TORINO – Il poema dei lunatici è una processione sulla collina di Superga (metri 672 sul livello del mare) con maschere da saldatore, occhialini ufficiali e occhialini tarocchi (ma non da sole, pericolosissimo!), scatole di cartone con dentro un foglio bianco, scatole di carta più piccole con un fondo di carta d’alluminio, ma soprattutto vecchie radiografie di nonna Rosa e di zio Ignazio: si metteranno davanti agli occhi, meglio se doppie, e nel caso davanti agli obiettivi delle macchine fotografiche e degli smartphone, per fermare nell’eternità il solenne momento in cui la principessa luna, la dolce piccolina, si mangia il re sole. Senza che la nostra retina diventi solo un ricordo.
L’eclissi totale è un happening torinese nella feroc…
TORINO – Il poema dei lunatici è una processione sulla collina di Superga (metri 672 sul livello del mare) con maschere da saldatore, occhialini ufficiali e occhialini tarocchi (ma non da sole, pericolosissimo!), scatole di cartone con dentro un foglio bianco, scatole di carta più piccole con un fondo di carta d’alluminio, ma soprattutto vecchie radiografie di nonna Rosa e di zio Ignazio: si metteranno davanti agli occhi, meglio se doppie, e nel caso davanti agli obiettivi delle macchine fotografiche e degli smartphone, per fermare nell’eternità il solenne momento in cui la principessa luna, la dolce piccolina, si mangia il re sole. Senza che la nostra retina diventi solo un ricordo.
L’eclissi totale è un happening torinese nella ferocia d’agosto. Questo è uno dei punti d’Italia in cui si vede meglio, e la gente sale a Superga usando navette e trenino, la storica, romantica cremagliera rossa, visto che in auto non si può. C’è la coda alla fermata, c’è la fila per guadagnare un posto giusto sul parapetto o un tavolino al bar con vista sull’astronomia casalinga.
Il colpo d’occhio umano fa tenerezza: famiglie arrivate presto stendono la coperta da picnic, e cominciano ad apparecchiare il prato sul curvone più aperto all’orizzonte. Bambini, cani, bibite e gli schermi di varia natura per vedere, per guardare, fotografare e ricordare. Senza una foto, senza una storia su Instagram, un selfie, un post, la realtà non esiste.
«Attento Poldo che mi rimani cieco!» grida una pensionata a un pensionato, sembrano fidanzatini di Peynet un po’ arrivati alla data di scadenza. Ma il tramonto con eclissi avanza memorabile, riempiendo il cielo e l’aria di sfumature arancioni, gialle, rosa e celesti, perle di luce in una tavolozza da antologia. Sono forti, gli alunni del sole. C’è il bricoleur che ha fissato gli occhialini d’ordinanza, quelli certificati, sulla videocamera del cellulare e poi invita il pubblico con un cartello scritto a penna a seguire la sua pagina Instagram. L’artigianato dell’eclissi va oltre l’estate che ha svuotato Torino solo in apparenza, perché forse Torino adesso è tutta qui, sulla collina dove nel 1949 si schiantò l’aereo dei granata e morirono tutti. Oggi sono venuti grandi e piccoli, anziani e innamorati mano nella mano, perché si sa che la luna fa questo effetto, è il pianeta dei cuori di burro e dei battiti di ciglia.
La processione ha pazienza, e aspetta il fatidico momento per prendersi la rivincita sul sole cattivo che ci sta facendo tutti alla griglia. C’è chi gioca a carte aspettando le fatidiche 19,30, quando si alzerà il sipario sul firmamento, c’è chi tenta di completare il Bartezzaghi, c’è chi semplicemente guarda e pensa. Intanto, la stazione della cremagliera deposita gente su gente che poi cerca la postazione giusta, attenzione a quell’albero enorme che più tardi potrebbe coprire sole, luna e tutto.
Un’ora e mezza di preliminari vola così, mentre qualcuno va a farsi uno spritz o due. Finché, finalmente, lo spettacolo comincia. E allora le maschere da saldatore e le nere radiografie si prendono il loro momento di gloria, quando la luna comincia ad addentare il sole come un topo con formaggio, è un’unghia che avanza piano e mette il suo profilo davanti alla stella che spinge la vita. Lei così piccola, una briciola nello spazio infinito, lei cantata dai poeti e dagli ingenui, lei che pure sposta gli oceani e le maree e fa nascere i bambini, lei adesso osa sovrapporsi a sua maestà il sole e senza fretta lo rosicchia. All’inizio è solo un alone, poi una semicurva che si allarga e trova il senso di un giorno raro, l’ultima volta di un’eclissi totale era stata nel 1999. E la prossima, alla fin fine, chissà se ci saremo.
Una festa, una specie di rito pagano e solenne, per fortuna senza l’applauso finale. Anche i più piccoli tacciono verso le otto di sera, quando il disco solare retrocede sempre di più e capisce di dover accettare l’ombra, viene per tutti questo momento nella vita, anche per i più tracotanti. Così, il poema dei lunatici si appresta al capitolo finale di un giorno che sembra un romanzo, un’apparizione inaudita, forse un piccolo giudizio universale. È l’istante in cui il tramonto si mescola all’eclissi come in un amplesso: luce d’oro tutto intorno, persino un po’ di fresco innaturale che scivola giù da una boscaglia da brividi. Perfetto, o quasi. Perché una nuvola beffarda decide proprio adesso di coprire tutto, il Sole, la Luna, il tramonto e l’eclissi. Niente più sole eclissato davvero, ma un’oscurità identica a quella di ogni giorno. Come al solito, ci tocca immaginare. La nuvola di Fantozzi alla fine vince sempre lei (però è anche San Lorenzo: largo ai desideri, allora: non tutte le stelle cadono).