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Gianluca, da Fiumicino a Barcellona: “Scendere con i documenti in mano un salto indietro nel tempo”

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Le testimonianze dei primi viaggiatori a sperimentare i controlli negli aeroporti spagnoli: “Siamo scesi dall’aereo e, dopo neanche venti metri, ci hanno controllato in pista. Hanno verificato tutti, uno a uno”
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“Noi come famiglia dobbiamo molto a Schengen. La mia compagna è spagnola e i nostri figli hanno la doppia cittadinanza. Oggi è stato un salto nel passato: hanno chiesto il documento anche a lei. Niente di problematico, tutto molto rapido. Rimane comunque un muro ideologico che non ha alcun senso”. Gianluca è stato uno dei primi turisti partiti dall’Italia a sperimentare il braccio di ferro tra Madrid e Roma. È atterrato ieri all’aeroporto El Prat di Barcellona con un volo da Fiumicino. Prima di partire, in fila al check-in, rispondeva alle domande in maniera sicura: non pensava che li avrebbero davvero controllati a tappeto. All’arrivo, però, è stato costretto a ricredersi: “Effettivamente ci hanno controllato”, dice ridendo al telefono. “Siamo usciti seguendo l’ordine dei posti a sedere. Poi hanno chiesto i documenti a tutti i passeggeri”.

“Noi come famiglia dobbiamo molto a Schengen. La mia compagna è spagnola e i nostri figli hanno la doppia cittadinanza. Oggi è stato un salto nel passato: hanno chiesto il documento anche a lei. Niente di problematico, tutto molto rapido. Rimane comunque un muro ideologico che non ha alcun senso”. Gianluca è stato uno dei primi turisti partiti dall’Italia a sperimentare il braccio di ferro tra Madrid e Roma. È atterrato ieri all’aeroporto El Prat di Barcellona con un volo da Fiumicino. Prima di partire, in fila al check-in, rispondeva alle domande in maniera sicura: non pensava che li avrebbero davvero controllati a tappeto. All’arrivo, però, è stato costretto a ricredersi: “Effettivamente ci hanno controllato”, dice ridendo al telefono. “Siamo usciti seguendo l’ordine dei posti a sedere. Poi hanno chiesto i documenti a tutti i passeggeri”.

Le scene che arrivano dall’altra parte del Mediterraneo, così come quelle in Italia, ricordano un tempo che i turisti avevano dimenticato. Carte d’identità strette in mano, file ordinate di viaggiatori davanti alla polizia di frontiera, agenti che chiedono i documenti e passeggeri che li mostrano all’uscita dall’aereo, nel fingero direttamente sulla pista, appena scesi dalle scalette.

La giornata si è conclusa con controlli che hanno riguardato tra il 5 e il 10% dei viaggiatori, fa sapere il ministero dell’Interno spagnolo. Eppure, la mattina, a Fiumicino, non tutti erano al corrente della situazione. “Ma che significa Schengen?”, chiede una donna al marito mentre è in fila per il check-in di un volo Iberia diretto a Madrid. Alle domande preferisce non rispondere: “Non so nulla, comunque con i documenti bisogna viaggiare. Non cambia se li controllano”.

Le sue certezze, poche ore dopo, si scontrano con la realtà. All’arrivo i controlli ci sono stati. Luca e la famiglia, a bordo dello stesso aereo, raccontano: “Ci hanno chiesto i documenti subito, a venti metri dal portellone, in pista. Hanno controllato tutti, uno a uno. Non ci sono stati ritardi o problemi. L’unico inconveniente che ho avuto è stato con la valigia ai nastri, ma non c’entra l’immigrazione”, dice. “Credo che la Spagna abbia risposto in maniera giusta a un’azione inutile, fatta solo per propaganda. Tra l’altro senza ripercussioni particolari, almeno per noi: siamo usciti per ultimi, ma non abbiamo aspettato. Il segnale, però, non è positivo”.

In molti casi, i passeggeri sono stati avvisati con un annuncio mentre erano ancora in aereo. I voli provenienti da altre città italiane — riferisce El País— sono invece sbarcati senza dover mostrare alcun documento. È il caso di Nicoletta, atterrata a Barcellona con un volo da Bologna: “Avevamo le carte di identità in mano, ma nessuno ha chiesto di mostrarle”, racconta. Sempre all’aeroporto El Prat, lo spagnolo Jorge Villoslada parla di scene surreali: “È successa una cosa molto strana. La polizia ci ha chiesto cosa ci facessimo in Spagna. Ho mostrato il mio documento e mi hanno lasciato andare. Chi non aveva documenti spagnoli è stato portato in una stanza per essere identificato”.

C’è anche chi ha evitato i controlli per un pelo. Come Simone, un ventisettenne italiano arrivato ieri a Ibiza, dove le nuove misure partiranno oggi: “Non ci hanno chiesto i documenti. Probabilmente io e i miei amici dovremo mostrarli al ritorno in Italia”, racconta. “Fa comunque un certo effetto, mi ricorda un po’ l’idea di andare negli Stati Uniti, in un altro mondo. Invece siamo a casa nostra, in Europa. È paradossale”.

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