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Sardegna: “Yacht e navi come cavallette”. L’invasione distrugge la vita dei fondali

L'invasione dei natanti a Cala Coticcio 

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Da Cala Luna a Cala Volpe, dall'Asinara alla Maddalena un esercito di diportisti spesso ignora le regole, tra cui il numero chiuso. L'ambientalista della Maddalena Gianpiero Carcangiu si sfoga: “Fanno di tutto, abbiamo bisogno di più controlli o qui cambierà perfino il colore dell’acqua”
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Il rischio è che il paradiso, senza guardiani e regole più ferree, si trasformi in un inferno. Per l’ambiente, persino per il colore dell’acqua, che potrebbe cambiare e perdere le sue incredibili sfumature, fra le più belle del mondo.

In questi giorni d’agosto, dai social ai giornali locali, rimbalzano le immagini di ciò che sta succedendo fra le più amate cale della Sardegna: centinaia di imbarcazioni, da mega yacht ai piccoli gommoni, via mare stanno prendendo d’assalto spiagge spesso tutelate dal numero chiuso (per l’accesso via terra), da regole dei parchi o quelle comunali.

Da est a nord, gli effetti del turismo di massa, del sovraffollamento e soprattutto degli impatti dei natanti, sono decine.

Le cale prese d’assalto

Fra i più emblematici c’è Cala Luna, spiaggia a numero chiuso (900 persone), diventata un carnaio: qui arrivano centinaia di imbarcazioni dai porti vicini per permettere ai turisti un giorno in paradiso, ma si contano anche - e qui sta il problema - decine e decine…

Il rischio è che il paradiso, senza guardiani e regole più ferree, si trasformi in un inferno. Per l’ambiente, persino per il colore dell’acqua, che potrebbe cambiare e perdere le sue incredibili sfumature, fra le più belle del mondo.

In questi giorni d’agosto, dai social ai giornali locali, rimbalzano le immagini di ciò che sta succedendo fra le più amate cale della Sardegna: centinaia di imbarcazioni, da mega yacht ai piccoli gommoni, via mare stanno prendendo d’assalto spiagge spesso tutelate dal numero chiuso (per l’accesso via terra), da regole dei parchi o quelle comunali.

Da est a nord, gli effetti del turismo di massa, del sovraffollamento e soprattutto degli impatti dei natanti, sono decine.

Le cale prese d’assalto

Fra i più emblematici c’è Cala Luna, spiaggia a numero chiuso (900 persone), diventata un carnaio: qui arrivano centinaia di imbarcazioni dai porti vicini per permettere ai turisti un giorno in paradiso, ma si contano anche - e qui sta il problema - decine e decine di barche e gommoni di privati che invadono spesso senza rispettare le regole la costa.

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Come raccontano i video, il discorso non cambia a Cala Volpe, nel nord: una distesa di barche e yacht, quasi una attaccata all’altra, che riempiono lo specchio di mare.

E poi i turisti “cafoni” che sbarcano in barba alle norme o trascinano i natanti fino a riva, come accaduto sull’isola del Parco nazionale dell’Asinara: poche settimane fa sono stati fotografati tre gommoni sulla battigia di Cala delle Barche Napoletane vicino a Cala D’Oliva, mezzi “parcheggiati” dove non potevano stare.

Ma il caso più eclatante ed emblematico è quello di Cala Coticcio, spiaggia della Maddalena, uno dei luoghi non solo più incantevoli d’Europa, ma anche - in teoria - tra i più tutelati.

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Le regole violate

A Cala Coticcio infatti non si può accedere liberamente: bisogna essere accompagnati dalle guide ufficiali, non si possono stendere teli sulla sabbia e ogni angolo del paradiso è protetto. Tutto ciò solo teoricamente, perché se via terra si tenta una regolazione, via mare tutto è più complicato.

Al massimo, alla Maddalena, potrebbero transitare e sostare 2.500 natanti, ma in questi giorni d’agosto si arriva a oltre 6.500. In singoli specchi d’acqua, davanti alle spiagge più belle, ad agosto capita poi di contare anche 140 imbarcazioni.

