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“Inclusione, welfare e parità di genere per favorire le nascite”

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Vito Grassi, già vicepresidente di Confindustria: “Sono dieci anni che le aziende soffrono la denatalità”
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Entro il 2040 la popolazione in età lavorativa in Italia diminuirà di 5 milioni di persone, ma già oggi le imprese faticano a trovare quasi 2,5 milioni di profili, rileva Confindustria. Ecco perché la denatalità è al centro anche delle politiche industriali: nell’ottobre dell’anno scorso l’organizzazione imprenditoriale ha lanciato il documento “11,2 obiettivi per un futuro ancora da scrivere”, dove 11,2 non è un numero scelto a caso: corrisponde alla percentuale di under 14 della popolazione italiana al 2050. Nel Mezzogiorno l’allarme è ancora più alto, spiega Vito Grassi, amministratore delegato di Graded, azienda che sviluppa e gestisce impianti tecnologici e di produzione energia ad alta efficienza: "La contrazione demografica rischia di svuotare le aziende delle competenze più preziose, proprio mentre si affrontano la transizione energetica, ambientale e digitale".

Entro il 2040 la popolazione in età lavorativa in Italia diminuirà di 5 milioni di persone, ma già oggi le imprese faticano a trovare quasi 2,5 milioni di profili, rileva Confindustria. Ecco perché la denatalità è al centro anche delle politiche industriali: nell’ottobre dell’anno scorso l’organizzazione imprenditoriale ha lanciato il documento “11,2 obiettivi per un futuro ancora da scrivere”, dove 11,2 non è un numero scelto a caso: corrisponde alla percentuale di under 14 della popolazione italiana al 2050. Nel Mezzogiorno l’allarme è ancora più alto, spiega Vito Grassi, amministratore delegato di Graded, azienda che sviluppa e gestisce impianti tecnologici e di produzione energia ad alta efficienza: "La contrazione demografica rischia di svuotare le aziende delle competenze più preziose, proprio mentre si affrontano la transizione energetica, ambientale e digitale".

Da quanto tempo il calo dei giovani nel mercato del lavoro è diventato un problema?

"Almeno da una decina d’anni. Si spopolano le scuole, si alza l’età media dei lavoratori, con un conseguente calo della produttività".

Cosa possono fare le aziende per favorire la natalità?

"Mettiamo in campo politiche di welfare e per favorire l’inclusione lavorativa delle donne: gli effetti si vedono, ci sono molte più occupate che in passato, anche se molto ancora resta da fare. Abbiamo la certificazione di parità di genere che per noi non è un pezzo di carta, anche perché a chiederci strumenti e politiche di welfare sono gli stessi candidati con i quali entriamo in contatto. Anni fa sarebbe stato impensabile".

Quindi il welfare per il bilanciamento lavoro-vita privata fa parte anche delle politiche per attrarre i pochi giovani disponibili sul mercato del lavoro?

"Certo. Non basta pubblicare un annuncio di ricerca di lavoratori, e aspettare. Secondo la Svimez oltre un milione di persone ha lasciato il Mezzogiorno negli ultimi 20 anni: il 40% è under 35, e di questi la metà sono giovani laureati, un trasferimento di capitale umano che va a beneficio di altre economie, e impoverisce il territorio. Le politiche aziendali non hanno un impatto diretto sulla natalità, ma siamo impegnati a sostenere i lavoratori e le lavoratrici che scelgono di avere dei figli: garantiamo la massima flessibilità in entrata e uscita, offriamo permessi, consentiamo il lavoro da casa".

E a livello territoriale?

"Come imprese del territorio , in particolare nell’area di Bagnoli, stiamo lavorando alla costruzione di un ecosistema nuovo, con servizi comuni che vanno dagli asili nido alle scuole per l’infanzia. Un ecosistema che permetterà a tutti i nostri lavoratori di spendere una intera giornata nel verde, in ambienti innovativi e stimolanti, in un contesto attento anche agli spazi dedicati al tempo libero e alla migliore crescita dei figli. Il cantiere è già partito, l’inaugurazione è attesa dopo l’estate".

Alle lavoratrici madri vengono garantite le stesse opportunità di carriera?

"Sicuramente, e c’è anche la massima flessibilità nella partecipazione alla vita aziendale e ai corsi di formazione e specializzazione, diventati un requisito imprescindibile: i candidati con cui entriamo in contatto non cercano soltanto una busta paga pesante, ma anche un investimento costante sulla loro crescita".

Una opportunità per fare nascere al Sud i lavoratori di domani?

"Non possiamo pensare che chi nasce nel Mezzogiorno possa decidere di rimanerci solo come ripiego affettivo. Dobbiamo fare in modo che sia invece una scelta competitiva e di crescita, creare le condizioni per quel rilancio che il Sud aspetta da sempre. E che può rendere il territorio attrattivo anche per i talenti stranieri".

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