Gli astrofisici: l’eclissi è una chance unica per scoprire i segreti della corona solare
di Elena DusiQuando tutti alzeranno gli occhi verso l’eclissi, Lucia Abbo e Gerardo Capobianco li abbasseranno sugli schermi dei loro strumenti. Per loro, membri dell’Istituto Italiano di Astrofisica (Inaf), saranno due minuti al calor bianco.
«Seguiamo le eclissi da anni, ma non ce ne siamo mai goduta una. Sono già due notti che fatichiamo a dormire» scherzano rispondendo insieme alle domande. Lei è ricercatrice di fisica solare, lui il tecnico che da oltre due anni si dedica a uno strumento chiamato spettropolarimetro. Seguiranno l’eclissi da un aereo al largo dell’Irlanda, così durerà di più.
Potete vedere il Sole tutti i giorni, perché aspettate l’eclissi…
Quando tutti alzeranno gli occhi verso l’eclissi, Lucia Abbo e Gerardo Capobianco li abbasseranno sugli schermi dei loro strumenti. Per loro, membri dell’Istituto Italiano di Astrofisica (Inaf), saranno due minuti al calor bianco.
«Seguiamo le eclissi da anni, ma non ce ne siamo mai goduta una. Sono già due notti che fatichiamo a dormire» scherzano rispondendo insieme alle domande. Lei è ricercatrice di fisica solare, lui il tecnico che da oltre due anni si dedica a uno strumento chiamato spettropolarimetro. Seguiranno l’eclissi da un aereo al largo dell’Irlanda, così durerà di più.
Potete vedere il Sole tutti i giorni, perché aspettate l’eclissi?
«È un’occasione per osservare la corona solare. Normalmente è accecata dal disco solare, un milione di volte più luminoso».
Perché vi interessa la corona?
«Semplificando, la corona per il Sole è quel che l’atmosfera è per la Terra. Vi avvengono le eruzioni solari, che se molto forti possono avere un impatto anche sul nostro pianeta. Imparare a prevedere un’eruzione sarebbe importante per quella che chiamiamo meteorologia spaziale. Poi c’è un mistero che non ha ancora una spiegazione chiara: la corona ha una temperatura di milioni di gradi, mentre la superficie del Sole arriva a 5-6mila gradi».
Come vivrete l’eclissi?
«Saliremo su un aereo militare irlandese. Voleremo quasi 400 chilometri verso ovest a bassa quota, 3.500 metri, per poter aprire il finestrino e puntare lo spettropolarimetro verso il Sole. Lo strumento cattura i fotoni emessi da un particolare ione del ferro che si trova nella corona. Riesce così a ricostruire direzione e forma del campo magnetico. Il Sole è in una fase molto attiva al momento, se il meteo ci aiuterà e tutto funzionerà bene vedremo molte strutture magnetiche complesse».
Ma perché avete scelto un aereo? Non avrete problemi di stabilità?
«Volando in direzione dell’eclissi avremo un periodo di osservazione più lungo: 2 minuti e 18 secondi invece di 2 minuti e 11 secondi, la durata massima prevista al largo dell’Islanda. Lo strumento ha un sistema di stabilizzazione, come le telecamere del cinema. In quei due minuti per noi si deciderà la sorte di vari anni di lavoro».