Niente libertà per il serial killer più famigerato della Svizzera
di Franco ZantonelliIl 31 ottobre del 1989 venne condannato all’ergastolo. Da allora, Michel Peiry – il peggior serial killer della storia criminale elvetica – ha chiesto la libertà condizionale dodici volte. Una libertà che gli è sempre stata rifiutata. L’ultima volta il 7 agosto scorso, quando il Tribunale Federale svizzero ha dichiarato che il rischio recidiva era troppo alto. Quando venne arrestato a Schangnau (nel Canton Berna) il primo maggio del 1987, sembrava che l’ex sottufficiale dell’esercito sarebbe rimasto per sempre nella sua cella. La vulgata corrente era che “avrebbero buttato via le chiavi”. E così è stato.
Peiry, oggi 67 enne, è noto nel Paese come “il sadico di Romont”, dal nome del suo villaggio d’origine. Il suo modus operandi ricordava quello del camionista statunitense Edmund Kemper, soprannominato “il killer delle studentesse” che, tra il 1972 e il 1973, torturò e uccise 8 giovani autostoppiste in California.
Ma Peiry se la prese con giovani ragazzi. Li caricava in auto, li rendeva inoffensivi, li ammanettava e poi li uccideva. Sovente dando fuoco ai loro corpi. Avrebbe colpito almeno 11 volte, ma i giovani da lui seviziati e uccisi potrebbero essere di più.
Il primo di una lunga serie
La prima vittima del “sadico di Romont” si chiamava Sylvestre. Il serial killer si trovava in Canada, era il primo settembre 1981. Ma Sylvestre non fu l’unico. Nei sei anni successivi precedenti l’arresto, Peiry uccise un’altra decina di volte tra Francia, Svizzera, Croazia e Italia, dove il 16 aprile 1987 in provincia di Como trovò come vittima un giovane francese.
Il 1986 e il 1987 furono gli anni in cui agì con maggiore frequenza, a conferma della tesi secondo cui, ad un certo punto, gli assassini seriali diventano sempre più imprudenti, moltiplicando il numero degli attacchi. Soltanto in quei 2 anni colpì ben sei volte.
Poi iniziò la corsa alla sua identificazione e al suo arresto. Era il 24 aprile 1987 quando, nei pressi di Losanna, un 16enne che aveva caricato in auto e sottoposto a innumerevoli sevizie, sopravvisse e fornì alla polizia elementi in grado di risalire al suo aggressore. Soltanto sei giorni dopo quell’ultima aggressione, Michel Peiry finì in manette.
L’arresto e la perizia psichiatrica
Gorgio Galusero, allora Commissario della Polizia Cantonale Ticinese, fu incaricato di interrogare il serial killer. Soltanto qualche mese prima, nell’agosto del 1986, si era macchiato dell’ennesimo crimine nel Cantone italofono. Galusero lo descrisse come “un uomo all’apparenza gentile ma capace di una crudeltà inaudita”. Una perizia psichiatrica accertò che la sua vita era stata condizionata da “un’omosessualità mai accettata”.
Il 31 ottobre del 1989 venne condannato all’ergastolo. Da allora, per ben 12 volte Michel Peiry ha chiesto la libertà condizionale, che gli è sempre stata rifiutata. L’ultima volta il 7 agosto, quando il Tribunale Federale ha riconosciuto che “Il sadico di Romont”, benché ormai anziano e con non pochi acciacchi di salute, presenta ancora un rischio di recidiva. Non solo. Una sua liberazione rischierebbe di provocare una rivolta dell’opinione pubblica.