Talvolta si tratta di mega yacht, di turismo legato agli ultra ricchi. In Gallura, secondo uno studio di UniOlbia, è un indotto che vale mezzo miliardo di euro in quattro mesi. Sempre in Gallura, per dire, lo scorso anno tra giugno e settembre sono stati censiti 3.114 yacht, quasi il 16% in più rispetto all’anno precedente. E nel 2026 i numeri sembrano ancora aumentare. Per i territori del nel nord-est della Sardegna significano un indotto importante, 4,2 milioni di euro al giorno.

La protesta degli ambientalisti

“Ma tutto questo non può andare a beneficio solo di poche famiglie e, al contrario, penalizzare l’ambiente e un territorio che poi qui ci vive tutto l’anno”, dice Gianpiero Carcangiu che, appena fuori Cala Coticcio, in uno dei suoi ultimi video ha immortalato un impressionante esercito di barche.

“E quel giorno erano pure poche” racconta a Repubblica.

Carcangiu è un residente della Maddalena, ma soprattutto un’attivista ambientale, membro dell’associazione Plastic Free, che da quasi 15 anni si batte per la conservazione “di questi luoghi di cui sono innamorato”.

Volontario Plastic Free impegnato a raccogliere la plastica e tenere pulite le cale, nel 2024 si è beccato una denuncia, molto contestata e contraddittoria, per aver violato il regolamento del Parco che vietava anche ai residenti di percorrere da soli il sentiero che porta alla spiaggia, dato che sarebbe dovuto essere accompagnato da guide. “Una assurdità, firmavamo persino un foglio per percorrere, fra regole poco chiare, quel sentiero. Ma non importa, io continuo a battermi, e vorrei parlare dei problemi che sta vivendo Cala Coticcio ora” dice.

“Tutte queste barche sull’ambiente e sulla popolazione hanno un impatto molto negativo. Stanno aumentando. Non funziona nulla: il parco, purtroppo, non è quasi mai al completo nell’organico. L’ultimo direttore si è appena dimesso, proprio alle porte dell’estate. Il Parco della Maddalena è pieno di problemi, nonostante una presidente (Rossana Giudice, ndr) che si sta battendo tanto. Purtroppo, in queste condizioni, è difficile preservarlo".

Diportisti “come cavallette”. I danni alla natura

Le guide a Coticcio iniziano ad accompagnare i turisti alle 9 del mattino. “Ma prima eventuali campeggiatori, gente con i kayak e atri sbarcati dopo i festini dalle navi, sono già andati via e non vengono mai controllati da nessuno. Poi dopo le 18, senza guide, è l'anarchia. Non ci sono cartelli e soprattutto mancano i campi boe presidiati, quelli con disco orario, che possano regolare il tutto”.

Per Carcangiu, così come hanno già denunciato altri ambientalisti, l’impatto più evidente del far west e la presa d’assalto delle navi ad agosto è quello sul decoro e sulla Posidonia oceanica, pianta fondamentale per ossigeno, pesci, ecosistemi e anche contenimento dell'erosione costiera.

“Anche il colore dell’acqua, alla fine, con così tante imbarcazioni e uso di creme solari, sta cambiando. In quell'acqua continuano a finire sempre più ancore. La Posidonia quando attecchisce cresce di 1 cm all’anno: in un minuto con l’ancora la strappano e per ricrescere ci vorrà poi un sacco di tempo. In un Parco nazionale, al contrario, questa pianta dovrebbe essere super tutelata. Il problema è che in 180 chilometri di costa le misure di controllo sono insufficienti: in tanti anni io non ho mai visto, ad esempio, una multa per ancoraggio sulla Posidonia”.

Al contrario, nel tempo, Carangiu ha visto succedere di tutto sulle spiagge. “Ci sono persone educate, ma anche molte che ignorano i divieti, oppure che portano con il sup il cane dallo yacht alla spiaggia per fare i bisogni, chi ruba stelle marine e sabbia, chi stacca le patelle e colleziona conchiglie. Servono più controllori, più presidio costante", afferma.

Lo stesso ente parco, come ha detto la presidente Rossana Giudice, è preoccupato per gli effetti dell’overtourism e dei diportisti selvaggi, che sono “come cavallette” ha affermato la presidente.

Per evitare che “le cavallette” si trasformino in una piaga, chiosa Carangiu, la Sardegna avrebbe estremo bisogno “che aumentino le regole e che vengano fatte rispettare, soprattutto per chi arriva dal mare e, spesso, non ha nemmeno una vaga idea di come dovrebbe comportarsi”.

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