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L’eclissi vista dalla Sardegna: un momento di gioia e solidarietà, tra occhiali condivisi e battute

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Cinquanta persone, sconosciute tra loro sotto la torre di San Giovanni di Sinis, si ritrovano per ammirare lo spettacolo del sole che scompare. E c’è chi azzarda uno sguardo finale senza il filtro delle lenti o di un pezzo di vetro
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San Giovanni di Sinis – All’ultimo istante, quando l’anello di fuoco viene inghiottito dal mare, il silenzio è totale, lo stupore assoluto, si trattiene il respiro. Poi, cinquanta persone arroccate sotto la torre di San Giovanni di Sinis, dall’alto della collina, liberano l’emozione in un rumoroso applauso. Qualcuno, ha gli occhi lucidi.

Subito dopo il mare diventa argento scuro, cala la notte sarda e le Perseidi arrivano a provare a rubare la scena.

Non ci riescono però, per quella andata in scena dal lassù, quella vista dalla torre di Tharros, fra le rovine dei fenici, il mar morto e i bagnanti, per molti sarà indimenticabile.

San Giovanni di Sinis – All’ultimo istante, quando l’anello di fuoco viene inghiottito dal mare, il silenzio è totale, lo stupore assoluto, si trattiene il respiro. Poi, cinquanta persone arroccate sotto la torre di San Giovanni di Sinis, dall’alto della collina, liberano l’emozione in un rumoroso applauso. Qualcuno, ha gli occhi lucidi.

Subito dopo il mare diventa argento scuro, cala la notte sarda e le Perseidi arrivano a provare a rubare la scena.

Non ci riescono però, per quella andata in scena dal lassù, quella vista dalla torre di Tharros, fra le rovine dei fenici, il mar morto e i bagnanti, per molti sarà indimenticabile.

È l’eclissi delle vacanze, il ballo fra sole luna e terra visto lontano da casa. In tanti, restano sulla spiaggia o sui sup ad osservare la magia: gli altri andranno invece più su, verso la torre, a scrutare l’orizzonte.

C’è Chiara Tommasini, da Roma, all’ultimo giorno di vacanza: “Da piccola - spiega mentre imbraccia la sua macchina reflex per immortalare il sole - ho visto l’eclissi del 1999 con mio nonno. Usammo un vetro affumicato da saldatore. Ora sono qui, a godermi quest’ultimo giorno, questa grande magia” dice mentre scatta una foto perfetta del sole coperto in parte dalla luna, che sembra il morso di una mela.

Dietro di lei Alberto Farru e i suoi amici sono entusiasti. Sono arrivati sino a San Giovanni di Sinis, costa ovest della Sardegna, dove era indicata una possibile visione al 96%, dopo due ore d’auto da Siniscola.

Per giorni, hanno provato a cercare gli occhiali: non ce l’hanno fatta, ma hanno acquistato due maschere da saldatore. Ora le indossano, sembrano guerrieri di un mondo di fantascienza a caccia di eclissi.

La solidarietà nella gioia

La cosa più bella, più inaspettata in quell’ora magica prima delle 20.26 quando il sole è scomparso nel mare, è però la solidarietà. Perfetti sconosciuti, arroccati sopra il mare cristallino, molti in infradito e con ancora la pelle salata, si scambiano infatti prima opinioni “il sole sembra una falce, oppure una luna, una virgola”, poi direttamente i mezzi per osservare l’eclissi.

“Tieni i miei occhiali”, dice un signore parigino in vacanza: li concede per un attimo a tutti coloro che non li indossano. Anche Alberto e i suoi amici, da Roma, Milano, Torino, fanno lo stesso: “Ecco la maschera, prova a vedere quanto è bello”. L’eclissi, per un attimo, prima di quel momento meraviglioso finale, in cui tutti semplicemente contemplano, diventa così condivisione. Talvolta, è anche suoni.

I bambini di una famiglia di Vigevano, tutti con indosso gli occhiali, per una mezz’ora abbondante restano in silenzio: alla fine, quando tutto si oscura il sole diventa una virgola e poi un anello di fuoco all’orizzonte, non riescono a trattenere i “wow”, “guarda”, “pazzesco”.

Gli occhialini introvabili

Si condividono le foto, quelle in grado di immortalare il momento, ci si passa da una mano all’altra i pochi “vetrini” recuperati da qualche ferramenta. Per molti infatti, soprattutto i turisti, l’inizio della storia, del giorno dell’eclissi, è stata una odissea. Gli occhiali, i famosi “ISO 12312-2”, erano introvabili.

La mattina, nelle cittadine di Cabras e Oristano, cuori pulsanti dell’ovest sardo, i negozi di ottica ormai staccavano perfino il telefono, così come le ferramenta: “Troppe richieste, qui li abbiamo finiti da tempo”. Un ottico, a Cabras, ha ordinato 200 occhiali: “Ne sono arrivati solo 30, li ho venduti in 10 minuti dice”.

Non a caso, saliti fin sulla torre spagnola ad osservare l’eclissi, i tanti vacanzieri presenti sembravano preoccupati, quasi afflitti da una “fomo” di perdersi il momento indimenticabile.

Eppure, come in un perfetto allineamento dei pianeti, la solidarietà lassù ha funzionato benissimo: aiutandosi, prestandosi per un momento i dispositivi fondamentali per proteggersi occhi e retina, tutti sono riusciti a cogliere l’attimo, a scrutare la meraviglia del gioco fra sole-luna-terra.

C’è chi l’ha fotografata, l'eclissi, chi l’ha vista attraverso una rudimentale scatola di cartone e alluminio fatta in casa, chi ancora coperto da più strati di occhiali arrangiati sul momento.

Quando poi, al tramonto, il sole quasi totalmente oscurato dalla luna è apparso pacifico, di un rosso arancione rassicurante, lontano dalla palla di fuoco di pochi istanti prima, alcuni hanno sfidato la sorte, lanciando uno sguardo a occhio nudo per pochi secondi.

E allora nel cielo si è alzato un comico “Beati gli ottici!”. È scattato un sorriso di massa, poi di nuovo il silenzio: tutti, volevano solo contemplare e assorbire ogni goccia di luna e di sole di quel momento prezioso, che profumava di storia, elicriso, tempo sospeso e pacche sulle spalle.

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