Le ong tedesche: “Le vite umane non sono merce di scambio tra governi. Soccorrere è un dovere”
di Alessandra Ziniti“Le vite umane non sono merce di scambio”. Le ong tedesche, ieri di nuovo pesantemente attaccate dal Viminale nel nuovo braccio di ferro con la Germania pronta a rispedirci indietro i migranti sbarcati in Italia e passati oltreconfine, replicano a muso duro. La Sos Humanity è una delle più attive nel Mediterraneo, pronta a ripartire a ferragosto con le sue missioni di soccorso e a raddoppiare le navi.
Flore Murard, l’Italia torna all'attacco delle Ong tedesche. Il Viminale chiede al governo di Berlino di fermare le Ong tedesche e chiede la compensazione tra i migranti che l’Italia lascia passare oltreconfine e quelli portati sulle nostre coste dalle navi umanitarie tedesche. Cosa rispondete?
"Che l’obbligo di soccorrere le persone in pericolo in mare e di condurle in un luogo sicuro è sancito dal diritto marittimo internazionale. Le persone continueranno sempre a fuggire dalle guerre e dalla violenza, cercando protezione altrove. Per questo chiediamo all’Unione europea di garantire pe…
“Le vite umane non sono merce di scambio”. Le ong tedesche, ieri di nuovo pesantemente attaccate dal Viminale nel nuovo braccio di ferro con la Germania pronta a rispedirci indietro i migranti sbarcati in Italia e passati oltreconfine, replicano a muso duro. La Sos Humanity è una delle più attive nel Mediterraneo, pronta a ripartire a ferragosto con le sue missioni di soccorso e a raddoppiare le navi.
Flore Murard, l’Italia torna all'attacco delle Ong tedesche. Il Viminale chiede al governo di Berlino di fermare le Ong tedesche e chiede la compensazione tra i migranti che l’Italia lascia passare oltreconfine e quelli portati sulle nostre coste dalle navi umanitarie tedesche. Cosa rispondete?
"Che l’obbligo di soccorrere le persone in pericolo in mare e di condurle in un luogo sicuro è sancito dal diritto marittimo internazionale. Le persone continueranno sempre a fuggire dalle guerre e dalla violenza, cercando protezione altrove. Per questo chiediamo all’Unione europea di garantire percorsi sicuri. I dibattiti politici sull’accoglienza e sul rimpatrio dei rifugiati non dovrebbero compromettere l’imperativo fondamentale secondo cui le persone in pericolo devono essere soccorse”.
È cambiato anche in Germania il sentimento nei vostri confronti? Tutti gli Stati, Italia per prima, pressano il governo, i land, la Chiesa perché vi tolgano i finanziamenti. Pensa che le prossime elezioni condizioneranno il clima anche in Germania?
“Sos Humanity non riceve alcun finanziamento pubblico, come la maggior parte delle altre ong attive nel settore della ricerca e soccorso. Da oltre un decennio, la nostra attività di ricerca e soccorso è finanziata in gran parte dalla società civile che rifiuta di vedere annegare migliaia di persone alle porte dell’Europa. In seguito a una decisione del parlamento federale, avevamo ricevuto un sostegno dal precedente governo federale per due anni. Questo contributo è stato revocato quando l’attuale governo tedesco è salito al potere. Tuttavia, anche se la società tedesca è in parte critica nei confronti dell’immigrazione, ampie fasce della società, comprese le organizzazioni di ispirazione religiosa, continuano a finanziare il nostro lavoro di salvataggio e la resistenza in mare. Le imminenti elezioni regionali in alcuni stati federali tedeschi non cambieranno molto il drammatico clima politico con una società divisa sull’argomento, come ovunque in Europa”.
Come valutate l'intenzione del governo tedesco di rimandare in Italia i migranti sbarcati sulle nostre coste e riusciti a passare i confini?
“Sebbene sia stato annunciato dall’Ue, non esiste ancora un vero meccanismo di solidarietà nell’ambito del nuovo Sistema europeo comune di asilo, e il disfunzionale meccanismo di Dublino continua a essere in vigore. Coloro che cercano protezione hanno spesso subito anni di esperienze disumane durante la fuga, con abusi, torture e violenze indicibili nei campi di detenzione in Libia. Quando riescono a sopravvivere alla pericolosa traversata del Mediterraneo, vengono ancora sballottati da una parte all’altra dell’Europa come se non fossero esseri umani. Tuttavia, noi, in qualità di organizzazione non governativa di ricerca e soccorso, continueremo a soccorrere le persone in movimento che si trovano in pericolo in mare e a portarle in un luogo sicuro”.
Qual è il vostro giudizio sul nuovo Patto Ue asilo e migrazione? “Il Patto rappresenta il più grave attacco al diritto di asilo degli ultimi decenni e formalizza alcune delle pratiche più disumane che gli Stati membri dell’Unione europea hanno adottato nelle loro politiche di deterrenza nei confronti di chi cerca protezione. Il diritto di asilo viene minato dal regolamento sullo screening, che rischia di far passare inosservate le situazioni di vulnerabilità, dall’inasprimento delle procedure di frontiera e dall’estensione del concetto di “Paesi terzi sicuri”. Inoltre, la riforma non contiene misure volte a porre fine alle morti nel Mediterraneo centrale. Non istituisce un sistema europeo comune di ricerca e soccorso guidato e coordinato dagli Stati, né amplia le rotte sicure e legali verso la protezione in Europa, ma costringe invece un numero maggiore di persone a percorrere rotte pericolose e aumenta i morti alle frontiere dell’Europa, compreso il Mediterraneo centrale”.
Il governo italiano sta per istituire di nuovo il blocco navale. Voi rispondete raddoppiando la vostra presenza nel Mediterraneo?
“Il governo italiano sta cercando ancora una volta di criminalizzare le ong di ricerca e soccorso con l’accusa di collaborare con i trafficanti di esseri umani. In oltre dieci anni, in nessuno dei tentativi di criminalizzare noi soccorritori – sono stati avviati 20 procedimenti penali – è stato possibile trovare alcuna prova a sostegno di tale accusa. Il primo trimestre dell’anno registra già il più alto numero di vittime nel Mediterraneo centrale dal 2014. Data la carenza di capacità di soccorso, abbiamo raccolto fondi per operare una seconda nave di soccorso, la barca a vela Humanity 2, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Il governo Meloni conferma il suo palese disprezzo per il diritto internazionale e i diritti umani con questo cosiddetto «blocco navale», che rischia di diventare il suo nuovo strumento per ostacolare sistematicamente le missioni di soccorso”.