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Il mondo rapito dall’eclissi, lo spettacolo del cielo che ci fa tornare bambini

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Domani sera l’evento astronomico che in Italia sarà visibile parzialmente. Un fenomeno che da sempre affascina l’umanità
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Che esistesse un turismo delle eclissi credo lo scoprii nel 1999; è stato l’anno in cui per l’ultima volta questo fenomeno è stato visibile in Europa. Una mia amica andò in Turchia per vederla, ma a me all’epoca sembrava fantascienza spostarmi con un volo non per una vacanza o per lavoro, ma per una cosa così frivola come un evento astronomico. Mi accontentai di vederla nella sua forma parziale seduta sulla scalinata di Trinità dei Monti assieme a un mio amico col quale, all’epoca, avevo un’amicizia un po’ complicata, che però mai sarebbe diventata altro. Ricordo soprattutto il freddo improvviso, il venticello, nel massimo di copertura.

Solo che poi, esattamente venti anni dopo, la turista astronomica la feci anch’io. Ero già sposata, con un altro…

Che esistesse un turismo delle eclissi credo lo scoprii nel 1999; è stato l’anno in cui per l’ultima volta questo fenomeno è stato visibile in Europa. Una mia amica andò in Turchia per vederla, ma a me all’epoca sembrava fantascienza spostarmi con un volo non per una vacanza o per lavoro, ma per una cosa così frivola come un evento astronomico. Mi accontentai di vederla nella sua forma parziale seduta sulla scalinata di Trinità dei Monti assieme a un mio amico col quale, all’epoca, avevo un’amicizia un po’ complicata, che però mai sarebbe diventata altro. Ricordo soprattutto il freddo improvviso, il venticello, nel massimo di copertura.

Solo che poi, esattamente venti anni dopo, la turista astronomica la feci anch’io. Ero già sposata, con un altro astronomo come me, e c’era anche già nostra figlia. L’eclissi sarebbe stata visibile dall’altra parte del mondo, in Cile, e sarebbe passata sui siti di alcuni dei telescopi che l’Europa ha costruito da quelle parti. Organizzammo tutta una vacanza intorno a quell’evento, con me che all’epoca non avevo mai preso un volo intercontinentale e ancora avevo un bel po’ di paura di volare. In aeroporto, a Santiago, era pieno di gente che era andata fin là per vedere l’eclissi, che ne aveva vista anche più d’una, ce l’aveva scritto sulla maglietta, come le date del tour della band preferita, e parlava delle sue esperienze passate. Il terminal, e poi l’intera città, erano piene di cartelloni col conto alla rovescia per l’evento. Tre del pomeriggio del 2 luglio 2019.

Salto in avanti di sette anni, 10 agosto 2026, e sono su un volo per Valencia, per andare a vedere proprio lei, l’eclissi. La seconda della mia vita. Alle otto e trenta della sera del 12 agosto sarò da qualche parte in città o poco fuori — una parte con un’ottima visuale verso ovest, spero, perché il sole lambirà l’orizzonte — a guardare insieme a migliaia di altre persone uno dei fenomeni astronomici più studiati e meglio compresi. Non c’è nulla di misterioso, in un’eclissi. Le sapevano prevedere anche gli antichi. Il meccanismo è banale, e lo spettacolo frutto di un’incredibile coincidenza.

Quel che accade, in media una volta ogni diciotto mesi per le eclissi totali, è che Sole, Terra e Luna si allineano, con il nostro satellite che si frappone tra noi e la nostra stella. Le dimensioni apparenti in cielo di Sole e Luna sono quasi uguali, e questo fa sì che il nostro satellite riesca a coprire il disco della nostra stella, ma permettendo di vedere la parte tutto intorno, la cosiddetta corona. Ma se l’eclisse è un fenomeno così frequente, perché in Italia dovremo aspettare il 2081 per vederne una? Perché l’ombra proiettata dalla Luna è piccola, ed è in grado di coprire solo una porzione ridotta della superficie terrestre, in genere una striscia; in quella zona, è possibile vedere un’eclissi totale, con la completa copertura del disco, mentre, più ci si discosta da essa, minore sarà la copertura, e l’eclissi sarà incompleta. Nella mia città, Roma, la copertura domani sarà di circa il 60%, quanto basta per far calare significativamente la luminosità — come in una giornata di cielo velato — e far abbassare un po’ la temperatura, non sufficiente per il buio totale. E già, perché quando c’è l’eclissi completa, sulla terra cala la notte di giorno.

Sebbene tutti noi sappiamo cosa sia un’eclissi, sebbene sappiamo prevederla, spiegarla, sappiamo anche quanto durerà, per me resta probabilmente lo spettacolo astronomico più impressionante che la natura ha da offrirci, e che credo tutti dovrebbero avere il diritto di vedere una volta nella vita. L’effetto è quello di un buco in cielo, letteralmente. Quando l’ultima falce sottile di sole scompare sotto l’ombra della Luna, in cielo appare una voragine. E tu lo sai che non c’è niente da aver paura, e tutto da ammirare, ma gli esseri umani restano alla fine animali, e i loro corpi, durante l’eclissi, lo sanno che la luce sta scomparendo, che la sorgente di ogni bene e vita è andata via, e allora hanno paura. Una paura atavica e profonda, capace di riconnetterti al mondo, alla natura, al meccanismo meraviglioso e implacabile dell’universo. La temperatura crolla, si alza il vento, l’orizzonte si colora del rosso del tramonto, si vedono persino alcune stelle. E tu sei lì, con altre centinaia, a volte migliaia di persone, che, come te, quando il buio è calato, hanno gridato di meraviglia, e tremato di paura.

Dura qualche minuto; domani uno e mezzo circa, quella del 2027, visibile dal nord Africa, durerà addirittura sei minuti, ma sembra un tempo infinito. È il tempo della sospensione, del fiato tirato, della bellezza e dello spavento. Si può raccontare, ma lo si può capire solo quando lo si vive. E val sempre la pena viaggiare anche per mezzo mondo per vederla, per quei pochi minuti in cui tutti assieme ci ricordiamo chi siamo davvero, e di che posto incredibile siamo parte.

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