✕

Dalla Sicilia a Roma: la mia odissea di 24 ore, ostaggio della cenere

Aeroporto di Catania chiuso per cenere Etna 

Ascolta l'audio

L’eruzione manda in tilt lo scalo di Fontanarossa. E comincia la corsa pazza a treni irraggiungibili e bus immaginari
2 minuti di lettura

Roma – “Ci stanno prendendo in giro!» urla all’improvviso una signora, che ha capito prima di altri che il ritardo al quale siamo costretti cela una fregatura. L’Ita Catania-Roma è pronto dalle 20,15 sulla pista, in attesa del decollo. Che si possa partire, visto che da una settimana il traffico aereo è in balia della cenere dell’Etna, con aperture e chiusure a singhiozzo, ci pare un dono di cui essere grati: da ventiquattro ore è stata dichiarata la fine dello “stato di allerta”. Ma noi alle 21,45 siamo ancora lì. Perché?

«Ci stanno prendendo in giro, lo capisci?» insiste la signora con un suo conoscente.

Indimenticabile la Sicilia, ma richiede pazienze difficili. Fontanarossa, il quinto scalo italiano, ogni estate fa notizia. Tre anni fa andò persino a fuoco. E ogni volta, per migliaia di viaggiatori, è una corsa pazza a rincorrere treni irraggiungibili, navette immaginarie, FlixBus sold out. Insomma, la sicilitudine nel suo elemento più concreto.

Poco dopo le dieci il comandante, …

Roma – “Ci stanno prendendo in giro!» urla all’improvviso una signora, che ha capito prima di altri che il ritardo al quale siamo costretti cela una fregatura. L’Ita Catania-Roma è pronto dalle 20,15 sulla pista, in attesa del decollo. Che si possa partire, visto che da una settimana il traffico aereo è in balia della cenere dell’Etna, con aperture e chiusure a singhiozzo, ci pare un dono di cui essere grati: da ventiquattro ore è stata dichiarata la fine dello “stato di allerta”. Ma noi alle 21,45 siamo ancora lì. Perché?

«Ci stanno prendendo in giro, lo capisci?» insiste la signora con un suo conoscente.

Indimenticabile la Sicilia, ma richiede pazienze difficili. Fontanarossa, il quinto scalo italiano, ogni estate fa notizia. Tre anni fa andò persino a fuoco. E ogni volta, per migliaia di viaggiatori, è una corsa pazza a rincorrere treni irraggiungibili, navette immaginarie, FlixBus sold out. Insomma, la sicilitudine nel suo elemento più concreto.

Poco dopo le dieci il comandante, con voce colma di imbarazzo, ci informa che il volo è stato cancellato. Prova a offrire una spiegazione, ma è subito subissato da fragorose proteste. L’Etna a tradimento è tornata ad eruttare. Mi chiedo dove finiranno le famiglie straniere con bimbi piccoli che pregustavano Roma e ora si ritrovano prigionieri in aeroporto. Sono le 22,30 di domenica. Parte l’assalto ai desk. Spiegano che saremo riprenotati. La signora di prima dice al compagno: «Te l’avevo detto! L’albergo ce lo dobbiamo cercare noi, e poi te lo rimborsano». E intanto i bar chiudono, i più giovani si apprestano a dormire per terra, c’è la fila alle postazioni per caricare gli smartphone, è tutto un almanaccare, un chiamare. Poi si sparge la voce che partiamo, perché si è formata una colonna verso l’aeromobile. Ma sono quelli che avevano imbarcato i bagagli in stiva. L’illusione svanita ingrossa lo sconforto. «Questa è la Sicilia!», esclama un’anziana sull’orlo del pianto.

Sul telefono mi arriva la comunicazione che il mio volo è stato riprogrammato alle 6 del mattino. Un ragazzo accanto a me dovrà attendere martedì. «Martedì?» si domanda incredulo. «Sei fortunato», mi dice. Compulso l’app di Trenitalia. C’è un treno acquistabile per Roma, all’indomani: l’Intercity. Scrollo il sito dell’aeroporto di Catania, e un po’ nascosta, col titolo “Aggiornamento eruzione Etna”, c’è ancora la nota sullo spazio aereo agibile. Nei giorni precedenti, con comunicazioni non poste esattamente in cima all’homepage, informavano invece che erano “sospesi gli arrivi”. Ma ci possono essere partenze senza arrivi?

«C’è spavento!» commenta un inserviente, osservando lo sciame di persone che si prepara al bivacco. Oltre al nostro hanno cancellato naturalmente diversi altri voli, e ognuno è alla ricerca di una via d’uscita. Spavento in siciliano vuol dire grassa confusione, del resto questa è la città di Brancati, e di Tuccio Musumeci, si fa amara ironia, ma questa storia interpella impietosamente la sua classe dirigente. Certo, l’Etna fa l’Etna da sempre, ma che oggigiorno non vi sia pronto un piano B, come tanti invocano sui social, induce ad amarissime considerazioni sulla Sac, la Società aeroportuale.

Non c’è l’Alta Velocità in Sicilia. Compro un biglietto dell’Intercity 734, che transiterà da Catania alle nove del mattino. Mi dice bene. L’aereo che doveva riportarmi a Roma all’alba viene rinviato: prima alle dieci e poi, alle undici, mi arriva il fatale sms con la notizia della cancellazione. Resta il treno. Ci vorranno però almeno dieci ore per arrivare a Roma. Mentre, a mezzogiorno, attraverso lo Stretto mi sovviene la frase di mia madre che da emigrante in Svizzera ne vide di tutti i colori, e che perciò ripeteva: «Nun semu fatti per viaggiari», non siamo fatti per viaggiare. In realtà è esattamente il contrario, perché nutriti di secoli di sopportazione i meridionali da sempre affrontano odissee che farebbero impallidire Christopher Nolan.

Molti di quelli che si aggiravano a Fontanarossa ora sono su questo treno. Dormono sfiniti. Da Messina a Villa San Giovanni non funziona l’aria condizionata. Grondiamo sudore. Il pavimento del vagone 7 è un lago, per una perdita. La vecchia cara questione meridionale, di cui nessuno parla più, è anche in questo viaggio. Non si protesta. Prevale un silenzioso fatalismo. Vivere al Sud può essere complicato. Quando arriviamo a Napoli il più sembra fatto, in realtà ci vogliono ancora più di due ore.

Finalmente approdiamo a Termini. Sono le 18,40. Mi è arrivato nel frattempo un altro sms della compagnia aerea: il mio volo Catania-Roma è stato riprenotato a martedì mattina, via Linate. Catania-Milano-Roma? Ora e sempre Intercity!

Leggi i commenti