«Io sono un’onnivora della musica. Adoro la metal e poi costringo mio marito ad accompagnarmi al concerto di Tiziano Ferro. Senza contare che sono cresciuta ascoltando le mie sorelle più grandi che suonavano il pianoforte, e dunque anche la musica classica è una componente essenziale della mia vita».
Anche quest’anno Stefania Auci è la scrittrice italiana che ha venduto di più. Del resto, dopo un milione e mezzo di copie per i primi due episodi della saga dei Florio — I Leoni di Sicilia del 2019 e L’inverno dei leoni del 2021, tradotti in 32 lingue e diffusi in una cinquantina di Paesi — non era difficile pronosticare il successo del terzo volume, L’alba dei Leoni, che racconta le origini di una famiglia partita da Bagnara Calabra prima di fare la storia in Sicilia.
Di Bagnara sono le sorelle Bertè, Loredana e Mia Martini…
«Mia Martini era la cantante preferita di mio padre, che non c’è più da vent’anni. Ogni volta che sento quella voce, ripenso a lui. Me la porto nel cuore, anche p…
«Io sono un’onnivora della musica. Adoro la metal e poi costringo mio marito ad accompagnarmi al concerto di Tiziano Ferro. Senza contare che sono cresciuta ascoltando le mie sorelle più grandi che suonavano il pianoforte, e dunque anche la musica classica è una componente essenziale della mia vita».
Anche quest’anno Stefania Auci è la scrittrice italiana che ha venduto di più. Del resto, dopo un milione e mezzo di copie per i primi due episodi della saga dei Florio — I Leoni di Sicilia del 2019 e L’inverno dei leoni del 2021, tradotti in 32 lingue e diffusi in una cinquantina di Paesi — non era difficile pronosticare il successo del terzo volume, L’alba dei Leoni, che racconta le origini di una famiglia partita da Bagnara Calabra prima di fare la storia in Sicilia.
Di Bagnara sono le sorelle Bertè, Loredana e Mia Martini…
«Mia Martini era la cantante preferita di mio padre, che non c’è più da vent’anni. Ogni volta che sento quella voce, ripenso a lui. Me la porto nel cuore, anche per la terribile sorte che le è capitata. Loredana Bertè mi piace, certo, ma quella di una volta».
I suoi primi concerti sono quelli del Palasport di Marsala. Anche in questo caso, una città legata a doppio filo al nome dei Florio.
«Avevo vent’anni e mai avrei immaginato ciò che sarebbe successo molto tempo dopo, quando ho deciso di raccontare la storia di quella famiglia. All’epoca i grandi tour musicali che approdavano in Sicilia passavano spesso per Marsala e io, che sono trapanese, correvo sempre a vedere gli artisti che ascoltavo dai tempi della scuola. Nel marzo del ’95 il mio fidanzato dell’epoca mi propose di andare al concerto dei Litfiba, un gruppo rock per il quale lui stravedeva ma che io nemmeno conoscevo. Era lo Spirit Tour e rimasi folgorata. Chissà, forse pure per quel motivo quel fidanzato è diventato mio marito…».
Stregata per amore o c’entra qualcosa anche Piero Pelù?
«Ma certo che c’entra. Rimasi sbalordita dalla forza comunicativa di quel frontman, dalla sua capacità di tenere il palco, dalla simpatia nel dialogare con il pubblico. Penso che oggi sia difficile, se non impossibile, trovare un cantante con una personalità come quella di Pelù».
Quindi non vede l’ora di andare a rivederlo visto che i Litfiba, dopo anni di divisioni, sono tornati insieme.
«In realtà no, credo sia tutta un’operazione di marketing. Se posso usare una parola un po’ boomer, mi pare che oggi il gruppo si sia imborghesito, magari si è piegato a logiche commerciali che capisco ma mi fanno riflettere. Forse però la realtà è un’altra: in quella serata del ’95 io avevo 21 anni e i Litfiba rappresentavano la mia anima ribelle, contestataria, la voglia di scoprire e di essere libera. Adesso, naturalmente, è tutto diverso: sono cambiati loro, ma soprattutto sono cambiata io. Però, mai dire mai, magari prima o poi tornerò a sentirli».
Anche perché per lei la musica vera è quella live.
«Non c’è alcun dubbio. Dal vivo, in mezzo a migliaia e migliaia di persone, cantando a squarciagola. Cos’altro può regalarti emozioni più forti? Nella mia vita di concerti ne ho visti davvero tanti: ricordo Jovanotti nel ’92, ero un’adolescente che non riusciva davvero a stare ferma neppure per un istante. Per non parlare del grande Vasco che ho ritrovato l’anno scorso a settant’anni suonati ma con la forza di un ragazzino entusiasta come il primo giorno. E poi Ligabue, il più grande di tutti secondo me. Inarrivabile».
Lei sa che in Italia ci si divide tra fan di Vasco e di Ligabue…
«Pazienza, io invece li prendo entrambi. Non sono un’integralista: mi piace da impazzire, per esempio, la musica irlandese che sentivo a palla durante le mie gravidanze. E ricordo ancora con commozione la performance, purtroppo breve, di Mario Venuti al Cretto di Burri: lui, con quella voce calda e avvolgente, davanti a un posto di rara bellezza, con un silenzio quasi innaturale e gli spettatori seduti sui muretti. Fu la chiusura delle Orestiadi di due o tre anni fa, quel concerto me lo porterò dentro per sempre. Ecco, se devo scegliere un genere che non mi piace direi il jazz. Ma forse perché non ho gli strumenti culturali per capirlo, o magari perché non potrei cantare insieme agli artisti. E cantare a me piace assai».
Anche quando scrive, la musica è una componente essenziale?
«Soprattutto. Io non riuscirei a buttare giù nemmeno un rigo se non ci fosse qualcosa in sottofondo. E spesso si tratta di Epic Music, quel genere caciarone e casinista che si usa soprattutto quando si fa ginnastica sparato in cuffia. Ecco, a me rilassa tantissimo. E lo ascolto anche durante le mie sessioni di pesi, altra passione della mia vita. Forse tutto questo, come dice Vasco, un senso non ce l’ha. Ma per me, invece, è fondamentale».
C’è un concerto che le manca, che magari vorrebbe tanto prima o poi incrociare da qualche parte?
«C’è, ma purtroppo non riuscirò a esaudire il sogno. Avrei tanto voluto stare in prima fila a Wembley, nell’85, il Live Aid con tutti i più grandi. E avrei pianto, probabilmente, quando sono saliti sul palco i Queen con Freddie Mercury. Ogni tanto vado a rivederli su YouTube ma non è la stessa cosa. E poi mi dispiace perdermi Madame a fine agosto a Palermo perché sarò impegnata nella presentazione del libro. Io credo che lei, tra le cantanti più giovani del momento, sia quella destinata a restare più a lungo. Ora, lo so, qualcuno si indignerà per il fatto di aver messo insieme Freddie Mercury e Madame. Pazienza, sono onnivora, me ne farò una ragione».