La Terra che scotta si vede anche dallo spazio. Incendi, fumo, ondate di calore e fiumi in secca. Tutto questo ha osservato dall’inizio dell’estate la costellazione di satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea dedicati all’ambiente. L’Esa ha appena pubblicato una selezione delle immagini che più descrivono la gravità della situazione.
Copernicus, il programma di osservazione della Terra, coordinato dalla Commissione Europea con l'Agenzia Spaziale Europea, ha calcolato ieri che la coppia di mesi di giugno e luglio è stata quest’anno la più calda di sempre nell'Europa occidentale. Luglio 2026 ha segnato il record anche per la temperatura superficiale dei mari.
Indipendentemente, anche i servizi meteorologici di Stati Uniti e Spagna (rispettivamente Noaa e Aemet) hanno certificato che il mese di luglio nei due paesi è stato il più caldo da quando esistono le misurazioni delle temperature.
L’aria torrida ha aumentato l’evaporazione dai suoli. Unite alla mancanza di pioggia, le ondate di calore (per ferragosto è previsto l’arrivo della quinta dall’inizio dell’estate) hanno creato le condizioni ideali per gli incendi.
“I fuochi possono essere accesi per disattenzione, come una sigaretta gettata, da cause naturali come i fulmini, ma le alte temperature, unite alla mancanza di pioggia e alle condizioni estremamente secche del terreno, hanno tristemente fornito l’ambiente ideale per gli incendi” spiega l’Esa. Che aggiunge: “Tutti i fenomeni mostrati dalle immagini sono legati al cambiamento climatico”.
Se l’estate del 2025 era stata una stagione record per gli incendi in Europa, quest’anno sta andando peggio. Rispetto ai 459mila ettari bruciati al 9 agosto di un anno fa, nel 2026 siamo a 529mila. La media di lungo termine è di 197mila.
I dati arrivano dal Joint Research Center della Commissione Europea. Il numero di incendi è leggermente diminuito (1.586 quest’anno, 1.606 l’anno scorso). Segno che i roghi quest’anno sono stati più grandi e difficili da controllare.
La superficie bruciata è aumentata in Italia (dallo 0,2% del territorio nazionale nel 2025 allo 0,3% di quest’anno). In Spagna è raddoppiata e circa quadruplicata in Francia.
Sempre Copernicus ha calcolato che per la maggior parte della loro lunghezza il Reno e il Tamigi hanno raggiunto livelli record di siccità (le misure esistono da 34 anni). Lo stesso vale per due terzi del corso del Danubio e per lunghi tratti del Rodano e del Po.
Notizie poco beneauguranti arrivano anche dal rapporto annuale “State of the Climate”, pubblicato ieri dall’American Meteorological Society. Nel 2025 si sono misurati livelli record di anidride carbonica nell’atmosfera, il calore del mare non era mai stato così alto e anche il livello degli oceani è aumentato.
La crescita dell’anidride carbonica nell’atmosfera – il gas è uno dei motori principali dell’effetto serra – è una garanzia che la situazione del clima non migliorerà neanche negli anni a venire. Nel 2025 la sua concentrazione ha raggiunto le 425 parti per milione. L’aumento dai livelli preindustriali – quando era 278 parti per milione – è stato del 53%.
Discorso simile vale per gli oceani, che nello scorso mezzo secolo hanno catturato il 90% dell’eccesso di energia termica accumulata sul pianeta Terra. L’indice è la temperatura a 2mila metri di profondità, che continua ad aumentare da decenni.