✕

Potenza, un’altra morte a Palazzo San Gervasio. Il Pd: “Chiudere tutti i centri per il rimpatrio”

L'ingresso al cpr di Palazzo San Gervasio a Potenza 

Ascolta l'audio

Un tunisino di 30 anni vola dal tetto di Palazzo San Gervasio a due anni dalla morte di Oussama Darkaoui. Gli altri ospiti danno fuoco alla struttura, otto arresti
1 minuti di lettura

Forse si è buttato giù dal tetto (sembra che da poco avesse saputo del prolungamento della sua detenzione di altri tre mesi), forse è caduto accidentalmente. O forse qualcuno lo ha spinto. Il cpr di Potenza San Gervasio, lo stesso da anni al centro di inchieste per morti misteriose e condizioni di detenzione indecorose dei migranti destinati al rimpatrio, è di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la morte di Lassoueed Dhoui, la seconda in due anni dopo quella (mai chiarita del tutto) di Oussama Darkaoui.

La rivolta

Una morte, quella del 30enne migrante tunisino, che ha scatenato una rivolta tra gli altri ospiti del centro: danneggiamenti, stanze, materassi, suppellettili dati alle fiamme e stamattina in otto sono finiti agli arresti. Lassoued, hanno raccontato agli investigatori i gestori del centro, aveva problemi psichiatrici e dunque l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio.

Gli “eventi critici”

Se così fosse, il giovane tunisino non sarebbe dovuto neanche entrare a San Gerv…

Forse si è buttato giù dal tetto (sembra che da poco avesse saputo del prolungamento della sua detenzione di altri tre mesi), forse è caduto accidentalmente. O forse qualcuno lo ha spinto. Il cpr di Potenza San Gervasio, lo stesso da anni al centro di inchieste per morti misteriose e condizioni di detenzione indecorose dei migranti destinati al rimpatrio, è di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la morte di Lassoueed Dhoui, la seconda in due anni dopo quella (mai chiarita del tutto) di Oussama Darkaoui.

La rivolta

Una morte, quella del 30enne migrante tunisino, che ha scatenato una rivolta tra gli altri ospiti del centro: danneggiamenti, stanze, materassi, suppellettili dati alle fiamme e stamattina in otto sono finiti agli arresti. Lassoued, hanno raccontato agli investigatori i gestori del centro, aveva problemi psichiatrici e dunque l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio.

Gli “eventi critici”

Se così fosse, il giovane tunisino non sarebbe dovuto neanche entrare a San Gervasio. E i 67 “eventi critici” (così vengono definiti atti di autolesionismo e tentativi di suicidio) registrati dall’inizio dell’anno ad oggi nel cpr famoso per i maltrattamenti e le torture (oltre che per episodi di corruzione) al centro di un processo ancora in corso, riaccendono la polemica sulle condizioni di detenzione amministrativa nei centri per il rimpatrio.

L’interrogazione al ministro dell’Interno

È la deputata dem Rachele Scarpa a presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Lo scorso dicembre in un accesso ispettivo effettuato avevo già segnalato gravi criticità sanitarie e di trasparenza nella gestione della struttura, analoghe a quelle rilevate dal garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nella visita del dicembre 2024. È evidente che siamo di fronte a una condizione sistematica di violazione dei diritti fondamentali, comune a tutti i cpr, al punto che il modello della detenzione amministrativa risulta incompatibile con l'incolumità e la dignità di chi la subisce”.

“Il cpr di Palazzo San Gervasio va chiuso, il governo non taccia su quest’altra morte”, dice il capogruppo dem in commissione Esteri della Camera Enzo Amendola.

Chiudere tutti i cpr d’Italia, verificare il rispetto dei diritti umani dei detenuti, è la richiesta unanime di tutte le forze del Centrosinistra, ma anche la Cisl chiede una “riflessione approfondita scevra da posizioni ideologiche” mentre Fratelli d’Italia parla di strumentalizzazione volta alla propaganda.

Anche l’Arci si unisce alla richiesta di chiusura dei centri. “Il cpr di Palazzo San Gervasio non deve essere migliorato. Deve essere chiuso. E con esso va chiusa la stagione della detenzione amministrativa che criminalizza una condizione umana e giuridica anziché governare la mobilità umana attraverso diritti, ccoglienza, inclusione e canali regolari di ingresso2.

Leggi i commenti