Dopo 25 anni, arriva la valutazione dei dirigenti scolastici: (quasi) tutti promossi a pieni voti. I tecnici del ministero hanno fornito i numeri della prima valutazione dei presidi, prevista da una norma del 2001 che istituisce la dirigenza scolastica. Per due decenni e mezzo il ministero non ha trovato un modo condiviso con la categoria per valutare le prestazioni dei capi d’istituto. Da questa valutazione, che è stata avviata dal presente governo, per la categoria i risultati sono abbastanza soddisfacenti.
Otto bocciati
I numeri della prima valutazione, che arriva dopo un quarto di secolo di attesa, dell’operato dei dirigenti scolastici non lascia adito a dubbi. Su 7.099 dirigenti valutati dal ministero dell'Istruzione e del merito soltanto in 8 sono risultati bocciati. Non hanno superato la soglia minima dei 30 punti su cento prevista dalla normativa vigente: lo 0,11%. Tutti gli altri hanno superato la prova con punteggi abbastanza alti. In 6.114, l’86% degli esaminati, ha avuto …
Dopo 25 anni, arriva la valutazione dei dirigenti scolastici: (quasi) tutti promossi a pieni voti. I tecnici del ministero hanno fornito i numeri della prima valutazione dei presidi, prevista da una norma del 2001 che istituisce la dirigenza scolastica. Per due decenni e mezzo il ministero non ha trovato un modo condiviso con la categoria per valutare le prestazioni dei capi d’istituto. Da questa valutazione, che è stata avviata dal presente governo, per la categoria i risultati sono abbastanza soddisfacenti.
Otto bocciati
I numeri della prima valutazione, che arriva dopo un quarto di secolo di attesa, dell’operato dei dirigenti scolastici non lascia adito a dubbi. Su 7.099 dirigenti valutati dal ministero dell'Istruzione e del merito soltanto in 8 sono risultati bocciati. Non hanno superato la soglia minima dei 30 punti su cento prevista dalla normativa vigente: lo 0,11%. Tutti gli altri hanno superato la prova con punteggi abbastanza alti. In 6.114, l’86% degli esaminati, ha avuto un “ottimo” in pagella, in 883 (il 12%) hanno ottenuto una valutazione di “buono” e soltanto in 94 si sono fermati alla sufficienza. La valutazione appena espressa dal ministero si riferisce all’anno scolastico 2024/2025. Seguirà quella relativa all’anno appena concluso: il 2025/2026.
Le ricadute
Dalla valutazione dei dirigenti scolastici dipende l’ammontare della cosiddetta retribuzione di risultato, che varia a livello regionale. Non esiste una cifra fissa in base alla valutazione ottenuta. Si va dai 3mila euro agli 8mila euro all’anno su una retribuzione complessiva, anche questa variabile in relazione ai progetti presentati e sviluppati dalla scuola, che può anche superare i 100mila euro, secondo la relazione tecnica della prima legge di bilancio del governo Meloni.
La pagella
Per valutare l’operato degli oltre 7mila presidi italiani, la commissione regionale, presieduta dal direttore dell’ufficio scolastico regionale, aveva a disposizione 100 punti: 80 attribuiti ad obiettivi stabiliti a livello centrale e i restanti 20 punti attribuiti a obiettivi fissati a livello regionale. Tra gli obiettivi nazionali troviamo quello di “assicurare il funzionamento” della scuola secondo criteri di “di efficienza, efficacia e buon andamento dei servizi”, quello di “valorizzare l’impegno e i meriti del personale scolastico” e quello di “orientare l’azione dirigenziale al miglioramento del servizio scolastico”. Per dimostrare di essere dei bravi dirigenti occorreva, tra le altre cose, entrare in una apposita piattaforma e caricare una serie di documenti aggiornati che la scuola produce ogni anno: Il Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa), il Rav, Rapporto di autovalutazione, PDM, il Piano di Miglioramento, la Rendicontazione sociale e una serie di documenti amministrativi.
Lo stipendio
Da quando sono dirigenti scolastici, e non più presidi, la retribuzione è composta da quattro voci principali: stipendio tabellare e retribuzione di posizione-parte fissa, uguali per tutti i dirigenti scolastici. C’è poi la retribuzione di posizione-parte variabile, che dipende dalla complessità dell’istituto che si gestisce: numero di plessi e indirizzi scolastici, numero di alunni ed altro. E quindi la retribuzione di risultato, che viene commisurata alla performance del singolo dirigente scolastico.