente del Nord – dice Contin – ha venduto il Leone di San Marco alla Lombardia di Salvini e Fontana, che hanno consegnato il Veneto a Roma. Abbiamo sprecato la nostra grande occasione: il popolo veneto, ancora una volta, si è rivelato il solito polentone”.
Condannato, per nulla pentito e “deciso a lottare ancora per un leader vero, che prima o poi arriverà”. A quasi trent’anni da un assalto mutato in leggenda e da uno sventato blitz assurto a mistero, nel deluso Veneto profondo delle campagne e dei capannoni il fascino dei “rivoluzionari da bar” del resto resiste, assieme al miraggio di “un’autonomia totale”. “Luigi Faccia ed io – dice Contin - non eravamo ingenui. Sapevamo di rischiare un conflitto, o l’arresto. La nostra rivoluzione non violenta iniziò quando la Liga cominciò a litigare per le poltrone, spaccata da Bossi: volevamo ristabilire la sovranità marciana, salvare cultura e identità di un popolo, di una nazione storica dell’Europa. Il Senatur, per reprimerci, accettò le forze dell’ordine di Roma: come poi fece con più astuzia l’ex governatore Zaia, che è il primo dei venduti. Anche i fessi vedono che la sua autonomia è una presa per i fondelli”. Accanto ai Serenissimi resta oggi il Movimento indipendentista veneto di Michele Favero, degli avvocati Alessio Morosin e Renzo Fogliata, legali di Contin, oltre al medico free vax Riccardo Szumski. Solo da questi “piena solidarietà a chi si è giocato la vita per separare culturalmente il Veneto dall’Italia, spendendo qui i miliardi che produciamo invece di bruciarli consegnandoli a Roma”. Anche a Venezia, spenta l’euforia centrifuga sprigionata dalla caduta del Muro di Berlino, era un altro mondo. I Serenissimi eroi, aggrappati ai loro tank novecenteschi, ricordano oggi gli sfiniti fanti che ignorano i conflitti finiti per noia. “La mia condanna e l’indifferenza del neogovernatore Alberto Stefani – dice Contin – sono però la prova che i centralisti silenziosi della Lega ci hanno tagliato le gambe. In politica non si può essere amici di tutti. I tank della speranza finiranno in un museo: chi ha spento il sogno dovrà presto pagarne le conseguenze”.